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Tutte di seguito le recensioni 2008
Puppet&Music
Puppet&Music
Gorizia, Lubiana, Trieste
10 - 16 novembre 2008
Con gli spettacoli, gli incontri e i seminari che si sono tenuti a Gorizia, Trieste e Lubiana dal 10 al 16 Novembre si è completato il progetto Puppet&Music, ideato dal CTA di Gorizia e avviato l’anno scorso nell’ambito dell’AlpeAdria Puppet Festival 2007.
Un progetto di ricerca con al centro un Premio che ha coinvolto anche importanti istituzioni musicali e centri teatrali di Torino e Novara,chiamando artisti e studiosi a confrontarsi sul rapporto tra musica e puppet nel teatro contemporaneo e promuovendo nuove produzioni incentrate sulla ricerca di simultaneità e consonanza tra i due linguaggi artistici come era già successo nei due anni precedenti riguardo al rapporto tra il teatro di figura e Samuel Beckett.
Nel corso della manifestazione è stato presentato in prima assoluta lo spettacolo scelto da una giuria internazionale di esperti composta da critici, studiosi ed esperti (Mario Bianchi,Antonella Caruzzi, Alfonso Cipolla, Alberto Jona,Edi Majaron, Fernando Marchiori, John McCormick,Michele Sambin, Aldo Tarabella).Il Premio ha visto la partecipazione di 26 progetti, alcuni dei quali provenienti dall’estero (Slovenia, Austria)o che ha coinvolto compagnie di altre realtà europee (Polonia, Spagna) in rapporti di collaborazione con artisti italiani. La giuria internazionale, ha dapprima individuato una rosa di cinque finalisti, decretando poi come vincitore del concorso Puppet&Music :La leggenda di Coniglio volante di Gigio Brunello, Alberto De Bastiani, Salvador Puche
Durante Puppet&Music si sono importanti workshop, tra gli altri con Nevil Trenter che in un MasterClass ha davanti ad un folto pubblico insegnato a quattro aspiranti cantanti attori l'arte del canto affidata ai pupazzi e Tam Teatromusica che ha presentato un saggio di grande risalto . I laboratori erano parte integrante del progetto e straordinaria occasione di formazione e aggiornamento professionale per quanti - attori, manipolatori, cantanti, tecnici,ombristi ecc. - sono interessati ad approfondire specifiche tecniche riconducibili al mondo del puppet o con esso in dialogo,ma sempre all’insegna dell’ascolto reciproco tra le due forme espressive della musica e delle figure. Il progetto era a cura di Antonella Caruzzi, Fernando Marchiori, Roberto Piaggio in collaborazione con Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare (Grugliasco – Torino)ISSM “Conserva torio Guido Cantelli” (Novara)Incanti Rassegna Internazionale di Teatro di Figura (Torino) Lutk ovno Gledališc?e LjubljanaBonawentura/Teatro Miela (Trieste)
All'interno della manifestazione si sono tenuti diversi convegni moderati dal critico Fernando Marchiori ,” La musica e il teatro di figura” con relazioni e comunicazioni di Gigio Brunello, Antonella Caruzzi,Claudio Cinelli, Alfonso Cipolla, Stefano Giunchi, Alessandro Libertini,John McCormick, Véronique Nah Edi Majaron, Fernando Marchiori,Stephen Mottram, Michele Sambin, Luca Scarlini “Luce Ombra Musica Figura” con Cristina Grazioli, Fernando Marchiori, John McCormick, Michele Sambin, “Per non perdere i fili, La memoria di Podrecca nel cinquantenario della morte”con interventi di Alfonso Cipolla, Alberto Jona, Edi Majaron, John McCormick, Roberto Piaggio con immagini ed un concerto. Molto interessante anche la mostra “Tam Teatromusica, 1980-2008,Un teatro da sfogliare, ascoltare, guardare da vicino, confrontare nel tempo, scoprire inedito.”Allestita negli spazi di Palazzo Attems la mostra è un percorso tra i lavori creati tra il 1980 e il 1986 e tra il 2001 e il 2007 dalla compagnia padovana,un percorso affidato ad una vera e propria partitura di suoni,disegni ed immagini che si snodava attraverso diverse stanze dando perfettamente l'idea dell'originalità del teatro del TAM. Per il rapporto con le scuole poi sono stati offerti al pubblico prima degli spettacoli i risultati performativi legati a due progetti dedicati a Cage e Ligeti Gli studenti infatti hanno partecipato a un laboratorio di musica aleatoria ispirato alle tecniche compositive di Cage e alla costruzione di scatole animate ispirate al concerto per metronomi di Ligeti
Molti gli spettacoli presentati durante la manifestazione sono già stati recensiti da Eolo come “ Fuori dalla Norma “di Claudio Cinelli, “Puppet Parade” di Roggero Rizzi & Scala, “Aida” di Controluce,”Cenerentola all'Opera “del CTA, “Tutto è vivo” del TAM o il meraviglioso “The Seed Carriers” di Stephen Mottram. Abbiamo però potuto vedere due nuove produzioni di spicco del teatro di figura italiano: La leggenda di ConiglioVolante di Gigio Brunello, Alberto De Bastiani, Salvador Puche[Italia / Spagna] su testo e regia di Gigio Brunello e” Obraztsov ,tema e variazioni” della Compagnia Piccoli Principi.
“La leggenda del coniglio Volante”è un nuovo splendido tassello del percorso di Gigio Brunello per un teatro di burattini slegato dagli stereotipi,un teatro quindi dove l'umanità entra prepotentemente nella materia inerte di cui sono fatti i protagonisti per creare una drammaturgia viva e palpitante. Poche parole si scambiano i burattini, è solo la voce del nipote di Coniglio volante, Ginetto che rievoca da dietro una finestra le avventure del Nonno , narra di come il nostro artista del circo nazionale d’Ungheria, campione di permanenza in volo, sia stato sparato in cielo tornando poco dopo sulla terra confuso tra fiocchi di neve.
La storia è ambientata in un circo ma non è il solito circo dei burattini Come spesso succede negli spettacoli di Brunello qui messo in scena validamente da Alberto De Bastiani, Salvador Puche, i burattini vivono e soffrono tra orsi scappati,amori impossibili e nevicate estive in un clima surreale di piacevole incanto.
Convincente anche la nuova creazione de “I Piccoli Principi”.Lo spettacolo è un dichiarato e affettuoso omaggio al grande marionettista russo Sergej Obraztzov. Vero e proprio spettacolo da camera “Obraztsov Tema e variazioni “ dove Alessandro Libertini e Veronique Nah aspettano gli spettatori all'ingresso della sala, è costituito da cinque numeri musicali: “romanze per burattini”, come amava chiamarle Obraztsov. Ogni numero è accompagnato al pianoforte da Veronique che canta e suona piacevolmente ,si va da Senza fine di Paoli a Album for the young n° 39 di Robert Schumann passando per il celebre Bésame mucho di Consuelo Velazquez ,mentre Libertini Obraztzov muove burattini a guanto, a bastone, semplici mani nude, da dietro un paravento in un susseguirsi di immagini.
Tutto è misurato e di intima e partecipata comprensione con il ritratto di Obraztov che guarda il tutto, sornione, dall'alto senz'altro contento di ciò che sta gustando. Come nei celebri spettacoli di Obraztsov, la musica dal vivo non ha funzione di accompagnamento ma di vero e proprio testo.Spesso i numeri sono accompagnati da brevi note di scena.che ne raccontano la genesi, ma anche suggerendo qualche inattesa chiave interpretativa, secondo gli insegnamenti del maestro moscovita di cui si sente la voce.
MARIO BIANCHI
DIECI MOMENTI IMPORTANTI DEL CONVEGNO "Puppet&Music"
Fra Gorizia, Lubiana e Trieste dal 10 al 16 novembre si sono svolti molti eventi, due laboratori, una masterclass, una conferenza con ascolti musicali dal vivo, un concerto, sette spettacoli e un convegno di ricercatori e professionisti del teatro, della musica e del teatro di figura. In sette giorni fitti di appuntamenti e di spunti di riflessione per il pubblico, per gli studenti delle varie discipline reduci dai laboratori e dalle masterclass, e per gli addetti ai lavori, alcuni momenti salienti ci hanno colpito in modo particolare.
John McCormick, docente e ricercatore irlandese di teatro di figura, e puppeteer per vocazione, parallelamente al suo intervento sulla dimensione storica del rapporto fra musica e teatro di figura ha proposto un'interessante ricostruzione di manipolazione di marionetta inglese di spettacolo di varietà del 1870 circa, "Il Cinese con i campanelli", restaurata in ogni dettaglio del costume originale da Mrs Clauda McCormick. Un momento di vero teatro, all'interno di un vero convegno: per ricordare che dall'anatomia della marionetta, e dalla partitura composta per lei, nasce l'universo concreto delle sue possibilità di movimento e della poetica della sua espressività, in riferimento a un contesto storico e sociale ben definito. Non a caso, ha sottolineato il Professor McCormick, nella Londra del 2008, nel contesto di un'esecuzione filologica di elementi del repertorio ottocentesco, riproporre il numero del "Cinese con i campanelli" e il numero dell'"Irlandese danzante un ruolo comico" ha paradossalmente suscitato meno problemi organizzativi rispetto al numero dell'"Orchestra di colore"...
Steven Mottram, performer, artigiano, marionettista e puppeteer inglese, ci ha ricordato nel corso del convegno che fra la partitura musicale e l'azione scenica, non necessariamente coincidenti per tensione, ritmo ed intenzione, si crea uno spazio dinamico cui è bene prestare grande attenzione, poiché ne possono scaturire improvvisi lampi di intuizione poetica che riverberano una luce nuova su quanto a noi già noto, e talora anche fanno balenare qualche scorcio di quei mondi "altri", remoti, profondissimi, e misteriosi, per amore e al servizio dei quali nasce e vive il miglior teatro. Con il suo spettacolo storico, "The Seed Carriers", l'artista ha porto in serata un'eccellente occasione di verificare l'infinita portata dei paesaggi che si aprono quando il Teatro è presente e il pubblico non si lascia distrarre dal sacchetto di caramelle del vicino.
Edi Majaron e Claudio Cinelli, artisti di lungo corso e provata intelligenza della res teatrale, ci hanno fatto riflettere sull'immenso patrimonio di creazioni del teatro di figura, e sulla necessità di preservarne traccia fertile e concreta per nutrire la necessaria riflessione sull'evoluzione della grande avventura della creazione teatrale, poiché ogni elemento è già presente fin dai tempi più antichi, ma ritorna, riappare, e viene rielaborato, in funzione del momento individuale e storico in cui viene realizzato un nuovo lavoro.
La Compagnia Roggero Rizzi e Scala, in "Puppet Parade", studio dalla loro prossima creazione, ha evocato le origini del rituale del Teatro, con il miracolo della visione primordiale del fuoco che si sprigiona, violento e inatteso, come un vortice nell'oscurità, con un breve sbuffo di fumo come un drago che si divincola e si dilegua in un istante. In un secondo, uno scorcio di eternità, ricordandoci che "ogni fuoco è il fuoco", come scrisse Julio Cortàzar. Altro che lingue di stoffa agitate da un ventilatore!
Inattesa, agile "Cenerentola all'Opera" del CTA: in una sartoria teatrale, fra rocchetti matasse scampoli e manichini un'interprete dalle abili mani ci ha guidati attraverso le avventure della Cenerentola di Rossini. In pochi istanti, per la magia dell'ottimo mestiere, un tavolo spoglio diventa una sontuosa sala da ballo, e il godibilissimo intrigo si fa visibile labirinto di nastri. Il maestro di Pesaro avrebbe apprezzato.
Neville Tranter, artista del teatro di figura artefice di splendide messe in scena di opere liriche, ha iniziato i giovani cantanti del suo corso e delle sue masterclass alla meravigliosa scoperta della libertà della voce che si produce quando il corpo perde l'eccesso di tensione investendosi fisicamente nel gioco teatrale. Nel caso specifico, il lavoro di Tranter verte sulla manipolazione dei pupazzi in sincronia con il testo e il canto (le celebri mani e teste animate dello Stuffed Puppet Theatre): teatro nel teatro, musica visiva, comicità volontaria e involontaria del gesto e liricità dell'intenzione poetica. L'interprete si affranca dalle convenzioni inutili e diventa padrone del proprio personaggio; e ancor meglio, a quattro mani con il maestro la voce si libera dalle pastoie, e si lib(e)ra molto al disopra dei limiti imposti dalla postura convenzionale e dall'ansia da palcoscenico. Al disgelo dell'intenzione, e della spontaneità, il mestiere vocale sboccia in giardini inattesi, per la gioia del pubblico e degli stessi interpreti. Bravissimi nel lanciarsi in territorio sconosciuto con grande fiducia nell'insegnante i giovani cantanti lirici del conservatorio Guido Cantelli di Novara, allievi di Alfonso Cipolla, reduci da ben due masterclass con Tranter, e i partecipanti goriziani, che hanno saputo cimentarsi brillantemente anche con proposte etniche di genere come il Canto del Pescespada di Domenico Modugno e splendidi temi brasiliani. Nessun genere è escluso da questo tipo di avventura musicale. Compiti a casa? Partito il maestro, ritrovare e coltivare quella meravigliosa sensazione di libertà e di piacere all'interno della disciplina quotidiana, ognuno a modo proprio, seguendo la propria natura e sensibilità.
Luca Scarlini, scrittore, narratore, conferenziere vulcanico, ha dimostrato che una serissima conferenza sul "Canto del motore-le macchine sonore", con tanto di ascolti di brani musicali scelti e commentati con arguta e minuziosa cura del dettaglio storico può essere, in condizioni di necessità, compattata in otto appassionanti minuti (cronometrati) di indimenticabile efficacia. Per finire con un'accorta e ahinoi profetica citazione di Giacinto Scelsi, che nel lontano 1930 scrisse in "Rotative": "Non si tratta solo di dimenticarsi di noi stessi (...). La mistica è una via di fuga (...). Le macchine sono attorno a noi, e bisogna tenerne conto."
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Il maestro Sylvano Bussotti, compositore e uomo di teatro, (accompagnato da Luca Scarlini, narratore/evocatore d'eccezione) ci ha permesso di ripercorrere le tappe di una vita artistica (la sua) intensissima, divertente e divertita, di cui han fatto parte anche uno spettacolo di teatro di figura, L'Arlechin Batoceria, e un grazioso teatro di burattini creato ad hoc, complice una madre molto comprensiva ed eccellente sarta. Ricorderemo sempre la coppia di gatti, il piagnucoloso Tumistufi e il bugiardo Tuminganni (in realtà un unico burattino bifronte, come ogni gatto che si rispetti), e la divina Wanda Osiris con il suo fantastico guardaroba. Ringraziamo il maestro Bussotti, insuperabile in duetto con Luca Scarlini, e gli auguriamo cento e più anni da leone.
Il minuscolo Coniglio Ginetto, figlio adottivo di Arlecchino e nipotino di Coniglio Volante, principe del Grande Circo e protagonista dell'ultima surreale creazione di Gigio Brunello, Alberto De Bastiani e Salvador Puche Esteban (progetto vincitore del premio "Puppet and Music 2008"), ci ha ricordato alla fine delle sua ultima mirabolante avventura insieme alla carota traditrice, all'orso bianco in fuga, al domatore Tibor, al pagliaccio coraggioso e alla bella trapezista che "La vita passa presto e la scena è breve, goditela finchè c'è la neve"... Gigio Brunello nel corso del convegno ha condiviso il suo punto di vista come attore, autore, drammaturgo e burattinaio attivo dal 1978: "Fare teatro è più importante che non fare i burattini. (...) Mi piace partire da un forte impedimento. Mi piace porre dei limiti forti ai burattini, per vedere poi come se la cavano, loro... (...) La drammaturgia prima di tutto. (...) Ho scoperto che il lavoro crolla dove il burattino si perde; e si perde quando non è impegnato a essere sé stesso... La cosa straordinaria dei burattini è che ti consentono di mandare avanti loro."
La Compagnia Piccoli Principi di Alessandro Libertini e Véronique Nah ci ha ricondotti al testo fondamentale del grande maestro russo Sergej Obraztsov, "Il mestiere del burattinaio", che tutti dovremmo rileggere e di cui tutti dobbiamo ricordare una frase fondamentale, giustamente inserita nel cuore del loro spettacolo "Obraztsov: tema e variazioni": "Il lavoro d'attore (il teatro) è solido quando è valido non solo per gli accademici e per addetti ai lavori, ma anche per chiunque altro".
EUGENIA PRALORAN
ZONA FRANCA 2008
Edizione assai contraddittoria di “Zona Franca”quella di quest'anno che se da una parte, tranne qualche significativo bagliore, ha messo in luce tutte le difficoltà che sta vivendo il teatro ragazzi,forse non solo italiano, dall'altra, ha posto invece basi luminose per il futuro, data la grande qualità di quasi tutti i progetti che il Premio Scenario Infanzia ha presentato nella finale del 5,dove ha vinto “Il paese di Stelle e di sorrisi”del gruppo Mosika di S.Lazzaro di Savena, formato da due attrici della Repubblica democratica del Congo.
Significativa tra l'altro, a parte lo spettacolo già recensito delle Briciole “I Saputoni”,la mancanza di spettacoli per i bambini più piccoli, nonostante l'interesse e la ricerca che Alessandra Belledi e Flavia Armenzoni hanno condotto in prospettiva del Festival.
Comunque qualche cosa di positivo, anche al di là degli spettacoli , si è visto e cercheremo di darne conto a cominciare da “Scrooge”il nuovo progetto cooproduttivo del Teatro delle Briciole e Gioco Vita che ,dopo l'esperienza non del tutto convincente di “Alice”, hanno narrato con grande efficacia spettacolare attraverso il loro rispettivo specifico teatrale, attori ed ombre ,il famoso racconto di Charles Dickens “Canto di Natale”aiutati dalle musiche e dalle canzoni di Alessandro Nidi.
Creazione Kolossal ,diremo, per tutti, con quattro attori,Gino Paccagnella,Candida Neri,Michele Radice e Giuseppe Fraccaro che si alternano nelle varie parti,recitando e cantando, maneggiando anche le ombre e diventando spesso anche loro ombre in uno spettacolo come c'era da aspettarsi, dato l'argomento, spesso cupo e dagli intendimenti morali espliciti, dovendo accompagnare ovviamente,passo per passo, in un 'atmosfera dal sapore” gotico “la redenzione del protagonista verso il bene.
Tutto è condotto con perizia e suggestione, a tratti forse un poco fredda, ma tutte le regole del grande spettacolo sono pienamente rispettate e l'atmosfera cupa si dissolve efficacemente in un luminoso finale a più voci,come del resto conviene in una opera musicale.La ballata per attori e ombre vede insieme nella progettazione Bruno Stori Fabrizio Montecchi e Alessandro Nidi.
Di divertente e studiatissimo spessore “Sandokan o la fine dell'avventura” dei Sacchi di Sabbia esilarante messa in scena per attori e verdura de “Le Tigri di Mompracen”in cui cinque attori “rileggono “,interpretandolo con studiata noncuranza, il famoso romanzo di Salgari su un tavolo da cucina attraverso un meccanismo perfetto in cui la verdura non è solo divertente accompagnamento ma protagonista significante. Lo spettacolo dunque gustoso in tutti i sensi è stato giustamente ricompensato dal favore del pubblico
Ha invece diviso molto il pubblico presente a Zona Franca “Him”uno dei tasselli che compongono il progetto di otto spettacoli che Fanny & Alexander sta costruendo sul Mago di Oz e di cui abbiamo già reso conto a Dro. Qui in “Him” Marco Cavalcoli, con una performance di straordinario valore, doppia in diretta il famoso film di Fleming riproducendo tutte le voci dei personaggi,i rumori e le canzoni, camuffato da Hitler come in una famosa scultura di Cattelan.Il parallelismo tra il dittatore e il Mago di Oz accompagna lo spettacolo dandogli uno spessore volutamente straniante.
Teatro a Pedali in collaborazione con Elsinor ha proposto a Zona Franca una curiosa rivisitazione del famoso "Diario" di Anna Frank che cerca di riportare sul palcoscenico in modo apparentemente confuso la narrazione sbocconcellata del libro con una messa in scena che mescola considerazioni della protagonista, cenni storici,appunti e musiche.
Il tutto, nel medesimo tempo ambientato in uno spazio riempito da casse bauli e catafalchi che rimanda sia all'appartamento di Anna sia a quello della compagnia di attori musicisti che realizzano lo spettacolo.
"Anne Frank,preludio,corale e fuga" ha il merito di levare con garbo e intelligenza tutta la retorica che il testo suggerisce per riportarlo in modo attuale al pubblico dei ragazzi. Il progetto è ambizioso ma si scontra spesso con un eccessivo affastellamento di intenzioni e gioverebbe al tutto forse un occhio esterno anche se lo spettacolo è coraggioso e non è poco per una giovane compagnia
Dopo il successo de “La storia del gallo Sebastiano” Serra Teatro con l'aiuto ancora di Marcello Chiarenza si misura questa volta con un classico inglese “Jekyll &Hyde” di Stevenson. Nella scena deserta dove troneggia un clavicembalo si muovono tra narrazione e rappresentazione i personaggiinterpretati con misura da Paola Baldarelli,Pier Paolo Paolizzi e Lucia Pucchler. Lo spettacolo si sviluppa attraverso cambi di inquadratura che si riverberano non solo nello spazio scenico ma anche nella narrazione ed è solo alla fine , con la ricomposizione di tutti i tasselli, che il teatro prende forma con lo svelamento del mistero.Tutto è misurato, non concedendo niente al mero “spettacolo”.Scelta sì rigorosa ma che a volte forse penalizza le aspettative emozionali dello spettatore. La musica di Cialdo Cappelli gioca un ruolo centrale. Essa accompagna l’azione e manifesta la presenza di Hyde nello svolgersi degli eventi.
A Zona Franca nella sezione "Preamboli" sono stati presentati anche frammenti delle nuove creazioni di Rodisio,Catalano e Teatro Necessario.
Momento estremamente importante ed emozionante del Festival è stata la presentazione da parte di Fabrizio Cassanelli de" La Città del Teatro" di Cascina del progettoCuore Buio . Durante l'incontro è stata proposta la visione del Film documentario “Kidogo’’ un bambino-soldato” realizzato dal giornalista Giuseppe Carrisi che lo ha anche presentato.L'opera ripercorre la storia di un bambino-soldato intrecciata con quella di altri bambini e bambine che vivono lo stesso dramma in vari Paesi africani.Cuore Buio il nuovo spettacolo in preparazione di Francesco Niccolini e Fabrizio Cassanelli è infatti nato grazie ai racconti e l’esperienza di Jean-Baptiste Onama ex bambino soldato, oggi docente di europrogettazione all'Università di Padova
Nello stessa circostanza sarà lanciata una iniziativa per il riscatto dei bambini soldato e la realizzazione di una rete di teatri e luoghi di cultura finalizzata a iniziative Nazionali e Internazionali contro ogni forma di sfruttamento dell’infanzia.
Altro momento importante del Festival è stata la presentazione del progetto “La compagnia dei bambini “che ha già avuto un assaggio quest'anno a Spoleto.Infatti all'interno del Teatro delle Briciole nascerà una nuova compagnia, la Compagnia dei bambini appunto guidata da Letizia Quintavalla.Saranno proprio i bambini i protagonisti delle creazioni e dei progetti di questa curiosa compagine che intende rinnovare il vocabolario, le intenzioni poetiche, i temi e il linguaggio del teatro a cominciare da un rovesciamento del rapporto tra scena e spettatori, perché le creazioni realizzate dai giovanissimi attori della nu ova compagnia si rivolgeranno agli adulti. Come si vede molte cose bollono in pentola e al di là di tutto ci fanno ben sperare nel futuro.
MARIO BIANCHI
Seule dans ma peau d’ane - testo e regia di Estelle Savasta - Compagnie Hippolite a mal au coeur, Théatre 71, Scène National de Malakoff, Le Créa Kingdersheim et Arcadi - (Francia)
Lo spettacolo rielabora l’omonima fiaba perraultiana (Pelle d’asino) intesa come metafora del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in un itinerario di formazione. La pelle d’asino”rifugio e prigione” a un tempo, è l’elemento di rito di passaggio che introduce alla maturità e alla conquista dell’amore. La prima parte dello spettacolo affascina per la limpida poesia che pervade parole e immagini: i regali genitori, così come l’asino del titolo, sono rappresentati solo dai loro abiti fluttuanti che piovono dall’alto. L’universo sonoro è costituito dal mormorio di un violoncello e da filastrocche ripetute come un mantra. La morte della regina madre, che ha come contrappunto i gesti ansiosi della bambina che lava estende i panni, raggiunge un pathos che non si trova di frequente sulla scena del Teatro/Ragazzi. Ma via via che procede, lo spettacolo purtroppo perde d’intensità: le parole diventano eccessive e diffondono sulla scena una patina di letterarietà. Le iterazioni troppo insistite finiscono per diventare stucchevoli. Peccato, dopo un inizio così prezioso.
Giorgio e il drago, coreografia e concezione scenica di Simona Bucci, Compagnia Simona Bucci, La Corte Ospitale, Rubiera.
Che ne è della suggestiva Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, dove sono finiti l’incanto e il mistero che provengono dalle profondità di un mondo mitico? Difficile rintracciarli in questo lavoro di teatro-danza che riduce la potente metafora del rapporto tra il bene e il male ( che è il cuore della storia) a un modesto divertissement privo di spessore. Non migliora la situazione il gioco di parole sui nomi dei personaggi (Andro/Meda e Pe/Gaso), men che meno il ricorso al coinvolgimento della platea infantile, forse ritenuto un dispositivo peculiare del teatro/Ragazzi, che risulta invece in questo caso privo di qualsiasi efficacia.
Kali Yuga - di Antonio Calone e Nicola Lieta - Libera Scena Ensemble/Punta Corsara
Ricordate Tanikò, lo spettacolo che vinse nel 2006 il premio Scenario Infanzia? Torna ora il gruppo che lo propose con un nuovo spettacolo. Nel quale si ritrova la contagiosa energia che lo contraddistingue, insieme alla generosità nel prodigarsi sulla scena in un turbinio di movimenti, di gags, di lazzi di inconfondibile sapore partenopeo. Anche stavolta al centro dello spettacolo c’è un tema etico: il conflitto tra bene e male, sondato attraverso molteplici attività di laboratorio condotte anche nel disastrato quartiere di Scampia. La vicenda, ambientata in un’India da fiaba , è quella di un piccolo demone che ha un grande difetto: non riesce in nessun modo a essere cattivo, come il suo ruolo comporterebbe. Al contrario, si prodiga per distribuire a piene mani affetto e bontà. Il padre, un potente demone divenuto re della terra, ne è disgustato e afflitto: perciò fa ricorso a un’ultima risorsa, quella di iscrivere il figlio divergente a una “scuola per diventare cattivi”. Ed è a questo punto che lo spettacolo mostra alcune debolezze: deborda, esagera nel macchiettiamo, diventa eccessivo. Il concetto di male finisce per coincidere esclusivamente con il bullismo in situazione scolastica. E invece il tema meriterebbe un approfondimento più meditato. A Zona Franca, lo spettacolo era alla sua prima nazionale: il che fa sperare che il rodaggio delle repliche possa consentire una potatura dell’esuberanza di troppo, senza mortificarne la sostanziale vitalità.
Visioni …di incantesimi, peripezie, fiabe- di Febo del Zozzo e Bruna Gambarelli - Laminarie ( Bologna)
Come si può desumere dal titolo, non di un plot unitario si tratta, ma di un collage di scene appartenenti ad alcuni spettacoli precedenti: qui convocate (le scene) come biglietto da visita di una Compagnia, attiva sia sul versante del teatro di ricerca, sia su quello delle produzioni per pubblico infantile. Nell’ambito del Festival, Laminarie ha presentato infatti anche un libro, (Tragedia e fiaba/Il teatro di Laminarie 1996/2008, a cura di B. Gambarelli e C.Meldolesi, Titivillus Editore), che descrive il suo percorso artistico e le sue poetiche). Le “schegge” (da “Alice nel paese delle meraviglie”,”Jack e il fagiolo magico”, “Storia senza nome” e “l’Iliade”) presentate in “Visioni” costituiscono dunque frammenti di un discorso che richiede di essere compiuto altrove: ma sono comunque godibili di per sé, in quanto tracce attraenti di un percorso che ha due guide d’eccezione: Agnese e Sofia, quattro e cinque anni, figlie degli autori dello spettacolo, che si muovono con naturalezza e inimitabile grazia nei territori del ludico e del fiabesco.
La quinta stagione di Mario Bianchi - adattamento e regia di Roberto Abbiati - I Teatrini e Teatro Città Murata
Una bottega di orologiaio, una vecchia bottega ingombra di cianfrusaglie di tutti i tipi, di vecchie fotografie, di sveglie di ogni foggia e dimensione. Una specie di antro magico foderato di ticchettii pulsanti come il battito d’un cuore, un luogo delle meraviglie da cui nascono le storie. Il tema di quella che verrà narrata nello spettacolo è suggerito dagli oggetti che riempiono gli scaffali: nulla, forse, è collegato all’idea della morte come l’orologio, misuratore del tempo. Si parlerà dunque della morte, questo argomento tabù nel Teatro/Ragazzi. E non solo. Il tema affiorerà poco per volta, facendosi strada tra i battibecchi di Stefano l’orologiaio e Efisio, il suo garzone di bottega un po’ scimunito; tra i ricordi di un’infanzia lontana che ha avuto come protagonisti lo stesso Stefano bambino e il suo amico Giuseppe, ora prossimo a morire. Per cercare di salvarlo, il bambino intraprende un viaggio avventuroso e pieno di pericoli alla ricerca della Grande Madre Nera che detiene il potere sul destino di tutte le creature. Affronta pesci mostruosi e pirati ferocissimi. Ma la sua ricerca è inutile: come un orologio che ha esaurito la sua carica, la vita di Giuseppe è arrivata alla fine. Bisogna saper accettare senza ribellarsi ciò che è nell’ordine naturale delle cose e riguarda tutti gli esseri viventi. L’amaro messaggio arriva con pacatezza e si inserisce in un clima nient’affatto funereo, ravvivato anzi dalle gags esilaranti dei due personaggi, Stefano Bresciani e Marco Continanza., che la regia indirizza costantemente su un registro di comicità e leggerezza. Ed è importante che lo spettacolo si chiuda con un video che suggerisce il valore della memoria: ecco, l’amico che muore sopravviverà nel ricordo.del bambino anche quando diverrà adulto.
MAFRA GAGLIARDI
INCANTI
Dal 30 Settembre al 9 ottobre, organizzato dalla Compagnia Controluce, si è svolto a Torino Il festival “Incanti” giunto alla sua quindicesima edizione, quest'anno dedicato al rapporto fra Teatro di Figura e Opera. Ombre, marionette, Il Festival ha proposto una rosa di spettacoli che, attraverso stili e forme assai eterogenee - dalle marionette a tavolo e a filo, alle ombre e ai pupazzi – si sono accostate al tema Opera e Teatro di Figura in modi assai diversi tra loro.La programmazione è stata ricca di prime rappresentazioni italiane e prime assolute con Compagnie provenienti da tutta Europa e dall'Oriente: quest’anno protagonisti sono stati l'Iran, la Cina, la Grecia, la Germania, l'Austria, la Spagna, il Belgio, l'Olanda e l'Italia. Incanti dunque è stata un'occasione, sempre più difficile in Italia,per vedere da vicino il meglio di ciò che accade nel mondo in questo ambito.
Martedì 30 settembre, il festival è iniziato con una prima assoluta al Teatro Gobetti dei padroni di casa di Controluce Teatro d'Ombre che, dopo “Didone e Enea” e “Canto a Orfeo,”ha continuato la propria originale ricerca sul teatro d’opera con” Aida “, una lettura intimista dell'opera di Verdi, che parte dalla vicenda dei protagonisti Aida Amneris Radames Amonasro, divisi perennemente fra doveri e affetti in un turbinio di emozioni che tendono sempre a contraddirsi nella loro anima. E' per questa ragione che nelle intenzioni di Cora De Maria Alberto Jona Jenaro Melendrez Chas, ben esplicitate sulla scena, l'uso delle ombre consente di indagare meglio, amplificandoli , i vari piani del dramma vissuto dai personaggi e, nello stesso tempo, è il mezzo ideale per immettere sulla scena l’immaginario egizio ottocentesco. La riduzione musicale, eseguita dal vivo da un piccolo ensemble strumentale, realizzata dal compositore Alberto Colla, è una partitura fedele al testo di Verdi e accompagna nella prima parte il disegno dei personaggi e nella seconda soprattutto l'evolversi della storia. Il racconto di Aida è anche accompagnato da tre danzatori Paola Bianchi Enrica Brizzi e Raphael Bianco che coreografano il loro stare in scena con le emozioni via via via scandite dalla musica verdiana. Come si vede spettacolo complesso, raffinato e di indubbio fascino, a cui però forse nuoce una eccessiva ridondanza di segni che in alcuni momenti può anche disorientare il pubblico soprattutto nella prima parte ma che si pone coerentemente nel percorso del gruppo torinese.
L'opera raccontata con il teatro di figura , e ancora una di Verdi , ritorna con l'Aran Puppet Thater Group, la più importante compagnia di teatro di figura in Iran ,che ha proposto la prima europea del Macbeth di Verdi con marionette a filo. 25 animatori, la maggior parte donne ,diretti da Behrooz Gharibpour mettono in scene Macbeth, a torto ritenuta opera minore del compositore di Busseto, capolavoro assoluto invece, scritto nel sangue,nel ferro e nel fuoco. E la messa in scena va infatti in questa direzione accompagnando la musica anche con suoni fuori scena che immettono l'opera nella temperie giusta, dove il destino sempre in agguato,tra atmosfere cupe compie le sue mosse.Decine di marionette, cavalli,cavalieri,streghe e regnanti si muovono in un'atmosfera da incubo perfettamente resa in miniatura dall'Aran Puppet Thater Group in uno spettacolo che rimane unico nel suo genere e ci notifica come il melodramma sia un linguaggio che supera ogni barriera di tipo culturale.
In ambiti diversi contressegnati dalla parodia si muove invece “Opera bestiale” musicata da Aldo Tarabella su libretto di Antonella Caruzzi e messa in scena della Compagnia Sperimentale Opera Bazar .Qui i protagonisti sono pupazzi animali, disegnati da Altan, ognuno dei quali stretto indissolubilmente al proprio cantante animatore che ci conducono verso il mondo dell’opera lirica, dove il Gallo tenore, la Gallina regina della notte, l’Oca del Cairo,il Tacchino e il Maiale Pasquale danno vita ad un gioco musicale spesso gustoso a volte divertente anche se in definitiva non del tutto riuscito. La vicenda rimanda liberamente al Barbiere di Siviglia ma contiene anche diverse esplicite citazioni da altre opere e nella partitura musicale e testuale immette molti luoghi comuni e vezzi del melodramma , prendendoli in giro, esaltandone per altro gli umori e le specificità. Tutto è studiato in modo preciso e accattivante ma alla fine il risultato ci pare non è del tutto confacente alle aspettative a cominciare dalla scenografia che si apre su un teatro all'italiana sì intrigante, ma che spesso schiaccia i personaggi impedendone i giusti momenti liberatori, in più anche l'inventiva musicale spesso è troppo ingabbiata e solo in alcuni momenti, i più lirici, spicca il volo facendoci solo allora gustare tutta l'epopea dell'opera buffa.
La musica di Mozart è invece protagonista de El cielo de Mozart dello spagnolo Microcosmos Teatre. Lo spettacolo si apre suo letto di morte di Mozart . Quasi ad esorcizzarne la paura della dipartita del divino Wolfy ,i due animatori cantanti danno vita ai pupazzi ricostruendo le fasi più importanti della vita del compositore salisburghese.La genericità della messa in scena, agita su un grande letto, viene supplita da Julia Mora e Arnau Vinos i Elias con la padronanza dei mezzi espressivi del canto e della manipolazione Le serate si susseguono indagando il delicato e profondo legame fra musica e Teatro di Figura con due produzioni italiane molto diverse tra loro. “Parade “della Compagnia Roggero Rizzi e Scala, spettacolo segnalato al concorso Music&Puppet promosso dal CTA di Gorizia , intende riprendere una esperienza storica d’avanguardia:“ Parade “di Picasso-Cocteau-Satie-Depero-Massine-Diaghilev. In forma di studio ,la compagnia, seguita come sempre dall'occhio paterno di Walter Broggini , si è gettata meritoriamente in terreni a lei sconosciuti, limitandosi a Torino a reinventare con gusto e abilità un unico numero di sapore cinese in un contesto circense.Vedremo gli sviluppi. Pleura della compagnia italiana Sineglossa, uno delle più promettenti gruppi della ricerca italiana, si misura invece sulla figura di Salomè. “Salomè quasi un fantasma , mai nominata, Salomè è un soggetto inesistente che ognuno riempie da sempre dei significati che vuole, di lei si può tutto immaginare. Tutto o quasi: quello che si vede accade su una superficie, che è allo stesso tempo schermo da proiezione e da protezione. “Su questo assunto si muove uno spettacolo alquanto generico spesso pretestuoso che però mette in campo diverse abilità che senz'altro meriterebbero e meriteranno un diverso risultato espressivo. Interessante infine la performance della compagnia greca di Athos Danellis, che ha fatto conoscere al pubblico di Incanti la tradizionale figura del Karaghiozis,l'eroe de teatro d’ombre tradizionale greco e che conduce inoltre il Workshop di Teatro d’Ombre durante il corso della manifestazione.
MARIO BIANCHI
Serata in onore di Claudio Cinelli domenica 5 ottobre al Teatro Vittoria di Torino per la sesta serata del Festival Incanti. In prima serata lo storico spettacolo "Mani d'opera", di e con Claudio Cinelli. Filo conduttore, l'amore, con ironia e poesia, tenerezza e comicità. Prima parte: la Grande Opera. Seconda parte: il Varietà. Forse qualcuno ha sofferto per il recente annullamento di numerose repliche della celeberrima e lacrimevole vicenda della Dame aux Camélias per la coreografia di John Neumeier alla Scala di Milano. In questo caso gli orfani della Dame hanno avuto un'eccellente occasione di consolarsi con questa insuperabile versione della Traviata di Verdi per il Teatro di Figura. E che figura! Incredibile Violetta/Margherita, creata dalle mani mattatrici di Claudio Cinelli, dotata dell'indimenticabile voce del personaggio interpretato da Greta Garbo nell'omonimo film (all'epoca in cui nelle file dei doppiatori militavano voci all'altezza dei grandi volti sullo schermo...). In questo divertissement esemplare per semplicità ed efficacia i duetti verdiani si alternano ai momenti salienti dei dialoghi della pellicola, e i personaggi principali vengono evocati per sole mani alternando con ritmo perfetto momenti di irresistibile comicità a brevi, intense immagini poetiche. Nella seconda parte dello spettacolo, "One More Kiss, Dear", un'esilarante, ironica serie di numeri di varietà inizia con una magrissima diva (forse la sorella inappetente della sinuosa Jessica Rabbit?) che interpreta un'irresistibile "Why Don't You Do Right". Maestro nell'uso teatrale della mano oltre la lezione storica di Sergej Obratzov, Claudio Cinelli è insuperabile anche nell'arte del colpo di scena finale; ed è una delizia scoprire che all'ultimo istante la situazione può rovesciarsi ancora, e ancora...
In seconda serata, domenica 5 ottobre, lo scoppiettante "Fuori dalla Norma", opera-cabaret con il soprano Bianca Barsanti e la pianista Emanuela Longo, per la regia di Claudio Cinelli. In questa "opera di devastazione e deviazione lirica", secondo la definizione del regista, le due giovani e brave interpreti hanno trasportato il pubblico in una godibilissima cavalcata iconoclasta che non ha risparmiato nessuno dei luoghi comuni delle dive del Bel Canto, lasciando indenne soltanto la grande musica attraverso una serie di colpi di scena esilaranti. Splendida voce, ottima presenza, grande generosità nel mettersi in gioco nel gioco del teatro. Il Teatro d'Opera e di Figura ha finalmente la sua Casta Diva surrealista! Torniamo a casa, Claudio Cinelli ci ha fatto venire voglia di rileggere Tomatotopic Study. Per chi desidera ritrovare qualche (as)saggio della bravura cinelliana, ricordando i tempi in cui la televisione offriva spazio anche ai protagonisti del Teatro, e del Teatro di Figura, il web offre: transity.org claudiocinelli.it e su youtube digitare: claudio cinelli opera
Per la settima serata del Festival Incanti la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino ha ospitato in prima serata la prima nazionale del "Don G." della compagnia belga Theater Taptoe, tre volte nominata Ambasciatore Culturale delle Fiandre, per la regia di Vincent van den Elshout. Si tratta di una creazione basata sul Don Giovanni mozartiano nella meno nota trascrizione settecentesca per ensemble di fiati di Josef Triebensee, qui eseguita, nell'adattamento di Luk de Bruyker e di Dirk de Strooper, dal giovane e vivace ensemble belga I Solisti del Vento. Contrariamente a quanto annunciato dal programma, non tecnica giappnese Bunraku propriamente detta, ma volteggianti corpi di drappo, volti di maschera veneziana e mani, mani, mani umane in contrapposizione al Leporello di carne in volto e pezza altrove. Formidabile Don Giovanni, più imperioso che sensuale, spassoso Leporello, duetti appassionati, scene d'insieme meno incisive, ma evocazione efficace di paesaggi poetici di grande semplicità e bellezza (il ponte, gli inseguimenti notturni, la tomba del Commendatore). Il Commendatore e il suo spettro hanno il lungo naso della maschera del Dottore degli Appestati, da un immenso cuore trafitto piovono scintille, rosse macchie sulla candida tovaglia, fra un brindisi e l'altro il salto forzato dalla vicenda di Don G. alla metafora del tavolo in permanente e rinnovata attesa di un ulteriore banchetto fatale è faticoso, ma nel lavoro c'è un vero guizzo mozartiano, ed è valsa la pena di inoltrarsi con Don G. in questo viaggio nell'ultima notte della sua anima.
Lunedì 6 ottobre in seconda serata è stata presentata la seconda produzione sostenuta della Generalitat de Catalunya (Catalogna) Cèl.lula Sant Mori e dall'Istitut Ramon Llull, dopo El Cielo de Mozart, visto giovedì 2 ottobre. "El Rey De La Soledad", per la drammaturgia, interpretazione e regia del giovane Xavier Bobés, con regia dell'attore di Eric de Sarria, ha molti sofisticati effetti digitali, video di Albert Coma, audio e musica originale eseguita dal vivo di Julià Carboneras, scenografia e oggetti di Sandrine Veyry, costruzione del Piccolo Regno Daniel Benito. Molti supporti tecnici e tecnologici, tempi tecnici regolati a cronometro per un flusso di immagini, luci e suoni regolato con estrema cura. Un universo che si vuole kafkiano ed invece purtroppo è soprattutto ripetitivo e ridondante, in cui è lo spettatore a sentirsi molto solo. Tuttavia non mancano spunti estremamente suggestivi -forse chi intasca illecitamente fruscianti banconote altrui sarà afflitto per giustizia poetica da una tosse convulsa che lo costringerà a sputare una per una le tintinnanti monedas mal ganyadas fino a restituzione avvenuta... Il surrealismo cui "El Rey De La Soledad" manifestamente aspira richiede un'iniezione di autoironia, e un bisturi ben affilato. Sarebbe bello rivedere questo spettacolo ridisegnato da una regia senza compiacimenti per godere delle sue immagini più belle liberate dalla ganga del materiale in eccesso.
Martedì 7 ottobre il Festival Incanti ha proposto in prima serata, con il supporto del Goethe Institut di Torino, la prima nazionale di "Salto. Lamento" del Figuren Theater Tubingen, con Frank Soehnle, per la regia di Enno Podehl, Karin Ersching, Frank Soehnle, musica dal vivo dei Rat'n'x, ossia il duo Johannes Frisch e Stefan Mertin, con il Light Design di Karin Ersching. Per chi ha visto le precedenti creazioni di Frank Soehle con il Figuren Theatre Tubingen, "Flamingo Bar" e "Children of the Beast", puntualmente proposte nel corso di precedenti edizioni del Festival Incanti, questo lavoro rappresenta il terzo esempio di eccellente collaborazione magistrale fra artisti dotati di identità forte, profonda padronanza del mestiere, senso dell'umorismo, e di una visione poetica potente, capace di creare una dimensione senza tempo e senza confini in cui lo spettatore è attratto irresistibilmente. Dopo quindici anni dall'inizio della felice collaborazione fra Frank Soehnle e i Rat'n'x, per la prima volta con questa creazione i musicisti salgono sul palco, e la loro presenza si fa materia concreta dello spettacolo insieme alla magia dei loro suoni. Liberamente ispirato all'immaginario medievale della Danza della Morte reinventato per immagini e musica in chiave poetica, ironica e surreale, "Salto. Lamento" propone un universo in cui si intrecciano danze macabre di musica, marionette e oggetti. Se di Alcesti fu chiesto "Vede ancora la cara luce del sole?" di questi altri sappiamo con certezza che anche se devono accontentarsi della pallida luce di un Altro Mondo, godono in compenso di eccellente musica - per la gioia degli spettatori. La Morte ha molti volti e molti aspetti. Una Morte di bianco vestita fa gli onori di casa e apre le danze, medusa, sposa, dama. Forse osserva, forse schiaccia un pisolino seduta in poltrona mentre i mortali proseguono le loro faccende... Tramite una serie di curiose metamorfosi, i protagonisti della danza incontrano la loro Morte a tempo di musica; tre streghe degne di Goya svolazzano e saltellano con ritmo malandrino, un agnello nasconde un segreto; polvere alla polvere (e c'è chi spolvera a tempo di musica) e cenere alla cenere (e dall'urna c'è chi si leva in volo), ombra e foglie secche, scarni centauri galoppano a ritroso; danzano l'antico soldato dalle lunghe gambe di pallido cavallo scheletrico, e una fanciulla dalla testa di cavallo. Qui anche il più piccolo dei morticini rivendica la sua parte di musica, e l'otterrà. Forse l'anima è un candido cavallino che attraversa senza paura i cieli oscuri dell'Erebo, mentre da qualche parte nell'ombra non troppo densa dondola un'altalena.
Martedì 7 ottobre in seconda serata presso la Sala Piccola della casa del Teatro Ragazzi e Giovani è stato presentata la "Cavalleria Rusticana", da Pietro Mascagni, primo risultato del PIP (Progetto Incanti Produce), frutto del lavoro compiuto durante il workshop di cinque settimane da un gruppo di sei giovani esponenti del Teatro di Figura europeo: Anna Menzel, Paola Plebani, Daniele Rognone, Lena Schlott, Stefano Trambusti, Christof Zeller. La regia è stata affidata alla berlinese Eva Kaufmann, ospite assidua del festival Incanti. Membro della compagnia Kasoka, in abituale collaborazione con Giulio Molnar che ha partecipato anche al progetto PIP, la Kaufmann ha partecipato con Kasoka all'edizione 2001 di Incanti in una versione "per adulti" della Bella Addormentata, e all'edizione 2005 come interprete e cocreatrice con lo spettacolo multimediale Sacres Soeurs. Il gruppo dei formatori è stato integrato da Jasmine Weide come assistente alla regia, oltre che da Giulio Molnar, Alfonso Cipolla e Luca Scarlini. Il lavoro presentato ha le caratteristiche del work in progress piuttosto che di una produzione finita; si regge sull'enorme energia ed entusiasmo dei giovani marionettisti, che hanno dato buona prova di padronanza delle tecniche di manipolazione oggetto del workshop. Secondo le indicazioni del Progetto, il workshop si è articolato in una fase di apprendimento delle specifiche tecniche di manipolazione delle piccole marionette a bastone (sono state utilizzate a questo scopo le marionette di Eva Kaufmann), e in una fase di ricerca multilingue in italiano, tedesco e inglese finalizzata alla creazione di ruoli opportunamente caratterizzati da gesti teatrali e dialoghi fra i personaggi. Il lavoro di ricerca in improvvisazione si è svolto alternando e integrando la "finzione scenica" dei personaggi dell'opera ("Hanno ammazzato compare Turiddu!") con dialoghi "veritieri" fra i personaggi dei cantanti d'opera e del direttore d'orchestra ("Se scopro che baci mia moglie ti ammazzo!"). Regia, drammaturgia e risultati deboli, soprattutto considerando la durata di cinque settimane con impegno di presenza a tempo pieno richiesto ai partecipanti del workshop, il numero e la qualità dei formatori coinvolti nel progetto oltre alla regista, e il numero estremamente ridotto di partecipanti al workshop (sei partecipanti, cinque fra registi e formatori). Della ricerca multilingue, unica traccia le esclamazioni nella lingua madre di ciascun partecipante.
Mercoledì 8 ottobre e giovedì 9 ottobre presso lo Chalet Allemand del Parco Le Serre di Grugliasco hanno avuto luogo in prima nazionale tre rappresentazioni per le scuole di "Schaop" (Pecora), una creazione sostenuta dal Nederlands Fonds voor Podiumkunsten, della compagnia olandese Music Theatre Etienne Borgers, con Etienne Borgers, "Schaop", musiche di Etienne Borgers, regia di Hans Spin, su un'idea di Etienne Borgers, Hans Spin, Emile Schra. In una dimensione ludica di grande leggerezza, fra poesia e comicità, un uomo timido (Mølsk) impara da una pecora (Schaop) la grande lezione della serenità, della curiosità e del coraggio. Schaop, la Pecora, ovvero: come imparare a vivere fuori dallo sgabuzzino, come uscire dal guscio, come affrontare le sfide della vita. Uno spettacolo che infonde serenità e ottimismo, non solo per bambini. Mostri cattivi, siete solo illusione, un belato vi seppellirà.
Mercoledì 8 e giovedì 9 ottobre, in serata, presso il Teatro Vittoria, gran finale per l'edizione 2008 del Festival Incanti con due eccellenti compagnie di teatro d'Ombra e di Figura, eredi della grande tradizione cinese che va rinascendo dopo le devastazioni della Rivoluzione culturale e decenni di traversie. Incanti ha ospitato "Ombre cinesi", appositamente creato per il Festival dai maestri Peng Zeke e Yang Zhoumou, dalla storica scuola dello Hunan Puppet & Shadow Art Center, insieme alla Hong Kong Puppet & Shadow Art Center costituita da Wong Chuen Kung, Chong Yuk Lai, Wong Wai Chun e Li Ming Chi, già allievi della scuola Hunan. Le due compagnie stanno compiendo un coraggioso lavoro congiunto sia di creazione che di ricostituzione del grande repertorio della tradizione cinese, gran parte del quale è purtroppo andata irrimediabilmente perduta nel corso degli ultimi decenni. "Ombre cinesi", in realtà non solo ombre: le due Compagnie hanno scelto di proporre al pubblico italiano un'antologia di estratti da creazioni classiche e contemporanee, utilizzando sia marionette a guanto che a bacchetta e a filo, sia teatro d'ombre colorate su fondo bianco, alternando i generi, proponendo una selezione rappresentativa degli stili e delle modalità abituali di una rappresentazione in Cina. Sono stati presentati alcuni brevi estratti delle danze tradizionali degli spadaccini e del varietà degli acrobati equilibristi (da vero virtuoso della manipolazione il numero dell'equilibrista con piatti veri!) con piccole marionette a guanto, e un'esecuzione particolarmente pregevole della tradizionale danza comica del "Piccolo Monaco sotto al temporale" con marionetta a filo. Dal repertorio contemporaneo è stata proposta "La scimmietta ammaestrata", un numero di varietà con efficaci e divertenti modalità di interazione con il pubblico, con una marionetta a filo con mani perfettamente articolate, sonorizzata dal vivo dal marionettista nel corso della manipolazione. Non è dato frequentemente di veder far compiere un perfetto salto mortale a una marionetta a filo senza il minimo intoppo fra gli oltre venticinque fili; né capita spesso di vedere una marionetta infilarsi e sfilarsi una maschera con le proprie mani... Per sormontare le difficoltà linguistiche, nelle rappresentazioni con ombre cinesi, tradizionalmente accompagnate da musica e narrazione cantata, i maestri cinesi hanno proposto due adattamenti dalle favole di Esopo, perfettamente riconoscibili da parte del pubblico europeo: "la Volpe e il Corvo" e "la Gru e la Tartaruga", arricchendo di personaggi secondari la prima fiaba per offrire una panorama più ampio del repertorio di personaggi e di caratterizzazioni esistenti. Il pubblico ha potuto ammirare l'estremo virtuosismo dei manipolatori, l'eccellente qualità del movimento derivante dalla grande tradizione cinese di osservazione e riflessione poetica sulla natura. Particolarmente gustosi e sorprendenti i colpi di scena finali in entrambe le fiabe, secondo il gusto cinese. Chi ha visto l'incantevole gattino d'ombra giocare con le farfalle, la volpe agire, e la piccola tartaruga pigra punire l'arroganza della gru, è partito sperando che gli ospiti cinesi possano tornare presto con un nuovo, e più lungo spettacolo; vista la fantastica varietà del repertorio, non si può che desiderare almeno una giornata dedicata all'universo cinese.
EUGENIA PRALORAN
L'ULTIMA LUNA D'ESTATE
Nella valle del Curone in uno splendido paesaggio costellato di ville e cascine tra Como e Lecco si è conclusa l'undicesima edizione del Festival del teatro popolare di ricerca L’ ULTIMA LUNA D’ESTATE organizzata dal Teatro Invito. Il programma che affrontava intelligentemente il tema delle identiità culturali ha visto alternarsi sui palchi disseminati nei luoghi del parco spettacoli di grande qualità Licia Maglietta-Vladimir Denissenkov – “Manca solo la domenica”/ Piccola Compagnia della Magnolia – “La casa di Bernarda Alba” / Roberto Abbiati - “Pasticceri”/–Teatro Regionale Alessandrino/ G. Vacis - “Sinagosity”/ Moni Ovadia/Promomusic – “Rabinovich e Popov” – Andrea Cosentino – “Antò le momò”/ Mario Perrotta – “Italiani Cìncali” /Giorgio Scaramuzzino – “Il mondo alla fine del mondo”/ – Alexian Group – Musiche rom: Montevecchia, Cascina Butto/ La Piccionaia/I Carrara – “Strada Carrara”/Filarmonica Clown - “Chicago snake”/ La danza immobile – “L’idiota”/ Eventi verticali – “Intuizioni verticali”/ Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi - “Da questa parte del mare”
Spettacoli sempre accolti da un pubblico numerosissimo. Per tutta risposta tre giorni prima del Festival la Regione lombardia ha deciso di annullare il contributo di ottomila euroNelle edizioni precedenti si sono avvicendati artisti quali Moni Ovadia, Virgilio Sieni, Davide Riondino e Sandro Lombardi, Marco Baliani, Ascanio Celestini, Giovanna Marini, Laura Curino, Natalino Balasso, Gabriele Vacis, Lucilla Giagnoni, Beppe Rosso, Eugenio Allegri, Nanni Svampa, Giuliano Scabia, Davide Enia, Davide Van de Sfroos, Gianluigi Trovasi e Gianni Coscia, nonché artisti provenienti da Croazia, Russia, Ungheria, Portogallo, Spagna, Svizzera, Algeria, Senegal. Il Festival è organizzato da Teatro Invito (compagnia di rilevanza artistica nazionale secondo il Ministero per le Attività Culturali) con la collaborazione di dodici Comuni (Casatenovo, Cernusco Lombardone, Lomagna, Merate, Missaglia, Montevecchia, Olgiate Molgora, Osnago, Perego, Rovagnate, Sirtori, Viganò), del Parco Regionale di Montevecchia e val Curone, della Provincia di Lecco, Consorzio Brianteo di Villa Greppi.
La nostra rivista stigmatizza in modo assolutamente forte la decisione della Regione Lombardia di annullare il contributo al Festival e si muoverà per far in modo che l'ente possa l'anno prossimo ritornare sui suoi passi.
VIAGGIO IN ITALIA
Si è conclusa il 3 agosto a Torino la seconda edizione del Festival TEATRO A CORTE, diretta da Beppe Navello, avente come soggetto "Il Teatro Europeo in scena nelle dimore sabaude". La direzione artistica ha pubblicato in questi giorni le cifre ritenute significative per riassumere e definire gli eventi che hanno avuto luogo dal 30 giugno al 3 agosto. Riportiamo di seguito i dati: Le sedi del festival sono state Aglie', Druento, Moncalieri, Pollenzo, Rivoli, Santena, Torino, Venaria Reale; il Teatro di Bra ha ospitato uno spettacolo. Hanno avuto luogo 35 spettacoli (di cui 26 in prima nazionale e 7 creazioni per Teatro a Corte 08) 71 repliche 34 compagnie provenienti da 10 paesi europei (Belgio, Federazione Russa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svizzera) 22 giorni di spettacolo (su 35 di durata complessiva del festival: numerose pause e interruzioni, ndr) 5 giorni di laboratori per amatori e professionisti 2 giorni di incontro con operatori internazionali 2 mostre fotografiche oltre 27.000 spettatori 14.085 biglietti emessi 7 spettacoli a ingresso gratuito 8 città e 16 differenti sedi di spettacolo 338 tra artisti e tecnici ospitati 65 persone coinvolte nell’'organizzazione del festival 98 giornalisti accreditati (di cui 46 della stampa internazionale provenienti da 13 paesi) 441 camere d'’albergo prenotate per un totale di 1512 notti 31.875 contatti al sito internet ed oltre 100.000 pagine visitate Fin qui le cifre del comunicato diffuso dalla Direzione e dallo Staff del Festival.
La Fondazione Teatro Piemonte Europa ha voluto ampliare ulteriormente la dimensione culturale del Festival includendo anche un'occasione di riflessione riguardante gli aspetti tecnici dell'evoluzione del panorama teatrale, sotto forma di un convegno che ha avuto luogo il 2-3 agosto, "L'Europa nella Rete - Teatro a Corte in dialogo con festival e realtà culturali europee". Al Convegno hanno contribuito numerose personalità del panorama italiano ed internazionale, dando luogo ad un intenso ed interessante dibattito sugli sviluppi futuri del panorama teatrale europeo e mondiale in una prospettiva di collaborazione fra Reti nazionali e internazionali. L'evento, gratuito, era aperto al pubblico oltre che a giornalisti ed operatori, e ha offerto una preziosa e rara opportunità di informazione, confronto e discussione.
Inoltre, operatori, giornalisti e pubblico interessato agli approfondimenti hanno avuto ogni giorno occasione di incontrarsi e di incontrare gli artisti in un contesto conviviale informale sapientemente organizzato dallo staff del festival. Il clima di accoglienza e di confronto è stato palese fin dalla serata di inaugurazione del 30 giugno, che è iniziata con un aperitivo offerto al pubblico presso i locali storici della Unione Culturale Franco Antonicelli (chi ricorda i passaggi del Living Theatre a Torino negli anni furenti degli happenings? Potete rivedere i video presso il bellissimo archivio torinese dell'ORSA).
In occasione della presentazione del Festival ha avuto luogo il vernissage dell'esposizione di fotografie di Josef Nadj, artista grafico prima ancora che coreografo, in presenza dell'autore e di numerosi artisti partecipanti al Festival. L'aperitivo di benvenuto è stato molto più di un brindisi formale, e ha dimostrato chiaramente la disponibilità dello staff e il desiderio della direzione di coinvolgere il pubblico ben oltre la semplice visione dei singoli eventi in cartellone.
Le occasioni di incontro e dialogo offerte al pubblico oltre che agli operatori sono state concrete, quotidiane e consistenti. L'edizione 2008 del festival Teatro a Corte ha indubbiamente avuto il merito di proporre al pubblico un vastissimo ventaglio di proposte, dall'intrattenimento con eventi di piazza puramente spettacolari, alla danza, al teatro di prosa tradizionale, al cinema d'autore rivisitato in chiave di sonorizzazione artistica d'avanguardia. Biglietti e varie formule di abbonamento a prezzi particolarmente interessanti e accessibili sono stati proposti, parallelamente a una grande ricchezza di materiale informativo, sia cartaceo che telematico. Ai numeri di telefono indicati sul programma rispondevano regolarmente incaricati competenti e cortesi, e il pubblico è sempre stato accolto con grande professionalità. In molti casi sono stati offerti ottimi rinfreschi e aperitivi, particolarmente graditi in occasione degli eventi all'aperto e delle serate in cui erano previsti due o più spettacoli in successione. Nelle varie località storiche gli eventi del Festival hanno rappresentato un'occasione ideale per introdurre il pubblico alla scoperta della storia e delle attrattive della sede prescelta. Ad esempio, presso la splendida, e relativamente poco nota, Agenzia dei Vini di Pollenzo, la programmazione pomeridiana e serale consentiva, tramite un'apposita convenzione, di scoprire la Banca e il Museo del Vino, e le attivita' di insegnamento e di ricerca gestite magistralmente da Slow Food.
Inoltre un eccellente sistema di navette gratuite, su semplice prenotazione telefonica anche last minute presso la biglietteria del Festival, ha permesso al pubblico di raggiungere non solo teatri relativamente decentrati come l'Astra di Torino e le Fonderie Limone di Moncalieri, ma anche e soprattutto le mete più lontane dal capoluogo piemontese, e infine di non doversi preoccupare al momento dello spostamento da una sede alla successiva in occasione di due o più eventi consecutivi.
Chi lo desiderava ha così potuto raggiungere direttamente le varie sedi del Festival a partire da Piazza Castello di Torino senza spese aggiuntive e senza doversi accollare il fastidio della guida, del parcheggio e della ricerca dei luoghi prescelti per le performances. Per molti spettatori la navetta offerta dal Festival ha rappresentato non solo un gradevole bonus, ma anche un'occasione unica per accedere senza il minimo sforzo a località sconosciute o mai visitate in condizioni ideali dopo il restauro, e di scoprirne le grandissime attrattive.
I il primo di ricerca e composizione coreografica, "Composizione organica" con Peter Gemza, storico collaboratore e danzatore per Josef Nadj, di tre giorni, il secondo, "Giocoleria cubica" con Jérôme Thomas, basato sullo studio della geometria del corpo del giocoliere, di due giorni, hanno incontrato piena soddisfazione dei partecipanti, che in entrambi i casi hanno potuto compiere un percorso esperienziale breve ma intensivo nell'ambito delle discipline proposte dai due artisti. Al termine del laboratorio di Gemza, un breve Work in Progress è stato offerto a un gruppo di spettatori, come verifica e condivisione di quanto sviluppato nel corso dei tre giorni del seminario. Il giudizio del pubblico è stato unanimemente positivo di fronte all'impegno di tutti i partecipanti, dell'evidente generosità del docente e della qualità del segno raggiunto.
Ci auguriamo quindi che altri laboratori di pari interesse e valore possano aver luogo nel corso della terza edizione, edizione 2009, del Festival Teatro a Corte.
Ma Il Festival Teatro a Corte 2008 ci ha anche messi a confronto con una programmazione estremamente diseguale e contrastante. La direzione artistica ha presentato il cartellone 2008 come il frutto di una politica di deliberato ampliamento del ventaglio di proposte per poter offrire ampia scelta per tutte le età e tutti i gusti, scelta comprensibile trattandosi di un Festival estivo destinato a un pubblico il più vasto possibile, potenzialmente multilingue (trattandosi di un Festival che si vuole Europeo, e che si svolge in mesi di grande afflusso turistico internazionale in Piemonte). Tuttavia è apparsa un'estrema variabilità qualitativa degli spettacoli proposti, in conseguenza della fortissima flessibilità di programmazione, tradottasi in una serie di scelte che oscillano tra vari estremi. Ricordiamo che idealmente il pubblico di Teatro a Corte 2008 era incoraggiato ad accedere a tutti gli eventi, sia grazie a proposte economicamente molto vantaggiose, sia grazie a una programmazione comodissima come orari e modalità di spostamento. Teatro a Corte rende tutti gli eventi in cartellone realmente accessibili a chi lo desidera, a differenza dei festival in cui la programmazione di spettacoli in contemporanea, o la distanza fra le sedi, o la mancanza di mezzi di trasporto e di comunicazione costringono il pubblico a scegliere alcune performances e a scartarne altre. L'effetto di determinate scelte contrastanti è quindi tanto più evidente. Possiamo elencarne alcune.
La scelta di presentare come spettacolo compiuto il saggio di fine anno di una scuola di Circo, il giorno successivo al poetico e surreale atto unico di Nola Rae "Exit Napoleon-pursued by rabbits", in cui la maschera e la tecnica del clown evocano, ed esorcizzano, solitudine, tragedia e orrore in una folgorante galleria di ritratti di fanatici dittatori ognuno dei quali incontra inevitabilmente la propria nemesi... cunicola. Analogamente, la scelta di presentare come un solo compiuto il primo cimento coreografico di un'esordiente, allieva dell'Accademia Albertina (Accademia di Belle Arti di Torino), all'interno di un programma che ospita eventi di segno fortissimo, come lo spettacolo della Compagnia di danza Josef Nadj "Entracte". La scelta di incastonare per due sere lo spettacolo di Nadj, il più duro paesaggio da lui creato finora, all'interno di una settimana di eventi altrimenti integralmente consacrata alla leggerezza circense, dal minimalismo della clownerie alla dimensione più spettacolare, come una nera meteora in una piazza piena di coriandoli.
Nello stesso modo, la scelta di programmare per ben due volte, su due sere consecutive a fine Festival, la cifra nerissima di Mossoux-Bonté, vicolo cieco di incubi e ombre gotiche senza catarsi né redenzione sia in danza che in teatro di figura.
Un connubio perfetto fra performance e sedi storiche ha culminato a Rivoli, con Décor Sonore e Métalu à Chahuter, che hanno permesso di riscoprire la reggia di Rivoli sotto forma di "visione sonora". Un'altra scelta vincente ha creato le condizioni perfette per l'esperienza poetica del capolavoro espressionista Der Golem di Paul Wegener e Carl Boese (1920), recentemente restaurato, sonorizzato dal vivo dai giovani, sensibili Supershock nella cornice della Cappella barocca di S.Uberto, alla Venaria Reale.
La scelta di iniziare e concludere il Festival con spettacoli di teatro di strada di ardua ambientazione nella nobile geometria della Piazzetta Reale di Torino. La scelta di investire il palco della Venaria Reale con violentissime luci laser e musica techno, dopo un pomeriggio perfetto consacrato in luce naturale al minimalismo poetico della Compagnia francese Les Souffleurs commandos poétiques, alle acrobazie sul filo secondo la tradizione circense russa di Dmitri Korneevitch, e al surreale duetto d'amore fra una ruspa e un uomo in Transports exceptionnels di Dominique Boivin, con Philippe Priasso, Eric Lamy, William Defresne, e dopo il liquido crepusculo ipnotico di Nous Tube #2 di Jorg Muller con Hyacinte Reisch. Finiti i technolaser, fuochi d'artificio e musica dal vivo nella notte con The World Famous with Terrafolk.
I luoghi sono bellissimi, l'Europa attende, l'edizione 2009 potrà essere indimenticabile se alle qualità che il Festival possiede abbondantemente (eccellenza nella comunicazione, generosità nell'accoglienza e volontà di raggiungere, informare e coinvolgere il pubblico) la Direzione artistica vorrà aggiungere un taglio che consenta di mantenere un amplissimo ventaglio di proposte senza rinunciare a selezionare spettacoli la cui qualità sia ulteriormente rappresentativa della scena internazionale oltre che all'altezza dell'eccellenza dei luoghi e delle intenzioni di chi vuole Teatro a Corte degno di coesistere sullo stesso piano dei grandi festival estivi europei. L'abbinamento felice fra unicità dei luoghi e unicità di creazioni ad essi adeguate oltre che intrinsecamente di altissima qualità, come nel caso della proiezione del Golem, costituisce la chiave per un Festival dotato di un'identità forte che non tema confronti. Grati di aver scoperto, o ritrovato, alcuni artisti e luoghi meravigliosi, attendiamo l'edizione 2009.
EUGENIA PRALORAN
Drodesera 2008, ovvero come il teatro possa contenere in sé una drammaturgia così forte da non aver bisogno di parole,quasi che fossimo stanchi di usarle in quella accezione e che abbiano quindi perso di valore,così forte da non avere quasi mai il bisogno di esprimere sentimenti perchè anche questi sono da rifondare in un gioco di scarnificazione assoluta dei vari linguaggi. Teatrodanza, teatro del corpo,teatro dell'immagine,performance in un confronto anche tra la generazione ormai consolidata della ricerca, come Fanny&Alexander e Teatro Clandestino, portati all'investigazione di altra linfa vitale e la nuova , tesa alla riconferma dei primi esiti felici, con uno sguardo poi all'Europa. Con una scelta rigorosa ,coerente, rischiosa, ben confermata nella frase che chiosa gli intenti di questa edizione del festival “Noi siamo una famiglia“, Dino Sommadossi e Barbara Boninsegna hanno chiarito subito le forme e le poetiche che hanno pervaso gli spettacoli visti per dieci giorni nella Centrale di Fies nella scelta dei gruppi che formeranno la Factory ossia una vera famiglia teatrale che avrà Fies come casa: Sonia Brunelli,Dewey Dell,Francesca Grilli,Pathosformel, TeatroSotterraneo.
E iniziamo la nostra analisi del Festival proprio da quest'ultimo gruppo di cui avevamo apprezzato a suo tempo “Post-it”come frutto già maturo di un percorso preciso. E” La Cosa 1 “con l'elaborazione drammaturgica di Daniele Villa ed in scena Iacopo Braca, Sara Bonaventura, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri, ci pare confermarlo, qui lo spazio scenico è attraversato da corpi che corrono letteralmente a per di fiato, persone che non riescono più a comunicare tra loro, le parole sono banali, smozzicate, sconosciute o tuttalpiù sono coperte dal rumore dei passi che rimbombano sulla scena. Sono persone comuni i nostri protagonisti ma non possono esserlo,come atleti acclamati dalla folla hanno bisogno solo di apparire vincenti, i sentimenti sono nascosti,non c'è tempo per quelli,l'importante è correre per arrivare primi, ma è una corsa che sfocia nel nulla.. La corsa è interrotta, come è già stile del Sotterraneo ,da brevi siparietti,venati costantemente da ironia dove ci sta pure una grande foca di pelouche ,si ride parecchio per non piangere, per altro senza sottolineature di senso.
Pathosformel poi, dopo la drammaturgia dei corpi nascosti, ma ben presenti di” La timidezza delle ossa “, in “The skinny distance/la più piccola distanza “abbandona addirittura il corpo dell'attore per affidarsi alla geometria di piccoli solidi quadrati sospesi per aria che interagiscono con la musica in un “Ballet mecanique” di intrigante intelligenza,una specie di partitura emozionale dell'oggetto. La scena e l'ora scelta per la performance fanno parte integrante dello spettacolo, lo spazio è geometico, profondo ,la luce trascolora e alla fine tutto si confonde, altre trasparenze illuminano lo spazio.E' una ricerca che affonda le radici in quella degli anni trenta che rimanda alla tradizione tra arte e teatro astratto di figura.
Dewwey Dell in “Kin Keen King “Teodora Castellucci mette in scena invece creature forse zoomorfe,uomini vestiti da un aggiunta come si legge in locandina, ,il movimento e la danza sono l'unica possibilità per emergere,le musiche e le luci di Demetrio Castellucci ridondanti si mescolano ai rumori della natura
Sonia Brunelli invece scarnifica la danza,le tre danzatrici ? partendo da una configurazione grafica, si affidano a semplici movimenti soprattutto di gambe, sofferti,quasi impotenti, le tre entità in movimento si incrociano ripetendosi in uno schema preciso guidato da impulsi sonori, si sfilacciano a turno i costumi in un gioco un poco noioso,fin troppo lungo nella sua sfibrante brevità,forse.
Silvia Costa in” La quiescenza del seme “è immersa invece in una teca che piano piano si colma d'aqua, il corpo dell'attrice si muove poi piano piano,inventa faticosamente pose diverse ,poi tutto scolora, tutto diventa scuro,di lei appaiono illuminate a tratti le gambe, le braccia che appaiono in un gioco di chiaroscuri che rimandano alla pittura,Caravaggio,forse.
“Nanou” in “Sulla conoscenza irrazionale dell'oggetto” offre un percorso personale su un tema cruciale? della nostra esistenza,la bestia,l'erotismo della bestialità.Il corpo dell'uomo e della donna (Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci) si muovono come bestie in uno spazio profondo che si illumina solo a volte, non si toccano forse mai l'uomo e la donna , si esprimono con urli improvvisi e parole solo mormorate. Solo alla fine con un ricordo forse dell'ultima scena del Salò pasoliniano,c'è una specie di ballo,ma è solo un attimo , l'emozione non c'è,non è gradita. E d'altronde quasi tutti questi spettacoli negano l'emozione,ciò è quasi un manifesto. L'avverbio "forse",giustamente , ci riverbera in ogni spettacolo,ogni spettatore con le sue conoscenze,le sue emozioni “legge” autonomamente quello che si trova davanti, il gioco intellettuale prende il posto dei grandi temi,non è più l'ora,il momento,o forse non lo è proprio adesso?
La ricerca acclarata era presente a Dro con Fanny&Alexander e Teatro Clandestino Fanny&Alexander,Chiara Lagani e Luigi de Angelis, compie un percorso composto da diversi spettacoli intorno al “Mago di Oz”, a Dro abbiamo visto “Est” e “Kansas” Ovviamente come accade sempre negli spettacoli del gruppo romagnolo lo spettatore è messo a dura prova per cercare di penetrare i simboli che costellano gli spettacoli anche se alla fine di “East” il performer Koen De Preter ci avverte di stare tranquilli che non ce ne sono di simboli.
Nel bellissimo spazio della Forgia c'è un ragazzo senza più cuore che parla una lingua fatta di battiti, Battiti brevi e battiti lunghi, quasi un alfabeto morse di un cuore immaginato e immaginario: Una voce , forse lo stesso Oz gli impartisce dei comandi,sul suo corpo le immagini di una ballerina indiana. Ad un certo punto il performer apre la grande finestra sul fondo e la natura penetra nella stanza, i sui suoni sono amplificati ed immediatamente il teatro senza bisogno di significati entra indissolubilmente nella stanza.Il luogo ha la medesima carica emotiva del testo,in questo caso di più.
In “Kansas “ invece siamo in un museo,sulla parete,ritratti femminili di diverse epoche in cui l'attrice, la stessa Lagani , in scena intende rispecchiarsi,uscendo dal suo Kansas per volare sopra l'arcobaleno come nella famosa canzone di Judy Garland e come nel famoso film vi è l'uragano che spezza l'emozione, statue che rimandano a Cattelan forse ci suggeriscono che nella nostra società l'intellettuale è impotente davanti alla guerra. Forse e ripetiamo forse sarebbe necessario vedere tutti gli spettacoli che compongono il progetto legato a Baum per gustarne appieno la sostanza. Comunque se ne pensi un percorso quello dei Fanny intrigante,unico nel panorama nazionale.
“Candide” di Teatro Clandestino tratto dall'opera di Voltaire , purtroppo interrotto dalla pioggia, offre a Pietro Babina di misurarsi con un testo classico trattandolo a suo modo come un'opera rock. Tre attori si muovono alla ricerca di uno dei migliori mondi possibili su un palcoscenico centrale circondato dagli spettatori.
Figura sempre presente a Drodesera è Virgilio Sieni, questa volta il maestro italiano costruisce in “Tregua, intorno ai corpi” due numeri con l'accompagnamento del contrabbasso di Stefano Scodanibbio che già aveva fatto da contraltare a Rodrigo Garcia. Nel primo Simona Bertozzi Ramona Caia e Cristina Rizzo, complice un raffinato sipario lateraledi nastri che illumina di chiroscuro la scena, si muovono con altrettanto raffinata intensità con rimandi evidenti alle pitture del Rinascimento ,nel secondo è lo stesso Sieni a deliziarci con la sua danza intorno allo strumento che ora è al centro della scena.
L'apporto straniero ha portato a Dro due composizioni dei belgi di “Abattoir Fermè “, “Just Linda” e “Tourniquet “. “Just Linda” è una divertente performance in cui in una teca le trasformazioni di una perfetta donna di casa in un essere androgino vengono esaminate come in un esperimento da sezionare in un laboratorio. Tourniquet invece è un lungo pezzo mortuario a tre ,dedicato a tutte le vittime dei pedofili, tre esseri,due uomini e una donna vivono in una casa fatiscente ; attraverso le loro trasformazioni che ne evidenziano la mostruosità restiamo colpiti da un alternarsi di visioni dal fascino inquietante. E' un continnum barocco dove il sangue regna sovrano.
IN EQUILIBRIO A CASTIGLIONCELLO
Ancora una volta “INEQULIBRIO” giunto alla sua ottava edizione a Castiglioncello si propone non come un vero festival ma come un laboratorio in continua evoluazione che nonostante i tagli anche quest'anno ci ha regalato negli ultimi giorni di programmazione seguiti da Eolo numerose sorprese.
“Scimmia” Studio per Woyzeck conferma l'eccellenza del percorso artistico di Claudio Morganti, qui in scena con un altro attore , lo straordinario Francesco Pennacchia che impersona il celebre personaggio creato da Buchner,lui ,Morganti, fa il ciarlatano che imbonisce il pubblico, che strapazza e corteggia la bestia in un gioco di raffinata teatralità che fa già intravvedere il risultato finale,immergendolo in una quotidianetà che rende ,se si può ,ancora più esemplare questo testo immenso, come si sa , scritto all'inizio dell'Ottocento, ma di grande e profonda inquietudine tutta contemporanea.
Di grande risalto anche “Salvatore, Cacaticchiu,Gambilonghe e Ferdinando” della compagnia Lombardo Suriano Aiello che rivisita un episodio sconosciuto del Risorgimento con grande forza emotiva. I fatti storici raccontati sono quelli passati alla cronaca come i “Moti di Gerace” Il 2 ottobre 1847, nel Regno delle Due Sicilie, nella piana di Gerace, alle quattro del pomeriggio furono fucilati cinque giovani calabresi: Michele Bello, Pietro Mazzone, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori e Rocco Verduci. I cinque, poco più che ventenni, erano accusati di essere i capi di una rivolta contro il Re che per alcuni giorni seminò lo scompiglio nei comuni del distretto di Gerace, una rivolta che intendeva riscattare l'amarissima condizione delle genti di Calabria.
Nel testo di Francesco Suriano che ne cura anche la regia , scritto in un calabrese denso che la drammaturgia rende per altro comprensibilissimo , il fatto è vissuto dall'agente segreto del Regno delle Due Sicilie Salvatore Saltalamacchia, impersonato tra narrazione ed interpretazione dal giovane bravissimo attore Alessandro Lombardo a cui fa da contraltare, non solo musicale, un altrettanto efficace Francesco Aiello.
Lo spettacolo narra la vicenda attraverso cadenze da fiaba ,accompagnate da canti e con improvvisi sbalzi di fantasia che stemperano il crudo evolversi dei fatti, in modo immaginifico ma assolutamente in armonia con il contesto narrativo, conducendoci dalle strade malfamate di Napoli sino alle stanze del re per concludersi amaramente nelle campagne calabresi dove i contadini morivano di fame.
Sulla scena predomina l'alluminio che di volta in volta crea ambienti e personaggi sempre nuovi in un turbinio di situazioni efficacissimo non privo di dolente espressività.Insomma il gioco della memoria è risolto con moduli nuovi e straordinariamente teatrali.
Elena Guerrini di Orti Insorti, indimenticabile attrice di molti spettacoli di Pippo del Bono , nel Parco del Castello Pasquini, celebra senza retorica con l'aiuto di Pasolini , dell'indimenticato nonno Pompilio,ma anche del saggio giapponese Fukuoka, il giardino come emblema primario della vita. Gli alberi sono trattati come persone, la natura trionfa attraverso un racconto venato di ironia e di profonda adesione con il mondo.
Gaetano Ventriglia in “Otello alzati e cammina” ,rivisita in chiave moderna il personaggio di Otello attraverso il punto di vista sarcastico di Iago, il rapporto tra i due è un gioco nichilista al massacro dove tutti e due i personaggi sono entrambi soccombenti,ma lo Iago di Ventriglia che spesso esce dal personaggio per restituire intatto il suo sguardo ironico sul mondo, nella sua vacuità possiede una marcia in più, conosce quello che fa e quello che fa gli dà il senso della vita, mentre l'altro Otello, non comprende nulla, nemmeno l'amore che gli è d'accanto. Il teatro di Ventriglia è un teatro sommesso,colloquiante che ti apre panorami più ampi su storie che ti sembravano già possedute.
“Tutto è vivo” presentato a Castiglioncello è l'ultimo spettacolo del Tam Teatromusica che rispetta in pieno il cammino unico in Italia di questa coraggiosa compagnia, sempre attiva nella costante ricerca di come l'elemento musicale si possa coniugare con la scena.Anche qui sono gli strumenti musicali a farla da padroni sulla scena, anzi sono loro i veri personaggi della performance, messi in relazione con gli animattori dal segno luminoso della matita di un pittore che segna i loro contorni,luce e colore abbagliante Tutto suonato dal vivo ci pare però pur nell'eccellenza del risultato che le ragioni della tecnologia offuschino a volte quelle del cuore.
Maria Grazia Mandruzzato attrice storica di Thierry Salmon sul una drammaturgia di Luca Scarlini mette in scena un monologo tratto da” Lettere di una novizia di Guido Piovene”, il volto austero, scavato dell'attrice ci parla del suo rapporto impossibile con una figlia Scritta nel 1941 come romanzo epistolare ,l'opera di Piovene narra la tragica vicenda di una ragazza che lascia il convento in cerca di libertà per poi morire in carcere E appunto a lei che la Mandruzzato si rivolge raccontando al pubblico l'intricato rapporto irrisolto d'amore e di odio con la figlia . E' un teatro come si usava una volta di attrice,dove le ragioni dello spettacolo sono soprattutto nascoste nell'emozione delle parole che scaturiscono da una recitazione forte e coinvolgente.
Inusuale,fragile sempre al limite dello scherzo, attraverso i toni della commedia beffarda, lo spettacolo di “Zoe Teatro” “ Malacorte” che mette in scena un cuoco, un re ed un ministro trasformista per un gioco crudele sul potere. Lo spazio è uno spazio indefinito dove i tre personaggi abitano luoghi concomitanti ma assai lontani,è la stanza del potere che a volte li accomuna, una stanza dove solo la corona ha importanza o forse neanche quella, mentre il popolo nemmeno esiste . Sono fantocci che ripetono giochi uguali a sé stessi senza possibilità di riscatto.
In “Il Trattato dei manichini” di Teatro Persona del giovane regista Alessandro Serra uno dei più interessanti dell'ultima generazione teatrale tra Tim Burton e Fellini la scena è popolata da esseri che rimandano ad un mondo claustrofobico,crudele. Il risultato è sì a volte piacevolmente estetizzante ma alla fine assai ripetitivo e avrebbe bisogno di essere maggiormente governato e forse in futuro lo sarà.
Studi, spettacoli quasi compiuti immagini come quella della Clownessa Patrizia Airoldi che rimanda a Toulouse Lautrec e che ci dispensa aforismi in un poema di parole e musica in sette movimenti,forse troppi ma comunque intrigante.
Poi c'è “Per farla finita col teatro di vernacolo”di cui non capisci il senso e perchè sia stato finalista al premio Riccione,ma forse è colpa tua ma Massimo Paganelli ascolta come sempre tutti in questo Festival dove si cerca sempre e quasi sempre il teatro è ritrovato.
MARIO BIANCHI
PALLA AL CENTRO
La diciannovesima edizione de “I Teatri del mondo”, il festival internazionale di teatro per ragazzi che si è tenuto a Porto Sant'Elpidio dal 10 al 19 di Luglio, ha ospitato anche quest'anno “Palla al Centro”,la vetrina delle produzioni del teatro ragazzi delle Marche, sette spettacoli in due giorni che hanno testimoniato la varietà e la vitalità delle compagnie di teatro ragazzi di questa bellissima regione.
L'infaticabile direttore del Festival, Marco Renzi ha presentato , con la sua compagnia “ Teatri Comunicanti”, giunta all'invidiabile traguardo dei trent'anni di attività, il suo ultimo testo della teatralogia “Mondi Diversi Mondi Possibili” “Acqua alta alla ricerca del tappo del mondo”
Dopo infatti “L'Albero” dedicato alla superficie , “ Lo scavo viaggio al centro del teatro” dedicato al sottosuolo, ” Tra le nuvole “ consacrato all'aria, “Acqua alta,alla ricerca del tappo del mondo”ha rappresentato l'omaggio conclusivo che il regista marchigiano ha voluto offrire al nostro pianeta., scegliendo come protagonista l'acqua.
Questa volta è dunque l'acqua a farla da padrona sul palco, un'acqua che sta sommergendo il nostro pianeta,combattuta attraverso divertenti stratagemmi da due uomini(con Renzi,Oberdan Cesanelli) che cercano di farla defluire prima che un immane diluvio sconvolga il pianeta.
I nostri eroi riusciranno nella difficile impresa , ovviamente con l'aiuto dei ragazzi in sala, come del resto avveniva anche negli spettacoli precedenti.Il difficile equilibrio drammaturgico tra intento didascalico ed invenzione scenica pienamente raggiunto in “Tra le nuvole”, in questo nuovo spettacolo di Renzi , con la regia di Giacomo Zito ,fatica soprattutto nella seconda parte ad esprimersi compiutamente, anche se i bambini partecipano, complice un video ,divertiti e coinvolti alla ricerca del tappo che ci potrebbe salvare dalla imminente catastrofe. Molti degli spettacoli visti alla vetrina non erano delle novità come “Discarica elettrica” l'originale concerto di Riciclato Circo Musicale” visto a “Segnali “o il pregevole “Cherubino o una folle giornata “del Teatro Stabile Delle Marche,recensito a Cervia, ma, come il buon vino che non invecchia mai, abbiamo rigustato con piacere un classico del Teatro Pirata “Dallenuvole Bruno”dove Silvano Fiordelmondo reinventa da par suo lo stralunato personaggio che dà il titolo allo spettacolo,sorta di clown silenzioso e melanconico che reinventa il mondo utilizzando solo materiale di recupero.
Nel complesso piacevole lo “Shake Shake Shake” di” Arrembaggio Teatro “dove tre attori escono ed entrano nelle trame del grande Bardo,mentre ancora notevolmente da registrare il “Cielomare Soleluna” del Canguro.
Di grande livello infine l'esito finale di “Sentieri...Del Perdersi e del Ritrovarsi” di “Nautai teatro” visto in studio a Bologna e meritoriamente sostenuto dal Teatro del Canguro. Lo spettacolo, abilmente mescolando fiabe conosciute di diversa estrazione, Pucettino, La bella Vassilissa, Hansel e Grethel ,Cappuccetto Rosso, ma anche inaspettatamente con espliciti rimandi a Pinocchio, racconta la ricerca del fuoco da parte di una bambina lasciata sola nel bosco da due genitori un poco sconsiderati, impersonati da Miriam Bardini e Gigi Tapella che reinventano su di loro anche i vari personaggi tra mito e fiaba che la protagonista via via incontra nel suo viaggio iniziatico.
In una scena ricostruita con materiali poveri, principalmente di legno ,che rimanda figurativamente a Bruegel e Bosch, la bambina interpretata dall'efficace Martina Raccanelli, come accade in tutti gli spettacoli di formazione ,diverrà grande dopo aver attraversato mondi ostili e superato prove di sopravvivenza. E' un teatro nobile e immaginifico quello dei “Nautai” che ci riporta al teatro didattico di una volta, dove ogni momento ,anche fuor di metafora ,è accompagnato dall'attenzione a comportamenti morali, ad un teatro dunque sempre più necessario in un mondo come quello dell'infanzia che sembra aver perso le regole del crescere , in cui i modelli sono vacui e in cui i limiti sono raggiunti di corsa senza la necessaria fatica del crescere.
Durante la vetrina è stata presentata anche un'importante iniziativa : TraM, Teatro ragazzi Marche network. I principali soggetti del settore del teatro ragazzi - Amat, che da sempre lo sostiene e promuove nelle Marche, Teatro del Canguro Teatro Stabile d'Innovazione, Teatro Stabile delle Marche Progetto Ragazzi, Teatro Pirata Compagnia di teatro di figura, Eventi CulturaliTeatri Comunicanti Produzione - danno vita a TraM (Teatro ragazzi Marche Network), il nuovo network regionale finalizzato a perfezionare la programmazione rivolta ai bambini e ai giovani.
TraM si propone di coordinare tutta l'attività di teatro per ragazzi che già si organizza in tanti Comuni della regione con assolute eccellenze come le rassegne delle città di Ancona, Jesi, Fano ed il festival internazionale di Porto Sant'Elpidio,ma anche di tante altre iniziative in moltissimi comuni litoranei, collinari e montani delle cinque province. Il network si propone inoltre di collaborare con tutte le altre iniziative e le altre strutture che compongono il più ampio ed articolatosistema dello spettacolo dal vivo delle Marche, così come si è andato in questi ultimi anni delineando attraverso gli incontri e le conferenze programmatiche promossi dall'Assessorato alla Cultura della Regione Marche. Infine questonuovo soggetto si vuole proporre come interlocutore privilegiato per i più piccoli Comuni della Regione che, grazie ad una più sistematica collaborazione con le strutture già operanti sul territorio, potranno superare difficoltà di gestione e proporre una serie di attività teatrali per le generazioni più giovani. A testimonianza dell'impulso che questo settore dello spettacolo dal vivo ha avuto negli ultimi anni citiamo i numeri riferiti all'attività 2007: 585 recite degli spettacoli prodotti, 296 recite ospitate, 180 compagnie ospitate per un totale di 155.000spettatori sparsi in 57 comuni partecipi dell'attività attraverso rassegne estive ed invernali e festival come appunto “I Teatri del mondo” che anche quest'anno ha coinvolto tutto Sant'Elpidio con giornate a tema visitate con spettacoli,letture,animazioni.
B.M.
A Napoli il progetto di Carlo Presotto
Potremmo dire sostanzialmente riuscito il progetto spettacolare “Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando Principe di Napoli “che Carlo Presotto ha coordinato per il Festival Nazionale del teatro di Napoli, coinvolgendo ben nove compagnie di teatro ragazzi su “La Tempesta “di Shakespeare. Era dai tempi de” I Porti del Mediterraneo “che un evento non coinvolgeva artisti del teatro ragazzi, provenienti da diverse compagnie, in un unico progetto Dal 21 al 29 giugno nello splendido scenario del Real Albergo dei Poveri, attraverso un percorso itinerante di sicuro effetto , i numerosi spettatori che ogni sera hanno assistito allo spettacolo sono stati coinvolti in un evento molto particolare.
Carlo Presotto, attraverso un lavoro durato diversi mesi, ha affidato ai vari artisti della compagnie che hanno accettato di far parte dello spettacolo un segmento narrativo della celebre storia che è stato poi elaborato singolarmente ed immesso successivamente nella storia dal regista vicentino che è così riuscito a dare nel complesso un senso compiuto al tutto.
Questa particolare versione del capolavoro scespiriano ha visto come protagonista non uno ma ben quattro Prosperi, molto diversi tra loro, interpretati da Claudio Casadio, Gianni Franceschini, Mauro Maggioni e dallo stesso Presotto che hanno condotto la storia sino al lieto fine che tutti conosciamo enucleando i momenti salienti del plot , mettando al centro di esso la storia d'amore tra Ferdinando e Miranda,interpretati da Simona Gambaro e Massimiliano Carretta del Teatro del Piccione, non trascurando ovviamente né la figura di Calibano affidata al giovane Claudio Dughera né quella di Ariele interpretato tra gli altri dalla bellissima voce di Arianna Moro né quella dei cortigiani sbattuti dalla tempesta sull'isola ,impersonati con una felice idea drammaturgica dai burattini di Ca luogo d'arte.
Gli spettatori venivano accolti da due giovani attori de I Teatrini di Napoli, Adele Amato De Serpis e Marco Montesano, che come giovani spiriti avevano il compito di indirizzarli verso il palcoscenico centrale,un vero e proprio relitto di nave immaginato da Marcello Chiarenza e Mauro Zocchetta , dove accompagnati dalle efficaci musiche di Michele Moi, si svolgeva la maggior parte dello spettacolo .
9 compagnie con interpreti di diverse generazioni hanno messo in scena una storia utilizzando tutti i differenti mezzi e stili che il Teatro ragazzi possiede dal teatro di figura alla narrazione al teatro musicale e quel che più conta affidando alle parole di un bambino il bravissimo Zeno Bercini la morale positiva dell'intera vicenda , la consapevolezza che solo concedendo all'infanzia il vero sguardo sul mondo si possa salvare il nostro futuro.
Viaggio,naufragio e nozze di Ferdinando,principe di Napoli, è stato dunque il felice esito diun esperimento che nelle intenzioni dei suoi autori e dei responsabili del Festival di Napoli intende essere ripetuto,si spera con un maggior investimento finanziario e con metodologie di creazione e tempi di realizzazione più consoni all'attuazione del grande teatro
m.b.
Cio' che e' accaduto e' tecnicamente semplice: convocare degli amici a giocarsi una scena "a modo loro" ed una scena "condivisa" sulla traccia della drammaturgia della tempesta. Da li' e' partito un lavoro di rete, a stagione gia' avviata (siamo partiti a fine gennaio). E abbiamo visto che e' tanto faticoso ma si puo' fare, e che e' un bel fare. Perche' non e' solo il piacere di farmi dirigere da Bercini o di giocare con Casadio.
E' il fatto di scontrarmi con diversi modi di arrivare al teatro, di ascoltarli, ascoltarli, ascoltarli, cercando i modi giusti per farli interagire. E' realmente fare scuola di esperienze. Col timone saldamente puntato sul pubblico. Sul nostro pubblico, "dagli 8 anni" ero tentato di scrivere, poi ho deciso di dire "per tutti". Sono contento di cio' che e' successo, da domani cominceremo a vedere se ha avuto senso.
Grazie a Eolo, ed alla discussione sulle nuove generazioni. Quando Renato Quaglia mi ha chiamato, dopo aver pensato subito: ma perche' proprio io, con tutti gli artisti veri che ci sono? Mi sono detto che quella discussione con Di Pierro, Adriatico, Raccanelli, Rostagno (e fermo qui l'elenco ma sono tanti altri i nomi) poteva essere bello metterla in scena. Tutto qui
Rispose Yu Kung: "io non vedro' questa montagna spostarsi, ma dopo di me continueranno a scavare i miei figli, ed i figli dei miei figli, ed alla fine la montagna sara' sparita" Gli dei sentirono queste parole e quella notte mandarono un esercito di demoni, ed il mattino dopo la montagna era svanita.
Il nostro lavoro quotidiano, pala e carriola, e' quello di cercare teatro nella vita reale del nostro pubblico. Che guarda la tv, ama le winx e i gormiti, legge geronimo stilton e si diverte a gardaland. Ma che vive scisso tra tempo iperprogrammato in attivita', a scuola e fuori, e tempo libero inscatolato in spazi sicuri, a casa, al parco, al playpark. Senza via di scampo, quando il tempo e' libero non lo e' lo spazio, e quando lo spazio e' aperto il tempo va accompagnato.
Come possiamo noi continuare a parlare di noi stessi teatro, quando il nostro crescere si muta in invecchiare? Quando abbiamo smesso l'urgenza dello stare con il pubblico per l'urgenza di sopravvivere, vendere, comprare. Quando la nostra identita' artistica e' diventata cosi' importante da farci perdere il gusto di giocarcela ai dadi, per una zuppa di cozze o una risata. Cosa abbiamo da perdere se non le nostre catene?
Il mio primo maestro di animazione teatrale mi disse un'anno fa a Venezia: ora tocca a te, tocca a voi. Ed io: Ma cosa mi consigli di fare? E lui furbetto: Questo lo sai tu mica io.
Avessimo piu' padri capaci di dire ai figli: ora tocca a te. Perche' a quel punto i tuoi sbagli diventano il tuo patrimonio, e si procede, passo passo, seguendo le orme di chi ci ha preceduto. Avventurandosi. Approssimandosi. Naufragando.
CARLO PRESOTTO
Immagini dell'Interno 2008
Gran finale per l’edizione 2008 di Immagini dell'Interno, il Festival di Teatro di Figura di Pinerolo, complice un’ideale sera d’estate, a coronamento di dieci intensissimi giorni di teatro di figura in cui hanno brillato le creazioni di molti grandissimi nomi del panorama internazionale: Stephen Mottram da Oxford, Pep Gomez da Barcellona, Gigio Brunello da Mestre con l’ungherese Gyula Molnar, Konrad Fredericks da Londra; Peter Ivan Chelu, Compagnia Fabularia e Peregrin, dalla Transilvania, Romania; Nori Sawa, giapponese, attivo presso il DAMU di Praga; Vladimir Zakharov, KYTheatre, da Tomsk, Russia; Il Mamulengo Jatoba del mestre brasiliano Eder de Paiva.
Ove consentito dalla struttura dei lavori, gli artisti stranieri hanno offerto un’eccellente versione in lingua italiana dei loro spettacoli, spesso a prezzo di un enorme lavoro supplementare su caratterizzazione vocale dei personaggi, testi e drammaturgia originali estremamente ricchi e articolati, come nel caso di Vladimir Zakharov e di Eder de Paiva.
Nell’alta prospettiva dell’antica via Principi d’Acaja, dal crepuscolo fino a notte avanzata si sono alternate le performances. Vladimir Zakharov (2KY Theatre, Tomsk), inventore e grande virtuoso delle marionette articolate al polso ha proposto il suo bellissimo dialogo poetico con ‘Riccio’, appositamente creato in lingua italiana. Konrad Fredericks (Londra), maestro del tradizionale Mr Punch con spirito contemporaneo (ama definire lo spirito del suo teatro “filosofia applicata”), ha aperto la danza dei bastoni e delle testine in puro stile british. Dal truce Punch inglese al ribaldo Pulcinella nostrano: due artisti partenopei veraci, amici, ed eredi della migliore tradizione, Irene Vecchia, dal ritmo implacabile, e Gianluca Di Matteo, poeta dell’ironia, sul sagrato di S.Agostino hanno dato vita a un travolgente dittico di guarrattelle. La musica e il music-hall hanno avuto il loro momento magico con Fluffy Puppet Theatre (Inghilterra/Italia, Novara), la fiaba e la narrazione con Ilaria Gelmi (Vittorio Veneto), Teatrino a due pollici (Napoli), Teatro La Lechuza (Argentina), Il Laborincolo (Perugia), Il Teatrino dello sguardo (Reggio Emilia).
Articolato in tre sezioni, Classica, dedicata ai grandi nomi internazionali, Café Teatro, per giovani realtà esordienti italiane e straniere, e Vetrina Teatro Figura Piemonte, il Festival si è svolto anche quest’anno in parte in Pinerolo, in parte sul territorio, a Vigone, Torre Pollice, Baudenasca e Perosa, in una varietà di spazi teatrali sia convenzionali che alternativi in piazze, strade ed edifici storici.
L’edizione 2008 ha proposto come sempre un ricco cartellone internazionale di spettacoli tradizionali e sperimentali per tutti i gusti e per ogni età; la maggior parte degli spettacoli era gratuita, con poche eccezioni in cui il costo del biglietto è stato comunque estremamente ridotto (3-5 Euro). Molte performances e spettacoli sono stati proposti più volte in orari e contesti differenti. Il pubblico ha avuto ampia scelta, e la possibilità di partecipare direttamente al dialogo con gli artisti dopo ogni spettacolo.
I LABORATORI DELL’EDIZIONE 2008
Sono stati proposti tre laboratori.
LABORATORIO PER PROFESSIONISTI E OPERATORI: LA LOGICA DEL MOVIMENTO
Venticinque giovani artisti e operatori del settore hanno potuto partecipare a un seminario di quattro giorni con Stephen Mottram sulla logica (e potremmo aggiungere sulla poetica intrinseca) del movimento.
Dato il contesto, si è trattato di uno stage di tecnica marionettistica, ma il lavoro è stato deliberatamente guidato in una prospettiva sapientemente interdisciplinare, in base a principi applicabili universalmente a tutto il campo di studio del movimento, con particolare attenzione al problema della sua eventuale riproducibilità e relativa credibilità e nitidezza.
Il maestro ha proposto con grande generosità molti esercizi mirati per risvegliare le capacità di osservazione e di percezione, sottolineando incessantemente l’importanza di sviluppare autonomamente un metodo per accedere a un’accurata visione d’insieme dell’universo da cui si trae ispirazione: un invito a osservare, percepire e memorizzare a monte del lavoro di creazione, manipolazione e interpretazione. I cinque sensi, e non solo le mani, sono il patrimonio dell’artista che aspira a (ri)creare mondi in cui il pubblico possa realmente penetrare con semplicità, naturalezza e stupore.
Stephen Mottram ha voluto trasmettere agli allievi un invito a sviluppare strumenti per una riflessione autonoma e personale sugli elementi e i materiali a disposizione nella pratica quotidiana, ponendo fra gli obbiettivi il raggiungimento di una miglior comprensione della costellazione di dettagli fondamentali caratterizzanti il movimento naturale; dettagli che vanno individuati e analizzati, e di cui si deve tener conto quando si passa a scegliere il mezzo adeguato per una data sequenza.
Anziché alla riproduzione, talora impossibile (un essere umano puo’ evocare una barca, ma non diventare o muoversi come una barca…), è interessante far ricorso all’evocazione, più potente e più poetica, perché dotata di quella qualità ipnotica e solo apparentemente vaga che fa sì che chi osserva la manipolazione percepisca ciò che viene suggerito in modo assolutamente unico e personale, in base alle associazioni che il lavoro dell’artista suscita nel pubblico secondo la memoria e la sensibilità di ciascuno.
Tramite l’evocazione la qualità di movimento voluta dal manipolatore viene suggerita alla percezione dello spettatore in modo indiretto e trasversale attraverso una struttura precisa ma elusiva, basata sulla contrapposizione calibrata di elementi contrastanti (nulla sottolinea la velocità di un oggetto quanto la relativa lentezza di un oggetto differente; e un oggetto apparirà quanto mai pesante se contrapposto a qualcosa che appare infinitamente leggero…). La magia poetica dell’evocazione si basa su una struttura assolutamente rigorosa in cui non c’è posto per l’approssimazione, pena la perdita di coerenza e quindi di credibilità. Il pubblico generalmente non ‘smonta il giocattolo’, non si dedica ad analizzare coscientemente tutto ciò che vede; ma, anche quando non saprebbe spiegarne le cause, percepisce sempre, con assoluta e spietata chiarezza, la verità o l’assenza di verità di quanto il manipolatore propone. Un’incudine può librarsi nel cielo se il manipolatore sa cosa deve fare, e il pubblico lo seguirà; ma da una manipolazione maldestra può nascere solo confusione e anche il pubblico più benevolo non riuscirà a ‘vedere’ nulla.
Attorno al problema centrale della ‘sostanza’ del movimento sono stati presi concentricamente in esame anche i temi della creazione di un paesaggio, ed eventualmente di un contenitore sonoro, allo scopo di ottenere massima credibilità ed efficacia. La ricerca deve basarsi sull’osservazione approfondita del mondo circostante, l’analisi dei singoli dettagli, e l’eliminazione degli elementi (movimenti, oggetti) parassiti durante la manipolazione e la messa in scena.
L’esperienza di un grande laboratorio magistrale determina sempre nell’allievo un cambiamento di prospettiva e lascia molti spunti e molti interrogativi per nutrire il lavoro a venire. Così è stato per venticinque fortunati a Pinerolo. Per tutti –dato che Stephen Mottram ha voluto assistere ad ogni spettacolo del Festival, e in particolare della Vetrina, fino al momento della sua partenza, senza mai far mancare il suo incoraggiamento e le sue riflessioni pacate, empatiche e stimolanti- un flusso ininterrotto di stimoli e di ispirazione poetica per il lavoro a venire.
LABORATORI PER BAMBINI E FAMIGLIE: MODELLARE, SCOLPIRE, SPERIMENTARE
Per i bambini e le famiglie vi sono state due interessanti proposte di Laura Bartolomei con la collaborazione di Jimmy Davies. Laura Bartolomei, docente entusiasta e ispirata, esperta di tecniche di costruzione di maschere e pupazzi, cultrice della scultura della gommapiuma, ha ideato e sperimentato negli anni con una grande numero di allievi un percorso di apprendimento ludico delle tecniche più accessibili ed efficaci, finalizzato alla realizzazione di manufatti concretamente fruibili.
Il percorso didattico introduce i partecipanti in modo semplice e divertente al corretto utilizzo di materiali economici, di facile impiego e manipolazione, adeguati alle esigenze domestiche. Il lavoro pratico si concentra sull’uso di collacarta, cartone, gommapiuma. Un’importante sezione del percorso è sempre opportunamente dedicata alle migliori tecniche di recupero e di impiego dei materiali riciclabili e riciclati, e alle loro numerose potenzialità, esplorando molte fra le applicazioni cui si prestano.
I laboratori di Laura Bartolomei appartengono al mondo del Teatro, e quindi non possono che culminare con l’atto che giustifica e mette alla prova progettazione e costruzione: il passaggio al gioco teatrale con il pupazzo, la maschera o la testa realizzati dai partecipanti, per imparare ad apprezzare direttamente e a confrontare le qualità fondate sulle specifiche caratteristiche dei diversi materiali utilizzati, e sulle tecniche di assemblaggio e finitura. Se qualcosa si rompe, se non soddisfa, si cerca di capire il perché e poi si crea qualcosa di nuovo e di migliore… E’ importante scoprire che si può sperimentare, che è necessario imparare bene una tecnica per ottenere risultati migliori, e soprattutto che tutto questo costituisce un gioco divertente che ricomincia quando si vuole, con chi si vuole, con quel che c’è a disposizione: quando non è disponibile la gommapiuma, ci sarà sempre un po’ di carta e di colla...
Un primo laboratorio era stato proposto per la realizzazione di grandi “teste matte”, di uccelli ed altri animali e personaggi immaginari; e un secondo laboratorio per realizzare una versione a misura di giovani e giovanissimi, e a prova di vivacità infantile, del tradizionale Drago Cinese. A coronamento dell’esperienza, due parate per consentire ai partecipanti, oltre alla gioia della festa, l’importante esperienza del movimento individuale (con le teste singole) e di gruppo (con Il Drago Cinese) indossando le opere realizzate.
Purtroppo le proposte non si sono potute concretizzare… a causa della partenza per le ferie della quasi totalità degli iscritti! Auguriamo a tutti i bambini interessati ai laboratori del Festival di Pinerolo che in futuro capiti loro un’altra occasione di incontrare l’universo di Laura Bartolomei, e che dal 2009 in poi possano sempre partire per le vacanze dopo la chiusura del Festival di Pinerolo…
UN FESTIVAL PER IL PRESENTE, RIVOLTO VERSO IL FUTURO
Figure dall’Interno è un Festival pensato per il presente e rivolto verso il futuro. Nasce nel 1995 per accogliere il Teatro di Strada, il Teatro di Figura, d’Oggetti, d’Ombre in tutte le sue declinazioni e nazionalità, promuovere il contatto fra artisti e pubblico, e sostenere attivamente gli esordienti integrando nella programmazione creazioni recenti di giovani compagnie, a cui viene così offerta la possibilità di acquisire visibilità e maturità espressiva di fronte al pubblico e agli operatori. Anno dopo anno, nell’arco di ogni giornata si alternano generi, nazionalità, esperienze; i programmi della Vetrina vengono distribuiti nell’arco delle dieci giornate di teatro, con pari dignità rispetto ai lavori delle compagnie più note. Ma il sostegno ai giovani non si esaurisce con la possibilità di presentare spettacoli in una cornice ufficiale. I giovani esordienti, ospiti delle strutture del Festival, invitati a presentare le proprie creazioni negli stessi luoghi e negli stessi giorni dei maestri, hanno la possibilità di affinare le proprie doti attraverso la visione dei lavori altrui e il dialogo con i più esperti. Per i più motivati l’ esperienza comporta anche momenti di prezioso apprendistato tecnico: si va letteralmente “a bottega.
Con il sostegno generoso dei maestri si lavora in un clima di grande cordialità, incoraggiati a godere pienamente di ogni occasione offerta dallo stretto contatto quotidiano anche nel tempo libero, mentre gli artisti più maturi trovano un luogo di incontro e di dialogo fra sodali con cui condividere il piacere delle proprie creazioni e della propria esperienza. L’atmosfera è conviviale, ma si lavora sul serio. Si tratta di una vera e propria residenza artistica intensiva, da cui nascono collaborazioni professionali e amicizie durature, e in cui coesistono l’aspetto tecnico, artigianale del mestiere, e l’ispirazione poetica. Sia la programmazione che la creazione di laboratori e l’attribuzione di premi e menzioni speciali riflettono lo spirito del Festival: vedere, fare, sperimentare, condividere, conoscersi, creare ponti per il futuro.
Così è facile ripartire da Pinerolo con una nuova e più ampia visione del teatro di figura e delle sue possibilità, grazie alla varietà di stimoli e alla lezione dei maestri.
LIBERTA’, INTERDISCIPLINARIETA’, RESPONSABILITA’
La lezione dei maestri è anche una grande lezione di vita, e lo sanno bene i fondatori di Teatro Alegre, ideatori del Festival, che hanno fortemente voluto una struttura flessibile e informale, una programmazione estremamente varia, e uguale statuto per tutti gli artisti in campo, dal giovanissimo a caccia della propria identità fino ai piu’ grandi. Lo sanno avendo vissuto in prima persona l’esperienza del Taller di Pepe Otal, un’avventura esemplare del teatro di ricerca europeo non convenzionale.
L’edizione 2008 rivolge un ricordo speciale all’amatissimo e compianto maestro di titiriteros (marionettisti e burattinai) Pepe Otal, scomparso poche settimane dopo aver partecipato all’edizione 2007 e pochi minuti dopo aver concluso insieme all’amico Pep Gomez una rappresentazione della Divina Commedia del Taller de Marionetas in un piccolo paese della Sardegna. A Pepe Otal, che amava il buon teatro e la buona vita, l’amico e sodale dal 1973 Pep Gomez ha dedicato “The broken bridge”, performance in improvvisazione, poetica, affettuosa, ironica, gustosa, fra arte povera e teatro minimalista. Pepe Otal amava Teatro Alegre e il suo Festival, frutti di una volontà coerente con lo spirito ironico, avventuroso e solidale del Taller di Barcelona; Teatro Alegre gli rivolge a sua volta il miglior omaggio continuando a coltivarne lo spirito in questi nuovi, difficili tempi, in cui sia per il pubblico che per i giovani artisti non è facile accedere alla scena e al lavoro dei grandi, e crescere con loro.
Hanno partecipato all’edizione 2008 di Figure dall’Interno: Gigio Brunello da Mestre e Gyula Molnar, Ungheria, con “Vite senza fine - Storie operaie del novecento”
Peter Ivan Chelu, Compagnia Fabularia e Peregrin, Transilvania, Romania, con “Il mulino incantato”
Gianluca Di Matteo, Napoli, con le “Guarrattelle di Pulcinella”
Konrad Fredericks da Londra, Inghilterra, con “Le Avventure di Mr Punch”
Pep Gomez da Barcellona, con “Cabaret de Papel” con Dominika Lederberger, e “Broken Bridge-dedicato a Pepe Otal”
Il Mamulengo Jatoba del mestre Eder de Paiva, Brasile
Steve Mottram, Oxford, Inghilterra, docente presso il centro di Charleville- Méziéres, Francia, con “The Seed Carriers”
Nori Sawa , NoriSawa Art Theatre, Giappone, docente presso DAMU di Praga, con “Ombre dal Giardino dei ciliegi”, “Canzone d’amore del Pescegatto”, “Fairy Tales”
Irene Vecchia, Napoli, con le “Guarrattelle di Pulcinella”
Vladimir Zakharov, KyTheatre, Tomsk, Russia, con “Il Riccio”
Compagnia Alessandra Odarda, Torino, con “Gughi e i due topolini”
Compagnia Aldabra Teatro di e con Donatella Mora e Marco Gualano, Verbania, con “Stranianimali”
Compagnia Area Teatro di Alessio Di Modica, Siracusa, con “Zio Ciano Dream”
Compagnia La Capra Ballerina di e con Laura Bartolomei, Viterbo, con “La bella e le bestie” e “Piccole storie”
Compagnia Cantieri dello spettacolo di Federica Mancini, Roma, con “I sogni del poeta”
Compagnia Carolina Khoury, Torino, con “Mare Crisium” Compagnia Le Fiaberie di Daniela Castiglione, Viterbo, con “Il Mostro Mangiacolori”
Compagnia Fluffy Puppets Productions di Arianna Falla e Bryce Alexander Buntin, Italia/Inghilterra, con “Fluffy Puppets Show”
Compagnia Il Gufobuffo di e con Paolo Grasso, Torino, con “Palle palline palloni”
Compagnia Guizzi di marionette di e con Francesco Furone e Lucia Carella, Torino, con “Guizzi di marionette show”
Compagnia Ilaria Gelmi, Vittorio Veneto, con “Vassilissa e la Baba Jaga”
Compagnia Imagomaya di Demis Pascal e Massimo Apicella, Pinerolo, con “Metamorphosis-Il difficile sentiero di Daù”
Compagnia Joelle – Nogues, Genova/Tolosa, di Joelle Nogués e Giorgio Pupilla, Centre de création, formation et recherche Odradek, con “Le miroir aux fourmis – Lo specchio delle formiche”
Compagnia Il Laborincolo di Marco Lucci e Eva Hausegger, Perugia, con “La scatola inaspettata”
Compagnia Le due e un quarto di e con Silvia Laniado e Martina Soragna, Torino, con “Retrò”
Compagnia Marionette Grilli di e con Marco Grilli, Torino, con “Giandoja e la farina magica”
Storica Compagnia Marionette Lupi, Torino, con “Cappuccetto Rosso”
Compagnia Marivelas di Franco Cardellini, Maritzela Velasco, Ricardo Castello, Torino, con “El gallo siempre canta”
Compagnia Il Melarancio di Gimmi Basilotta, Riccardo Canestraio, Luca Fantini e Franco Olivero, Cuneo, con “Famelico lupo: ovvero Come ti mangio i tre porcellini”
Compagnia Malletin dei Babau di Salvador Puche Esteban, Spagna/Italia, con “L’ appuntamento”
Compagnia Marionetas en libertad di Martin Arhens, Argentina /Italia, con “Chapeau Loco - Cappello folle”
Compagnia Merceria Barbagli di Diego Sobrà, Torino, con “Riluce l’ombra”
Compagnia OfficineDuende di Arianna Di Pietro, Emanuela Petralli e Luca Li Voti, con Arianna Di Pietro, Bologna, con “Priscilla, storia divertente di una bambina impertinente”
Compagnia Pierpaolo Nuzzo, Torino, con “Mi dispiace devo andare”
Compagnia Stultifera Navis (La Nave degli Stolti!), di Alessandra Amicarelli, Julie Linquette, Francesca Casolani, Simone Armini, Arezzo, con “Visioni contemporanee della marionetta”
Compagnia La Vecchia Soffitta di Casaroli e Cordima, Torino, con “I tre porcellini o la rivolta delle salsicce”
Compagnia Teatro Baraonda di Alba Gallese, Alessandria, con “Mamma oca, mamma orsa e mamma scienziata”
Compagnia Teatrino a due pollici di Valentina Paolini e Roberto Vacca, Napoli, con “Il paese dove non si muore mai”
Compagnia Teatro Distinto di Daniele Gol, Alessandro Nosotti, Laura Marchegiani, con “Sono andati tutti via”
Compagnia Teatro Glug di Enzo Cozzolino e Birgit Hermeling, Arezzo, con “La grande sfida tra il riccio e la lepre”
Compagnia Teatro del Pettirosso, Mantova, con “Festa”
Compagnia I Teatrini di Pulcinella di Ponticelli e Colombo, Milano, con “Pulcinella e le magie del pesce d’Argento”, liberamente ispirato all’opera di Emanuele Luzzati
Compagnia Il Teatrino dello Sguardo di Sara Goldoni, Reggio Emilia, con “Visioni ricorrenti” e “Il cagnolino che va a nozze”
Compagnia Teatro La Lechuza di Sandra Guadalupe, Buenos Aires, con “Maria, sempre Maria”
Compagnia Les Virages di Alicia Munoz e Mina Lederberger, Spagna, con “155”
Compagnia Vladimiro Strinati, Cervia, con “Il passatore al teatro di Forlimpopoli con Sganapino e Fagiolino servi di scena”, di Vladimiro Strinati e Danilo Conti
PREMI E RICONOSCIMENTI GIANDUIA DI PEZZA
La Giuria del Premio Sesta Vetrina Teatro Figura Piemonte, Associazione Terra Galleggiante in associazione con l’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, costituita da Trude Kranzl, fondatrice e direttrice storica dell’Internationaler Figurentheater Festival di Wels (Austria), l’insigne studioso John Mc Cornick e la giornalista Mirella Caveggia, presieduta da Alfonso Cipolla, direttore dell’Istituto, ha voluto sottolineare l’elevata qualità degli spettacoli dell’edizione 2008.
Il premio Gianduia di Pezza per la regia è stato attribuito ex aequo a Marco Grilli di Torino, per la lunga carriera nel rigoroso rispetto della tradizione, e alla Compagnia Teatro Distinto di Daniele Gol, Alessandro Nosotti e Laura Marchegiani per la prova d’autore offerta nel campo della sperimentazione con “Sono andati tutti via”.
Il premio Gianduia di Pezza “ragazzi” è stato attribuito alla Compagnia Il Melarancio per lo spettacolo “Famelico Lupo”.
Il premio Gianduia di Pezza – Dogmar è stato attribuito alla Compagnia Stultifera Navis (Nave recante gli sciocchi!) per lo spettacolo “Visioni contemporanee della marionetta”.
Il manifesto Dogmar è stato creato da Damiano Privitera nel 2005 ispirandosi a Dogma di Lars Von Trier (1995). Dogmar preconizza una precisa visione del teatro delle mar-ionette, in contrapposizione a una diffusa e generica nozione di teatro di Figura, professionalmente e stilisticamente debole e indefinito, dove ci si riavvicina ai canoni del teatro umano secondo Obratsov, e la marionetta cede all’operatore umano il primato di interprete e filtro dei contenuti. Dogmar definisce in dieci punti la figura del marionettista/burattinaio completo, costruttore e manipolatore dotato di solide basi tecniche, la cui opera dimostri validi contenuti drammaturgici, per un teatro in cui l’interprete umano non prevarichi mai, ma rimanga essenzialmente manipolatore, in modo tale che burattino, marionetta, ombra o pupazzo siano sempre protagonisti animati dall’uomo, mai accessori o pretesti.
Il Dott. Alberto Barbero, già sindaco e assessore alla cultura del Comune di Pinerolo negli anni ’90, ha ricevuto il riconoscimento Gianduia di Pezza per aver accolto e sostenuto nel 1995 il progetto che ha condotto alla creazione del Festival. La giuria dei bambini dai sei agli undici anni ha premiato Alessandra Odarda per lo spettacolo “Gughi e i due topolini”, tratto dalla delicata opera omonima di Leo Lionni. Una speciale segnalazione per la notevole vena comica e autoironica a Silvia Laniado e Martina Soragna, Compagnia Le Due e Un Quarto di Torino, per lo scoppiettante spettacolo “Retrò”. Una speciale segnalazione per il nitore e la lucentezza delle immagini per la Merceria Barbagli (nomen omen…) di Diego Sobrà di Torino.
DAL TALLER DI PEPE OTAL AL TEATRO ALEGRE
Lo storico Taller di Pepe Otal in Barcellona, luogo di libera creazione, ricerca, condivisione e confronto fra diverse forme d’arte e di pensiero, ha accolto per decenni centinaia di ospiti e ispirato una generazione di artisti dallo stile di vita e di lavoro socialmente consapevole ed aperto ad ogni forma di dialogo interdisciplinare, nel rispetto delle reciproche diversità e nel rifiuto del settarismo. Dopo la perdita dell’eccellente maestro di titiriteros (marionettisti e burattinai) nell’estate del 2007 l’avventura del Taller continua sotto altra guida con il sostegno del Comune di Barcellona; ma, nonostante tutti gli sforzi, manca l’insostituibile personalità di Pepe Otal, i tempi sono cambiati, e il testimone è definitivamente nelle mani di chi ha conosciuto gli anni d’oro del Taller assorbendone il messaggio di libertà e interdisciplinarietà sottintendenti tecnica e rigore professionale.
Nel Taller di Pepe Otal si sono incontrati nel 1981 Georgina Castro Kustner e Damiano Privitera. Dallo spirito ironico, cosmopolita e conviviale del Taller è scaturito il sodalizio artistico e umano che ha dato vita a Teatro Alegre e condotto nel 1995 alla creazione del Festival di Pinerolo con l’appoggio del Dott. Alberto Barbero, coinvolgendo ogni anno il maggior numero possibile di realtà locali ed esordienti accanto a molte grandi personalità da tutto il mondo (solo in questa edizione 2008: Stephen Mottram da Oxford, Pep Gomez da Barcellona, Gigio Brunello da Mestre con l’ungherese Gyula Molnar, Konrad Fredericks da Londra; Peter Ivan Chelu, Compagnia Fabularia e Peregrin, Transilvania, Romania; Nori Sawa, giapponese, attivo presso il DAMU di Praga; Vladimir Zakharov, KYTheatre, Tomsk, Russia; Il Mamulengo Jatoba del mestre brasiliano Eder de Paiva…).
UNO, CENTO, MILLE SPAZI TEATRALI, UNA, CENTO, MILLE OCCASIONI DI APPROFONDIMENTO
Nel 2008 Teatro Alegre inaugura un’ulteriore tappa del suo percorso con l’ apertura del Teatro del Lavoro, così chiamato per ricordare il fortissimo impegno quotidiano trascorso e quello a venire, e che non può mancare da parte di chiunque desideri un Teatro vivo, vegeto e ricco di contenuti. Un piccolo teatro indipendente, con soli novantanove posti, e quindi di agile gestione e programmazione, fruibile, prezioso per chi lo ha creato e per la città che lo ospita.
Teatro Alegre vara inoltre un progetto di videoteca/biblioteca multimediale del Teatro di figura aperta a tutti coloro che desidereranno accedervi; conterrà in archivio sia i filmati dei lavori presentati al Festival, sia documentazione relativa a tutte le produzioni di Teatro di Figura di cui si desiderino preservare traccia e condividere la conoscenza inviandone copia. Teatro Alegre auspica l’integrazione della struttura nell’ambito di una rete europea per la condivisione della cultura del Teatro in senso più ampio, creando legami con altri centri di ricerca e documentazione, e concretizzando così un ulteriore supporto per la ricerca interdisciplinare.
Fin dagli esordi Teatro Alegre, parallelamente all’opera di ricerca e creazione artistica della Compagnia, ha lavorato ininterrottamente per offrire non solo spettacoli e performances, ma anche possibilità di apprendistato tecnico; per educare all’autonomia, ma anche al confronto e al dialogo; per istigare alla sperimentazione e alla curiosità costruttiva; esplorando spazi scenici alternativi, uscendo dai luoghi convenzionalmente deputati ai rituali sociali del teatro; aprendo nuovi spazi scenici, perché sempre più persone possano andare in scena e perché un pubblico sempre più ampio possa goderne a condizioni accessibili a tutti; perché le occasioni di riflessione, ricerca e condivisione si moltiplichino; perché non venga mai meno la possibilità di fare teatro in questi anni difficili in cui grandi Festival internazionali (uno fra tutti, il festival di Nervi) scompaiono per mancanza di fondi.
Ringraziamo Teatro Alegre per il suo teatro a misura d’uomo e auguriamo con tutto il cuore buon lavoro al Teatro del Lavoro
EUGENIA PRALORAN
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