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RACCOLTA RECENSIONI 2008 - 2a parte
 

Tutte di seguito le recensioni 2008 - 2

COLPI DI SCENA 2008


Si è svolto, dal 17 al 20 Giugno, organizzato da Accademia Perduta, tra Bagnacavallo, Brisighella, Russi e Faenza , “Colpi di Scena”, che mancava da tre anni nel panorama nazionale dei Festival e che a partire da questa edizione intende configurarsi come Biennale di Teatro ragazzi e giovani contemporaneo, riservando un'attenzione particolare al repertorio non solo italiano . Ed infatti già da quest'anno “Colpi di Scena” ha ospitato, tra i ventiquattro spettacoli presentati, creazioni francesi, spagnole ,belghe,portoghesi e danesi. Importantissimo, come al solito, è stato anche il contesto ambientale in cui sono state vissute dai numerosi operatori ospiti le quattro giornate del Festival , tra splendidi teatri di tradizione,città e paesaggi incantevoli, dove sono stati serviti pranzi e cene con prodotti romagnoli; insomma il gusto dello spirito è stato amabilmente coniugato a quello del corpo.
Come si è detto le produzioni italiane hanno potuto confrontarsi con quelle straniere in un alternarsi di “visioni” assai stimolanti per gli spettatori presenti:moduli e forme diversificate si sono infatti intrecciati con esiti quasi sempre felici.

Gli spettacoli italiani presentati ,come è sempre stato costume del Festival ,erano, con l'eccezione di “Io sono una strega”,il garbato spettacolo del “Teatro all'Improvviso”, interpretato da Cristina Cazzola , una mamma strega di divertita autoironia,emiliano romagnole.
Il Teatro delle Briciole di Parma,ha presentato “I Saputoni o lo stupore del conoscere “ il nuovo lavoro di Letizia Quintavalla e Bruno Stori,creazione a numero limitato per i bambini più piccoli. “I Saputoni “ è uno spettacolo che raccoglie molti azzardi a cominciare da uno stile non ancora praticato dai due artisti di Parma, uno stile composto da pochi suoni vocali, da rade parole,la maggior parte delle quali registrate da una voce esterna e da molti gesti significanti accompagnati ,quasi sempre, da musiche che non a caso rimandano ai film di Chaplin. Grande anche la scommessa di proporre un tema così alto e difficile per un pubblico così piccolo, lo stupore del conoscere, appunto. In un piccola arena circense si fronteggiano due entità umane A e B che in un continuo gioco di rimandi , attraverso piccoli gesti , imparano uno dall'altro il sapere delle cose e della vita, anche quando , pure qui con un altro evidente omaggio a Chaplin, arriva C che con la sua irruenza vorrebbe limitarli.
Lo spettacolo, soprattutto quando le parole di A e B vogliono essere troppo significanti, non ci pare ancora del tutto risolto, ma questa nuova prova delle Briciole ci sembra un ulteriore riscontro importante di come il mondo dell'infanzia debba esssere onorato da temi e da stilemi che non hanno niente da invidiare al mondo adulto con in più la preziosità della scelta di uno spettatore assolutamente unico.
Il Teatro Gioco Vita di Piacenza ha presentato al Festival romagnolo una versione molto raffinata di un classico musicale per l'infanzia,già per altro visitato da diverse compagnie,“Babar”, che qui viene accompagnato non solo dall'originale partitura di Poulenc ma anche da musiche appositamente scritte da Claudio Rastelli.
La scelta coraggiosa della regista Annusc Castiglioni di narrare a vista , non solo con le ombre, le celebri avventure dell'elefantino, rende lo spettacolo un esercizio di stile di grande e raffinata fattura ma forse fa perdere un poco di immediatezza al tutto, complice anche la recitazione un poco asettica di Elena Griseri e Walter Battista Maconi. Ma tutto l'impianto scenografico e la qualità inventiva delle immagini, che sono in perfetta sintonia con le musiche, sono di grande suggestione emotiva soprattutto nei frangenti più intensamente narrativi.
Godibile per il pubblico dei ragazzi, con diversi momenti di accattivante divertimento , la “Biancaneve” de La Baracca di Bologna, che nella finzione scenica ha l'idea fulminante di far recitare lo spettacolo dai tecnici, non esssendo arrivati i veri attori.
Peccato però che lo spettacolo non sfrutti sino in fondo questa idea e che sovente non l'accompagni con la necessaria inventiva , limitandosi a seguire la storia spesso attraverso un uso della parodia un poco fine a sé stessa. Ci sarebbe piaciuto che effettivamente tutto lo spettacolo fosse stato rappresentato con lo stupore che i mezzi della “tecnica “posseggono, come avviene per esempio in modo perfetto nella costruzione della famosa mela avvelenata. Danilo Conti e Antonella Piroli di Tanti Cosi Progetti, nel loro stile immediato intriso di vitale ironia, ci hanno regalato una versione con i pupazzi molto simpatica, anche se in qualche momento un poco trasandata de “Il lupo e i sette capretti “, mentre invece “Cà Luogo D'arte “ha proposto il già apprezzato “Fiabe Italiane “ visto l'anno scorso a Gallarate e in apertura il curioso e dolente omaggio al maiale del progetto “Incontri con animali straordinari”,agito in un piccolo circo di paese ricostruito dall'estro fiabesco di Maurizio Bercini.
Hanno completato il panorama degli spettacoli italiani per l'infanzia visti a “Colpi di scena” “Volpino e la luna” di “Asina sull'Isola” già visto a Gioia del Colle, "Bambino bisonte"il dedicato racconto indiano del teatro dell'Orsa agito in una vera tenda indiana ed il formalmente raffinato spettacolo di Drammatico Vegetale che dopo molti anni è ritornato a visitare “Alice”, testo che incarna perfettamente lo stile di questa onorata e storica compagnia.
Un posto a parte ha avuto ovviamente “Pollicino” dei padroni di casa di Accademia Perduta firmato da Marcello Chiarenza , a cui dulcis in fundo è stato consegnato il biglietto d'oro, spettacolo storico passato di mano negli anni da Gianni Bissaca a Claudio Casadio che è riuscito a rinnovarne tutta la carica di dirompente vitalità.

Molti degli spettacoli stranieri visti in Romagna hanno avuto al centro della loro ricerca le fiabe, a testimonianza di come anche all'estero esse mantengano inalterato il loro fascino e di come esse possano permettere ogni volta letture sempre nuove, anche in chiave contemporanea e ovviamente psicoanalitica, cosa che avviene puntualmente in uno degli spettacoli più stimolanti visti a Colpi di scena “Un petit chaperon rouge” della Compagnia francese Chantier Teatre. Lo spettacolo si addentra sino in profondità nella celebre fiaba di Perrault “Cappuccetto rosso” per sviscerare in tutta la sua crudezza il rapporto tra il lupo e la bambina ,enucleando in modo diretto tutti gli evidenti sottotesti sessuali del racconto. Tutte le situazioni emergono dal buio, attraverso un pregevolissimo gioco di luci , in un alternarsi di contrasti tra nero e rosso, in cui Florence Layaud, citando tra l'altro Nightmare e Psyco, tra danza e teatro d'immagine ,con poche parole ,ci trasporta nel mondo notturno della sopraffazione con un lieto finale che accentua ancora di più il contesto malefico in cui si svolge lo spettacolo.
La Compagnie Bakelite in L'affaire Poucet prova invece a raccontare “Pollicino” come fosse un romanzo di Maigret ,solo che il multiforme commissario Olivier Rannou imbroglia le carte e attraverso un sapiente gioco di oggetti finisce per incastrare il nostro piccolo protagonista. Radio di ogni genere, registratori,coltelli di varia lunghezza, ci trasportano in una storia divertente, giocata con ritmo e inventiva eccellente.
Il portoghese Josè Caldas in “La paura blu” si affida invece alla narrazione e ad una sommessa semplicità di mezzi per raccontare il mito di Barbablu inframmezzando il racconto con un uso del canto che trasporta efficacemente la storia nella contemporaneità
I libri per l'infanzia ed il piacere di leggerli sono presenti nel barocco “El libro imaginario” de la spagnola Compania De Comediants La Baldufa ,dove con grande dovizia di mezzi e stili che vanno dalla recitazione alle ombre alle prioiezioni alle marionette articolate,lo spettacolo ci vuole dimostrare come la vita quotidiana possa venire interrotta dall'immaginazione che ti corre dentro quando la lettura ti prende l'anima.Così diversi racconti prendono vita sul palco, racconti in cui tra i potenti corrotti c'è un vescovo e dove un re ama un soldato ( cosa mai direbbero le nostre maestre?) narrati con una fantasmagoria di mezzi espressivi a volte forse eccessivi ma sempre posseduti egregiamente da Enric Blasi,Carles Benseny, Emiliano Pardo e Carles Pijuan che cambiano continuamente stili e registri senza mai sbagliare un colpo.
Per i bambini piccolissimi abbiamo visto anche il tenerissimo “En el jardin “ una coproduzione di Teatro Paraiso e Theatre de la Guimbarde dove su un piccolo tappeto attraverso l'uso del video e di oggetti viene ricostruito un giardino con una stile per altro molto visitato dal teatro ragazzi italiano

Grande attenzione è stata data da Claudio Casadio e Ruggero Sintoni,direttori del festival, alla danza e allo spettacolo di piazza. La Compagnie” Melting Force” in questo ambito ha presentato “ Revelations” spettacolo di hip-hop per sei danzatori di grande forza acrobatica con al centro del “drama” le peripezie di un matto , ma che si fa amare più che per i suoi intenti narrativi e simbolici per la straordinaria forza dei sei giovani interpreti.
Nella bellissima piazza di Bagnacavallo, su un grande palco circondato ai quattro lati dal pubblico, è stato presentato per il Progetto Bagliori” Incontri- Il circo del fuoco” di Pietro Chiarenza dove 6 attori sulle musiche di Michele Moi si muovono tra sofisticati marchingegni per narrare un'improbabile storia di fantasmi ottocenteschi. L'evento, si nutre di un grande dispendio di mezzi per uno spettacolo che ,come i fuochi d'artificio, si fa ammirare soprattutto per lo stupore che ognuno di noi possiede per la magia del fuoco, qui proposto in tutte le sue declinazioni, per una performance che però vuole essere, ci pare ,ben altra cosa.,un impasto spettacolare tra danza,circo e teatro. Di “Karlik danza, teatro producciones Javier Leoni” abbiamo visto “ Nina Frida” un omaggio tra danza e teatro alla pittrice messicana Frida Kalo, "interpretata" nel suo essere stata sempre bambina. .A nostro avviso però lo spettacolo, che narra anche l'infelice vita di Frida attraverso quadri narrativi e fantastici, non riesce invece a coniugare fertilmente la danza con il teatro, non liberando mai a sufficienza né l'una né l'altra , ma limitandosi a regalare agli spettatori qualche immagine esteticamente accattivante mentre i quadri della grande pittrice ci sono restituiti soprattutto attraverso il video.

Curiosissime e ambedue molto interessanti invece gli spettacoli ,apparentati tra loro , delle compagnie danesi, Riorose e Kofoed & Netterstrom . In “Blah Blah Blah” di RioRose vi è in scena un uomo,l'eccellente Folmer Kristensen, che apprendiamo subito essere felice e che anzi lo dimostra pubblicamente,ma che forse piano piano ci pare possa nascondere dentro le fessure della sua anima una tragedia,l'alcolismo?Forse! Ma non ci importa , quello che ci importa è la sua lotta per ripristinare la verità che è chiusa in se stesso e che intende comunicare al pubblico attraverso una forma teatrale fatta di interruzioni, di piccoli straniamenti,di immagini evocative che rendono lo spettacolo assai particolare,dove si ride molto ma dove il senso del “disastro esistenziale “è sempre dietro l'angolo. In “Artistik Synge-varietè “ è il corpo ad essere protagonista dello spettacolo, il corpo della signorina Kofoed e della signora Netterstrom che nonostante l'evidente ingombro di un fisico non del tutto adatto , si abbandonano davanti e con l'aiuto del pubblico in esercizi di acrobatica,canto,flamenco,danza del ventre, senza nessun impaccio anzi mostrandolo senza nessun pudore con un autoironia davvero incantevole.Uno spettacolo di varietà , fatto di numeri ironicamente circensi, divertente e particolare.

Lasciamo per ultimi i due spettacoli italiani che ci hanno appassionato senza riserve, “Ay l'amor” del faentino Tratro Due Mondi e “Clown in libertà “ di Teatro Necessario di Parma.
“Ay l'amor “è un percorso corale molto intrigante sull'amore , inteso in tutte le sue sfaccettature, rappresentato attraverso canzoni del repertorio del sud italiano e composizioni originali e agito da sei bravissimi cantanti attori che utilizzano solamente delle grandi scale, maschere e costumi di squisita bellezza formale per imbastire uno spettacolo di raro equilibrio e di grande sapienza teatrale diretto da Alberto Grilli.
Stefano Grandi, Tanja Horstmann ,Angela Pezzi,Maria Regosa, Federica Belmessieri e Renato Valmori,tutti tecnicamente e festosamente ineccepibili, diretti musicalmente da Antonella Talamonti, che ha composto anche le musiche originali dello spettacolo, regalano al pubblico un'ora di splendido ed intelligente divertimento ,dimostrandoci che il così detto” terzo teatro “italiano ci può donare ancora spettacoli di grandissima qualità. Teatro Necessario ha rappresentato il suo spettacolo “ Clown in libertà” sulla piazza del borgo medioevale di Brisighella,uno spettacolo di strada, appunto, che possiede, nel suo estremo rigore e nella sua estrema povertà di mezzi, tutte le caratteristiche e gli incanti del grande teatro. Leonardo Adorni, Jacopo Maria Bianchini e Alessandro Mori, sempre in perfetta sintonia tra loro, mescolando con consumata abilità tutto il vario repertorio della Clownerie ,dalle acrobazie ,alla giocoleria ,dalla musica dal vivo, al teatro di varietà, riescono a creare una vera e propria drammaturgia che ha la sapienza anche di adattarsi alle varie situazioni che la strada suggerisce, creando un rapporto diretto con la varietà e la verità degli spettatori che via via assistono al loro gioco teatrale. "Colpi" di Scena è terminato significatamente sulla rocca di Brisighella con lo spettacolo di Massimo Carlotto”Cristiani di Allah”,dove la lettura del romanzo dello scrittore è accompagnata dalla bellissima voce di Patrizia Liquidara e da una band di eccellenti musicisti che hanno terminato in modo perfetto questa edizione del Festival.
Arrivederci al 2010!!!!
M.B.




VIA PAAL 2008 A GALLARATE

Edizione, pur nell'estrema ricchezza delle proposte, complessivamente in tono minore soprattutto riguardo ai debutti delle nuove creazioni, rispetto alle due precedenti, quella di quest'anno di” Via Paal “, il Festival che a Gallarate dal 12 al 14 ha dato uno sguardo interessante su quello che lo spettacolo dei bambini offre oggi in Italia ,mescolando intelligentemente il repertorio con le novità in una formula già per altro subito adottata da altre manifestazioni. Così il Festival diretto da Adriano Gallina ci ha concesso di rivedere accanto a novità quasi sempre condotte senza eccessivi azzardi,produzioni invece sempre verdi come il delizioso” l'Abecedario” di Giorgio Scaramuzzino, il curioso “Stile Libero “di Coltelleria Einstein , il recente “Felicità di una stella” di Dario Moretti, visto da poco a “Segni d'infanzia “,o il felicissimo e frenetico “ Pulcinella a quattrro mani” di Ronga e Nasuto che ha convinto anche il mondo del teatro ragazzi per l'assoluta padronanza dei mezzi dei due guarratellai messa al servizio di uno spettacolo dal ritmo assolutamente fantastico.

Non avevamo mai visto invece quell'altro piccolo capolavoro che è “La piccola fiammiferaia” di Cà luogo d'arte, coprodotto con tre centri internazionali e con “Laboratorio Nove “di Firenze , dove inconfondibile è la cifra stilistica di Maurizio Bercini, non solo nella ricostruzione immaginifica di un mondo e di un teatro che rimanda agli incanti perduti dell'infanzia, ma anche per quell'impasto di ironia e di melanconia con cui ci restituisce una fiaba dolorosa come quella di Andersen.
La mano di Bercini seppur in modo decisamente meno composito e sfolgorante è presente anche nel Pinocchio(Le avventure di Pinocchio ovvero il solito ceppo d'albero fatato) di Fontemaggiore dove il protagonista uscito dal pubblico è costretto a rivedere a ritroso la sua vita sino a ridiventare nella commovente scena finale un ceppo di legno. Intorno al bravo Fausto Marchini,Nicol Martini e Giulia Zeeti si fanno in quattro per interpretare tutti gli altri personaggi in un gioco scenico scritto da Marina Allegri spesso divertente,punteggiato da festose soluzioni scenografiche.
Tra le novità viste a Gallarate ,ancora da “registrare” il nuovo lavoro di Silvano Antonelli “Ai bambini con le orecchie “che continua il delizioso gioco musicale iniziato da “Canzoncine alte così”e che qui segue da vicino la giornata tipo di un bambino, dove il simpaticissimo autore torinese è accompagnato da due sorprendenti strumenti interpretati da Alice Malerba e Laura Righi che ancora però faticano ad assecondare compiutamente Antonelli nel gioco scenico pieno tuttavia di risvolti interessanti .
Ancor di più decisamente da governare “ La giostra disobbediente” di Arteatro dove Chicco Colombo, accompagnato meritoriamente da cinque giovani allievi attori, conduce un gioco teatrale che purtroppo si risolve nell'essere solo un accumulo anche prezioso di materiali coloratissimi,ispirati alla pittrice Kweta Pacovska e che si pone per ora al di fuori di un contesto drammaturgico e registico coerente e preciso.
La stessa cosa dicasi per il ridondante”Zio Ciano Dream” di Casa Comune Area Teatro dove troviamo ancora il vitalissimo Alessio Di Modica accompagnato da una stupenda band "I Malacapra" e da un pupazzaro Corrado Portuesi mentre ci racconta un mondo in via di estinzione quello dei pescatori della sua Sicilia. Tantissimo il materiale immaginifico visto sul palco che possiede a volte molta forza teatrale ma che naviga per quasi due ore in acque agitate senza un nocchiero e che se invece fosse regolato da un occhio regista esterno potrebbe diventare uno spettacolo di forte impatto emozionale e teatrale.

Il gallaratese “Zone Teatro”, che ci aveva regalato una stimolante anche se non del tutto risolto spettacolo ispirato a” Scarpette rosse”, si è misurato a “Via Paal “con una creazione dedicata all'acqua “Lunga Treccia,il villaggio senz'aqua “diretto da Sara Mignolli. Lo spettacolo vive della forte energia di due giovani attori Silvia Neposteri e Gabrio Monza che nel raccontare un antica fiaba cinese legata all'acqua mescola la narrazione alla danza in un gioco di semplice efficacia spesso divertito e divertente. Sempre sul filo dell'intento didascalico e con qualche difficoltà nel narrare compiutamente il nucleo centrale del racconto,comunque "Lunga treccia"è il risultato piacevolmente convincente di una giovane compagnia alla ricerca di una propria cifra stilistica.
Interessante anche” Il mio papà è Ulisse “del Teatro del Buratto in cui Telemaco, il figlio dell'eroe greco , in attesa del padre su una spiaggia di Itaca , racconta ad un amica le avventure del padre che da molti anni è lontano . Le avventure di Ulisse sono raccontate con garbo e misura dall'attenta regia di Renata Coluccini e dalle immagini di Jolanda Cappi. Ci piacerebbe forse che la mancanza del padre venisse esplicitata con maggior forza immaginativa ma lo spettacolo risulta gradevole e ben condotto da Elisa Canfora,Stefano Panzeri e Irene Dobrilla

Lo spazio dedicato ai giovani gruppi è stato affidato alla compagnia Straninvolo che ha presentato uno studio in fase avanzata dallo stesso titolo. Lo spettacolo possiede tutte le ingenuità di una prima prova davanti al pubblico di un festival presentando una piccola storia dall'impianto moraleggiante raccontata tra danza e narrazione con sobria naturalezza da Elisa Carnelli e Roberta Correale tratta da Italo Calvino.
Nessun azzardo ma è comprensibile, meno lo è in altre produzioni,ma comunque ci sono eccezioni. Per cause di forza maggiore che hanno impedito la presentazione de “La stanza dei Mulini a vento” gli Eccentrici Dadarò hanno presentato poi “Un soggetto per un breve racconto” dove Rossella Rapisarda dedica tutta sé stessa al personaggio di “Nina “de “Il gabbiano” di Cecov, dove il percorso dell’attrice attraversa, incrocia, affianca quello di Nina , “se non altro nelle domande, nelle incertezze di quella stessa scelta di vita”. Ci pare molto bello che una compagnia e un'attrice di teatro ragazzi abbiano affrontato un percorso così diverso ed impervio,sostianzialmente vincendolo, ecco questi sono gli azzardi che ci piacciono.
Molte le iniziative intorno al Festival, una notte dedicata alla tragedia con cena alla greca,video, una mostra di Maria Teresa Callini consacrato all'infanzia,due incontri uno dedicato al teatro varesino e unoal progetto di scuola dei linguaggi e delle tecniche per il teatro ragazzi diretto da Bruno Stori che prenderà il via alla Paolo Grassi di Milano.
MARIO BIANCHI




VIMERCATE 08

Edizione di buon livello,anche se ancora una volta condizionata dal tempo atmosferico, la diciassettesima di “Una città per gioco”il Festival che la cooperativa Tangram ha organizzato a Vimercate dal 6 all'otto giugno.Edizione contrassegnata da temi forti,dalla riprposizione di creazioni di repertorio e come al solito dalla ricerca di nuovi gruppi in qualche modo capaci di rinnovare il panorama del teatro ragazzi italiano.. Di grande risalto anche la fascia di mezzanotte con due “chicche” molto suggestive, il meraviglioso spettacolo già recensito di Gigio Brunello “Vite senza fine” e l'omaggio a Dante di Elsinor che in “Fuoco Luce Angeli”imbastisce un percorso di parole ed immagini di grande suggestione e di felice impatto emotivo ben condotto da Stefano Braschi,Giuditta Mingucci,Andrea Soffiantini con la regia di Franco Palmieri.
Temi forti si diceva ed il festival è iniziato infatti subito con “Me ne frego”lo spettacolo dedicato al bullismo dalla compagnia milanese Quelli di Grock. Lo spettacolo, a nostro avviso con qualche semplificazione di troppo, preoccupazione questa per altro subito fugata dalla presenza di Nicola Iannaccone che ha curato l'aspetto scientifico del progetto,affronta il tema attraverso la vicenda del rapporto che si snoda per tutta l'infanzia tra due ragazzi , Biglia e Rospo,che si incrina quando quest'ultimo viene indirizzato verso la violenza dall'arrivo di un nuovo alunno ,Robertino, che trasporta piano piano la loro amicizia su un piano di assoggettamento forte e sgradevole. Lo spettacolo con la regia di Claudio Intropido, su un testo di Valeria Cavalli, in una delle tante storie possibili, segue passo passo l'evolversi del rapporto tra i due ragazzi con una teatralità serrata molto persuasiva, supportata anche dall'uso molto felice del video e dalla recitazione convincente di Andrea Battistella e Antonio Brugnano. Ad un certo punto Biglia troverà il coraggio di ribellarsi rompendo il silenzio e più tardi troveremo i due protagonisti adulti ,uno in prigione, l'altro come suo avvocato ,in una necessaria semplifica zione che fa scattare nei ragazzi che assistono allo spettacolo una giusta adesione morale al problema. Spettacolo nobile, di servizio, che indica una delle nuove direzioni verso cui si sta dirigendo il teatro ragazzi italiano.
La camorra,uno degli argomenti proposti con forza in questi tempi dal libro di Saviano,dal film di Garrone e dallo spettacolo diretto da Mario Gelardi è stato proposto a Vimercate con forza da “La ferita “il reading che i Teatrini di Napoli hanno proposto al festival sempre diretto da Gelardi. L'argomento della camorra era coniugato questa volta con il tema delle vittime innocenti ,cioè di quegli uomini e di quelle donne, di quei bambini che sono stati uccisi per caso dalla camorra,vittime incolpevoli di una violenza usurpatrice di ogni pietà umana. Daria D'Antonio, Francesco Di Leva, Giuseppe Miale Di Mauro, Adriano Pantaleo con commossa e forte consapevole partecipazione hanno letto ed interpretato brani di giornali,testi appositamente scritti,cronache di quotidiana violenza per uno spettacolo di grande e forte intensità.
L'innamoramento era il tema invece del poetico spettacolo proposto dai varesini della Cooperativa il Sorriso “Ciao tu” tratto da un testo di Roberto Piumini e diretto da Gabriele Calindri e Elisabetta Ratti con i bravi Delia Rimoldi e Andrea Gosetti che impersonano due ragazzi alle prese con i primi turbamenti d'amore. Lui e lei non si conoscono , il loro rapporto tra i banchi di scuola e le pareti di casa vive sull'inviodi lettere del cui testo il teatro fa rendere partecipe anche al pubblico. Lo spettacolo è condotto con grazia e tenerezza attraverso un continuo scambio di pensieri che porterà alla fine dello spettacolo al reale incontro tra i due .Ora ,lo sappiamo, i giovani non si incontrano più in questo modo, ma la genesi del sentimento amoroso è comune a tutte le epoche e contesti e lo spettacolo ne enuclea poeticamente tutte le sfumature in modo semplice e quasi sempre convincente senza sbavature macchiettistiche.

Un altro tema che percorre ultimamente con i suoi umori la scena del teatro ragazzi italiano è quello della morte, affrontato con i moduli della favola dal Teatro dell'Argine in “Quando la nonna diventò un albero” e con grande poesia dalla Tangram in”Se è una bambina” tratto da un testo narrativo di Beatrice Masini. Dopo la felicissima prova di “Clara va al mare “Lillia Marcucci, con ancora l'acuta complicità registica di Giorgio Scaramuzzino, interpreta una madre che colloquia anche dopo la morte con la sua bambina, interpretata sulla scena dalla bravissima dodicenne Giordana Faggiano. La guerra le ha portato via ambedue i genitori ed ora è in collegio,intorno a lei solo figure di contorno. Non si incontrano mai fisicamente madre e figlia ma il cuore è tutt'uno, il suo occhio emotivo la segue in ogni momento della sua vita tra le gioie e le incomprensioni di ogni giorno,solo quando la mamma si accorge che la bambina ha la maturazione in tasca , ella ha il coraggio di lasciarla da sola Tutto è sommesso in questo spettacolo,solo il rumore della guerra è lancinante, le parole sono invece leggere e significative d'amore,di tenerezza,di malinconia. Poche le scenografie e gli oggetti curati da Marcello Chiarenza in uno spettacolo ancora in rodaggio ma che ha già la capacità di entrarti dentro senza clamore ma con grande finezza.

Per quanto riguarda il repertorio il pubblico degli operatori e dei bambini, sempre accorsi numerosi, hanno potuto rivedere con piacere il “Circo dei burattini “del Teatro Pirata al suo quindicesimo compleanno e il sempre verde“Tre colli “ di Luigi Zanin della Tangram,peccato per il Teatro del Buratto che non ha voluto presentare il suo classico “Cappuccetto Bianco” molto atteso dai pochi che lo avevano già visto e dai tanti che non lo avevano già gustato.

Per il pubblico dei più piccoli il Melarancio ha proposto nel suo stile ormai consolidato da “Piè di pancia” qui impreziosito dalla collaborazione di Tonino Catalano che ha dipinto una sorta di caverna “Mamma di terra” dove due attori( Tiziana Ferro e Vanni Zinola) imbastiscono un gioco intrigante che rimanda al rapporto tra l'essere umano e la terra che lo nutre. L'uomo riceve dalla terra che all'inizio è invisibile i frutti della terra, poi piano piano ella si fa visibile ed allora l'uomo incomincia a coinvolgerla in un rapporto che rimanda a tutte le fasi dello sviluppo dell'umanità rispetto al cibo. Lo spettacolo molto interessante nella prima parte quando ogni gesto è allusivo e indirizzato verso indefinibili suggestioni , diventa meno interessante quando nella seconda parte è più descrittivo e si muove su binari meno desueti.Comunque possiamo già intuire un percorso interessante che si inserisce autonomamente nel miglior teatro per i più piccoli.

Al di là dei temi in qualche modo forti diverse le produzioni che hanno con l'infanzia un rapporto più libero e disincantato. Il T.P.O. di Prato continuando il proprio percorso tecnologico di dolce rapporto con il pubblico bambino e culminato nella trilogia dedicata ai Giardini e che si arricchirà prossimamente con il girdino barocco, ha presentato nel nuovo spazio di Oreno,Farfalle, il delizioso spettacolo già visto a Zona franca. Nello stesso spazio abbiamo visto anche “La formichina- storia di guerra e pace” il prezioso spettacolo ispirato a “ Ina. La formica dell'alfabeto “ di Terzaghi e Zürcher condotto da Lello Cassinotti e Giada Balestrini . Lo spettacolo attraverso la tecnica del videoracconto ma non solo, narra la vita di un formicaio dove tra le formiche che in fila indiana portano briciole di pane c’è INA che invece raccoglie lettere dell’alfabeto Tutto scorre tranquillo finchè non arriva un vero e proprio esercito che verrà sconfitto proprio da Ina Piccoli oggetti attraverso il video interagiscono con i due attori per un racconto di micro teatro di originale e un po folle poesia dove la leggerezza vive sovrana e dove anche i piccoli spettatori possono perfettamente identificarsi. Molto apprezzato anche lo spettacolo di Claudio Milani prodotto dal teatro Litta ” Bu”. Attraverso il racconto di Milani, sempre in contatto diretto con il pubblico dei bambini, questa volta aiutato da pochi elementi scenici in cui campeggia una porta e da qualche effetto mai ridondante, lo spettacolo parla di paure e delle grandi icone di cui è impregnata l'infanzia, l'uomo nero,il ladro il lupo mannaro e la strega cattiva. Bartolomeo, il protagonista della storia, in un racconto formato a scatole cinesi, riuscirà a superare ogni ostacolo con le proprie forze, con un pizzico di coraggio e la protezione di un oggetto magico.Spettacolo di formazione “Bu” conferma le doti di grande affabulatore del giovane attore comasco.

Meno calibrato invece Walter Tiraboschi, senz'altro un po emozionato, nel narrare nello spettacolo di Teatro Prova “Senza Paura” i principali episodi della vita di San Francesco attraverso gli occhi di un confratello.Comunque quando i toni si fanno meno concitati, complice la regia attenta di Silvia Barbieri, la musica in diretta ed il rapporto con gli oggetti di scena, lo spettacolo riesce a rendere poeticamente credibile la figura del santo. Suggestivi anche gli interventi in chiave intima e contemporanea di una bambina che in tutte le repliche viene coinvolta sul palco. Nel complesso gradevole anche “L'impronta dei colori” di Erewon dove Corrado Deri coadiuvato all'episcopio da Tiziana Salvaggio narra tre miti assai diversi tra loro,utilizzando immagini e materiali diversi. Ancora assai immatura invece la prova del giovane gruppo modenese “Amigdala” che in” Bestiario”propone attraverso una drammaturgia frammentaria ed una recitazione poco convincente un'enciclopedia visiva e narrativa che ha la sola forza teatrale in qualche immagine e negli ultimi minuti dello spettacolo quando disegni di animali mitici si affidano alla fantasia dei bambini. Tra le manifestazioni di contorno abbiamo potuto ancora gustare appieno l'interessante percorso che Maria Rita Alessandri compie intorno all'identità di genere con i suoi contributi visivi che coniugano in modo affascinante e didatticamente virtuoso i pensieri dei bambini con le immagini dei grandi artisti contemporanei in un unicum veramente prezioso e corroborante
Mario Bianchi


Abbiamo chiesto alla giovanissima Lucia Castellari, una studentessa al biennio specialistico del corso Cinema Teatro e produzioni multimediali (curriculum teatro) presso l’Università di Pisa che sosterrà una tesi sul teatro ragazzi di seguire per noi il festival, un 'esperienza per lei nuova ed entusiasmante, ecco i suoi contributi.

IMPRESSIONI PERSONALI SUL FESTIVAL DI VIMERCATE
Festival di Vimercate: un’abbuffata di spettacoli, un pranzo riccamente imbandito senza alcun boccone amaro, tutto equamente gustoso con qualche punta più prelibata. Una esperienza tutta nuova che mi ha dato modo di sedermi a questo particolare e singolare convito teatrale. I commensali, seduti intorno alla tavola, hanno portato ognuno il proprio contributo che è stato assaporato e condiviso da tutti. Un clima, quindi, che mi ha colpito per la sua apparente familiarità che non so, e per me non è importante sapere, se fosse più o meno autentica. Quello che emergeva, rimanendo all’interno della metafora conviviale, era sete e fame di vedere e, magari, catturare spunti da ciò che è stato offerto. A fine spettacolo, le persone intorno a me erano impegnate a commentare, tanta era la voglia che emergeva di esprimersi e condividere opinioni. La mia posizione era, ovviamente, quella di un pesce azzurro all’interno di un acquario di pesci rossi, ma la mia curiosità è prevalsa su qualsiasi sentimento di smarrimento. La cosa più bella sono stati i bambini, la loro straordinaria energia e spontaneità, le loro reazioni senza alcun tipo di freni inibitori, il loro parlare senza che la cosa danneggiasse lo spettacolo poiché, anzi, ne costituiva un elemento importante sia per noi spettatori ‘grandi’ ma in maggior modo per gli attori e la loro messinscena.
Il susseguirsi della visione degli spettacoli, ad un ritmo per me mai vissuto, mi ha trascinato all’interno di una dimensione diversa da quella comune. Non voglio esagerare e tanto meno non voglio entrare nel trascendentale, ma per una principiante come me, trovarsi in una circostanza del genere ha significato allontanarmi da tutto quello che era la mia vita abitudinaria. Gli spettacoli, come ho già detto, sono stati tutti piacevoli. Non ho una spiccata preferenza verso qualcuno di essi in particolare ma, ad oggi, se mi fermo a pensare a ciò che ho visto, primi tra tutti mi saltano alla mente le rappresentazioni come quella sul bullismo Io me ne frego della compagnia “Quelli di Grock”, per la toccante tematica trattata, per la bravura degli attori, per la risata con l’amaro in bocca (che fa riflettere). Tutti aspetti che hanno caratterizzato lo spettacolo e che lo hanno fatto risaltare tra gli altri.
Mi sento inoltre di citare Mamma di Terra della “Compagnia il Melarancio” perché la sua visione ha comportato una fruizione tutta a suo modo, una partecipazione volutamente richiesta. Una messinscena, un luogo scenico avvolgente e una immersione nel mondo della natura attraverso un simulato ma riuscito contatto ravvicinato con la terra e i suoi modi di manifestarsi. Mi risulta tuttavia difficile mettere a confronto spettacoli di genere così diverso. Di sicuro, la varietà qualitativa offerta è stato uno dei punti forti del Festival perché non ha lasciato spazio al”già visto”o, peggio ancora, alla noia.
Che dire ancora? Beh, se una pecca c’è stata, oltre al maltempo che non ha favorito la realizzazione totale degli spettacoli previsti, forse, per quanto strettamente mi riguarda, la fascia oraria serale degli spettacoli non era proprio ideale. Primo perché credo che i bambini non abbiano potuto godere a pieno di un evento simile che non è alla portata di tutti i giorni, e credo che questo sia stato un peccato, perché è soprattutto su di loro che bisogna testare la validità di rappresentazioni di questo tipo; secondo, perché la visione di spettacoli in tardi orari può scoraggiare in partenza chiunque. Questa esperienza sicuramente mi ha dato tanto.
Partendo dalla cosa che per me ora è più importante, il bagaglio che mi son portata dietro da questo evento, mi aiuterà ad affrontare l’obiettivo previsto dalla conclusione dei miei studi universitari. Parlo della mia tesi che, dopo questi giorni, sento già molto più vicina. Poter raccontare questa esperienza mi rende orgogliosa perché potrò affrontare il mio lavoro con maggiore consapevolezza, attenzione e passione.

COOPERATIVA IL SORRISO
CIAO TU

Lo spettacolo è stato prodotto dalla “Cooperativa il Sorriso” di Varese ed è rivolto ai ragazzi over i 14 anni. Un amichevole, dolce e affettuoso scambio di “letterine”, tra compagni di scuola, è la linea portante dell’intera rappresentazione che giunge al classico finale in cui l’amore trionfa. La modalità in cui è stata risolta questa corrispondenza di amorosi sensi, è quella che è più teatralmente possibile: le parole scritte prendono voce dalla stessa bocca di chi scrive, sussurrate, urlate, disperate, trasognate,…Così, il pubblico curioso viene introdotto dentro il mondo privato dei protagonisti. Un amore in fieri, che cresce, fresco e puro, è quello che viene evocato dalle sincere parole dei due ragazzi che il pubblico ‘fantasma intruso’ ascolta sorridendo. L’idea non è certo originale, (basta ricordare film alla C’è posta per te), ma è apprezzabile la resa registica e scenografica data allo spettacolo. Sono stati infatti ricreati l’ambiente della scuola, la cameretta di ciascuno dei due protagonisti, il bagno; tutto attraverso la scelta di elementi scenici (2 banchini scolastici a carrello, un pannello sempre a rotelle utilizzato su entrambe le facciate, una vasca da bagno anch’essa trasportabile) che riproducono, o meglio, evocano sinteticamente lo spazio previsto. Gli attori entrano, escono in modo alternato rimanendo solo raramente entrambi in scena contemporaneamente.
La musica accompagna la rappresentazione risultando l’elemento comune ai due giovani che vi trovano un modo di esprimersi e una compagna. Essa risulta, infatti, sia una componente scenica fisica importante, esplicitandosi attraverso oggetti come gli auricolari del ragazzo per mezzo dei quali ascolta la musica, o la chitarra della ragazza che mentre canta strimpella, ma anche come strumento atto a sottolineare emotivamente determinati momenti della storia. Sarebbe bello pensare che 2 ragazzetti del liceo possano vivere il loro incontro con l’amore in questi termini. La loro età è già troppo ‘adulta’ per un simile gioco di scambi di lettere e, troppo irreale per una così calibrata, paziente e romantica gestione della situazione, anche se nel complesso i due attori sono sembrati credibili Possiamo interpretare allora lo spettacolo come una simpatica e dedicato omaggio all'amore giovanile. Certo, visto che la situazione reale non è questa, lo spettacolo può essere un mezzo per far riflettere i giovanissimi. Se si voleva tuttavia essere moderni, e rifarsi al mondo d’oggi, di certo il linguaggio utilizzato non era proprio idoneo. Perché è stato del tutto trascurato il linguaggio dei messaggini telefonici, delle scritte sui muri del bagno di scuola, di internet,…?? Complessivamente lo spettacolo è misurato e piacevole.


IL RACCONTO DI PROMETEO L’AMICO DEGLI UOMINI

Un attore, tanti personaggi. La storia del mito di Prometeo trova in questa rappresentazione una divertente chiave di lettura del mito che viene raccontato dal prestigiatore di ruoli e interprete Giampietro Liga della Compagnia “Teatro Città Murata” di Como. L’attore, ad inizio spettacolo, entra in scena correndo dalla porta d’entrata nella stanza (uguale anche per pubblico), in una modalità che ricorda molto la figura del mago buffone, indossando un finto abito elegante ed alcuni accessori, una catena, una maschera, un guanto da cucina che poi, quando raggiunge la scena, abbandona per poi riprenderli più tardi ognuno nel momento giusto. L’attore inizialmente attraverso una specie di preambolo spiega l’evoluzione della civiltà e dell’utilizzo della luce, poi, comincia a raccontare la storia vera e propria nelle vesti di narratore, che manterrà sempre, tranne piccoli momenti in cui si calerà di volta in volta nel ruolo specifico. Durante il racconto il riferimento ai diversi protagonisti avviene attraverso uno spostamento fisico dell’attore che parlando di quel personaggio ne occuperà lo spazio a lui riservato. E' tutto un gioco di movimenti organizzati da una scelta registica ben studiata e precisa. Merito quindi alla originale scelta di messinscena che ha comportato un’altrettanta interpretazione attoriale all’altezza della situazione. L’attore mostra una sicurezza quasi sfacciata in piena concordanza con suoni, oggetti e musica restituendo un assicurato effetto comico. Un mattatore frenetico e tanto abile da, paradossalmente, perdere a tratti una certa spontaneità di atteggiamento a scapito di un rapporto più diretto coi bambini. Il mito risulta chiaro e semplice eppure la resa scenografica è interessante. La scena viene inquadrata lateralmente dai due pilastri laterali di un tempio greco che supportano il triangolo finale del tetto. Altri elementi sono alcuni capitellini che reggono delle lampade (ad olio, a benzina, ed elettrica) ed un mini palchetto al centro della scena ‘pulpito’ di Zeus, re degli dei. Il ritmo fa da padrone grazie soprattutto all’uso dei suoni che stabiliscono una stretta relazione con l’attore-personaggio, un gioco che percorre tutta la vicenda.
La resa scenica e descrittiva dei personaggi è stata molto infantilizzata attraverso anche il ricorso a richiami moderni molto significativi e conosciuti dai più piccoli: la ‘musichina’ della Pantera Rosa attira l’attenzione e riporta subito alla camminata tipica e buffa del fantasioso animale caratterizzando immediatamente il momento di suspance della storia mitica e cioè quando Prometeo sta per rubare il fuoco. Probabilmente si ricorre molto alla resa macchiettistica dei diversi personaggi per favorire un rapido riconoscimento da parte dello spettatore.
In generale l’impressione è stata quella di una rappresentazione non strettamente diretta al bambino ma piacevolmente rivolta anche ai genitori che ridevano molto più dei loro figli e che a fine spettacolo hanno positivamente commentato. Viene quasi da pensare che lo spettacolo riportasse il genitore ad essere bambino, potendo, da una parte, in condizione di adulto apprezzare tante sottigliezze e parole, e dall’altra, sorridere di fronte ad un racconto mito-fantastico tradotto da questa messinscena.


. SENZA PAURA – LA STORIA DI SAN FRANCESCO RACCONTATA AI PICCOLI

Un grande palcoscenico completamente allestito e curato nei dettagli ha riprodotto la storia della vita di San Francesco, i suoi insegnamenti, la sua povertà, il suo coraggio. La messinscena è della compagnia “Teatro Prova” di Bergamo che ha fornito una interpretazione del Santo come ideale maestro dei piccoli.
L’attore ha fatto trapelare, consapevolmente o no, una forte simpatia nei confronti dei bambini e con convinzione ha saputo raccontare la storia dell’ ‘amico’ Francesco trasportando tutti noi da una sponda all’altra del fiume che separa il mondo dell’incredulità, della paura e del disprezzo, da quello della fede, del coraggio e dell’amore per l’intera umanità. L’attore ci racconta la vita di San Francesco utilizzando varie modalità di espressione: giochi con le piume, con l’acqua, con la terra, con piccoli strumenti che riproducono il verso degli animali, con proiezioni di ombre come quella mostruosa che riproduce le sembianze del lupo.
La scenografia è costituita da tende che fanno da soffitto e da sfondo, cuscini per terra, un accampamento povero ma ricco di oggetti semplici: ciotole, secchi, sedie, e appendigli artigianali vari…L’attore non è solo in scena ma è in compagnia di un musicista, un fisarmonicista ,ed una bambina che seduta sopra cuscini a terra legge dei pensieri che mettono in relazione la vita dei bambini (le loro paure, il rapporto con i genitori,…)con la storia di san Francesco. Perché, ad esempio, “S. Francesco non aveva paura!”. Il finale è la rivelazione del miracolo, dei misteri della fede, uno stormo di allodole, che vola incredibilmente nella notte proprio sopra una chiesa, il luogo della morte di S. Francesco. La scena finale sarà la totale ascensione alla fede attraverso la vestizione dell’attore che indosserà ali di angelo e paternamente accoglierà la bambina sotto la sua protezione.


FARFALLE

Farfalle è uno spettacolo che è dimostrazione di quante, quali e inaspettate possano essere le possibilità di mettere in contatto i bambini con la natura. Lo scopo che la compagnia “TPO” di Prato ha in mente è di descrivere la vita della farfalla, dalla semplicità e la fragilità dell’uovo-bozzolo alla vivacità e cromaticità delle variopinte ali delle farfalle. La tecnologia inaspettatamente è riuscita a cogliere la sensibilità, la delicatezza e la bellezza di un animale indifeso come la farfalla.
Grazie a tutto l’apparato scenico è stata data ai bambini l’illusione di assistere e partecipare al nascere della vita della farfalla venendo immersi nel suo mondo attraverso la creazione di una stretta interrelazione tra tecnologia e bambino che consente a sua volta l‘instaurazione di un nuovo tipo di rapporto macchina-natura, un avvicinamento di due poli opposti a favore di una graduale umanizzazione della prima nei confronti della seconda. La sala del TeatrOreno è stata tutta completamente allestita con materiali ingombranti e sofisticati che all’apparenza possono sembrare semplici impalcature costituite da tele leggere. Il luogo scenico era costituito da due rampe una di fronte all’altra (somiglianti a quelle da skate-board) separate da un finto tappeto di velo bianco su cui si muovevano i due attori-ballerini e i bambini di volta in volta chiamati in causa.
Tanta era la curiosità di partecipare ed infatti nessun bambino si è tirato indietro collaborando al gioco. Un gioco strettamente collegato al movimento, all’essere il più possibile vicino alla leggiadra danza della farfalla. Il finale è tutto lasciato al piacere visivo del trionfo dei colori in movimento.


MAMMA DI TERRA

Di nuovo la natura fa da protagonista ma in una veste opposta a quella di una realizzazione attraverso la tecnologica di Farfalle. Questo spettacolo della Compagnia “Il Melarancio” ci riconduce all’origine dell’umanità, alla preistoria, alle prime scoperte da parte dell’uomo dei doni che la natura offre. Ad una prima occhiata la realizzazione scenica stupisce subito per la sua suggestività e accoglienza. Un enorme gonfiabile rappresenta una caverna primitiva con vari disegni che riproducono le incisioni interne alle grotte. Il pubblico viene accolto ed i più fortunati (i bambini avanti a tutti) riescono ad entrare e fatti sedere all’interno della caverna lungo le pareti mentre il resto del pubblico ne rimane all’esterno. Una volta che il pubblico si è accomodato ecco che comincia il viaggio nella preistoria quando la madre terra comincia ad offrire all’uomo i suoi frutti.
Come dicevo, suggestivo è il modo in cui si manifesta la natura che viene rappresentata da una bravissima attrice che inizialmente rimane nascosta sotto un enorme lenzuolo che ricopre il pavimento, poi emergerà dal suolo mostrandosi benefica ma anche decisa nei confronti dell’uomo. Il terreno sussulta, si muove, scuote la terra, ma soprattutto dona i suoi frutti consentendo all’uomo di svilupparsi, di accrescere la propria intelligenza e di sapersi difendere dalle intemperie e di nutrirsi.
Lo scarto tra il comico ed il rituale è molto flebile, poiché giocano entrambi il loro ruolo. L’attore mette in ridicolo la propria posizione di uomo primitivo mettendo in risalto gli aspetti più buffi nel suo rapporto con la Madre terra. Tutto questo è valorizzato da un appropriato accompagnamento sonoro che valorizza i diversi momenti della metamorfosi della natura. Un albero dapprima spoglio e poi riempito dei frutti della terra, è l’albero della vita da cui tutto ha origine e da cui tutto si sviluppa. Diventerà infatti un significativo oggetto negli ultimi minuti dello spettacolo quando ormai l’uomo è cresciuto e può sedersi al tavolino a prendere il caffè e l’albero costituisce un ‘centro tavola’ un po’ abbondante!
Lucia Castellari




FIGURE DI NOTTE 2008

FIGURE DI NOTTE 2008 - LA NOTTE DEL TEATRO DI FIGURA "DA BOSCH A MIRO'"
Nel 2007 ci era stata proposta una splendida Notte del Teatro di Figura intitolata "DA SHAKESPEARE A BECKETT". Dal teatro all'arte figurativa invece è stato il filo rosso dell'edizione 2008: sabato 17 maggio, sempre presso l'ospitale Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, ha avuto luogo infatti "DA BOSCH A MIRO'", terza edizione della maratona notturna del teatro di figura ideata dalla compagnia Dottor Bostik e organizzata insieme a Uno Teatro, con il contributo di: Sistema Teatro Torino, Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, Regione Piemonte, e Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani.

La formula, vincente, è rimasta la stessa: a partire dalla prima serata fino a notte inoltrata, nei diversi spazi della grande Casa del Teatro si sono alternati i diversi spettacoli in cartellone, con la possibilità di scegliere se fruire delle proposte in prima, seconda o intera serata. Quest'anno, a causa della forte affluenza di pubblico, chi è arrivato in teatro per l'intera serata è stato assegnato al Programma Blu o al Programma Verde: un espediente intelligente per far ruotare il pubblico fra i diversi spazi allestiti per i sette spettacoli previsti, cinque dei quali sono stati ripetuti per consentirne a tutti la visione.

La serata si è aperta in Sala Grande con la Compagnia Drammatico Vegetale di Ravenna che ha presentato "Sogni, Arlecchino e la bambina dei fiammiferi" di e con Ezio Antonelli, Pietro Fenati (regia), Elvira Mascanzoni, Sara Maioli, Giuseppe Viroli; Luciano Titi (musiche); Vincenzo Fico e Lorenzo Lopane (luci e suono). Pupazzi, attori, ma soprattutto elaborazioni al computer e videoproiezioni. Il lavoro parte da un'intuizione poetica potenzialmente fertilissima: cosa sarebbe successo alla Piccola Fiammiferaia di Andersen, rannicchiatasi a morire di freddo contro un gelido muro, se la pietra si fosse trasformata magicamente in un candido varco verso un mondo di sogno e di caldo colore?
Il bravissimo Gigio Brunello, costretto dalla pioggia a rinunciare all'Arena Esterna, ha svelato al pubblico negli spazi della Caffetteria la sua fantastica savana con The Big Five - A Savana Big Animals Show, meravigliosa creazione dove trionfa per il godimento assoluto del pubblico di ogni età il miglior Teatro nel vero senso della parola: di figura, di parola e di oggetti, complice anche quest'anno il grande Gyula Molnar. Fra grandi e bellissime sculture di legno articolate, un grammelot godibilissimo, musicale, fra spagnolo, portoghese, "pavano", coccodrilli con la pancia a fisarmonica, anatroccoli senza paura che vanno e vengono, Gigio Brunello ci ha portati con se' nella sua Africa di legno, di sogno, di zebre che come te nessuna mai e di musiche venute da lontano e da vicino. Ci ha raccontato di pachidermi che sognano la neve senza averla mai vista ("dal cielo cadevano infinite briciole bianche e fredde"), di amori a strisce bianche e nere in cui non c'entra il calcio. Ci ha contagiati con il mal d'Africa piu' bello, quello del mito, delle favole e leggende. E per una breve ineguagliabile ora, surreale, poetica e divertente, una immensa luna d'Africa ha illuminato la Caffetteria. Siamo grati a Gigio Brunello, veneziano, e al sodale Gyula Molnar, ungherese geniale, che speriamo di rivedere presto a Torino.

Dino Arru con la sua Compagnia torinese Il Dottor Bostik ha presentato "Tentazioni-Omaggio a Hieronymus Bosch", creazione nata con il contributo di Sistema Teatro Torino attorno all'opera potentemente visionaria del grande pittore cinquecentesco. Drammaturgia di Remo Rostagno, regia di Dino Arru, con Dino Arru, Raffaele Arru, Laura Righi, tecnico e aiuto fuori scena Marco Zicca, marionette di Dino Arru, scene di Raffaele Arru, costumi di Maria Teresa Caron. Non testo, ma suoni e rumori dal vivo. Sulle Delizie surreali del Giardino caro al grande pittore prevale nettamente la cupa cifra gotica cara alla Compagnia; mostri ripugnanti ma innocui incontrano un'orrida fine, su vecchi avari sono in agguato follia e morte, e su tutti incombe l'ombra sinistra di un sadico Grande Inquisitore.
L'arte della calligrafia ha incontrato il teatro d'ombre nella creazione di Eun-Young Kim Pernelle, artista coreana originaria di Seoul ed attiva in Francia con la propria omonima compagnia presso gli Ateliers de la Boule Bleue di Charleville-Mezières. La Compagnie Kim Eun-Young Pernelle ha presentato in lingua francese e calligrafia coreana e cinese "Un jour il vit une pie", "Un giorno, egli vide una gazza", incantevole serie di suggestioni visive fra pittura, disegno e scrittura, in cui il segno grafico secondo la grande tradizione dell'estremo Oriente si fa traccia di una narrazione poetica e filosofica. Uccelli nascono, volano, scompaiono nel cielo. Tetti e alberi compongono paesaggi percorsi da lievi brezze. Una giovane donna interroga il suo maestro spirituale. La danza del pennello rappresenta la risposta, il pensiero del maestro, Chang-Tse, discepolo taoista del grande Lao-Tse, fautore del libero sviluppo spirituale dell'individuo. Fra i piccoli gesti quotidiani irrompono gli eterni terribili enigmi, la saggezza risponde. "Maestro, mia madre è morta, dove sarà ora, e tu sapendolo come puoi cantare?" "Fra Nascita-Respiro-Forma-Morte, quattro angoli, quattro punti cardinali: tua madre dorme in una grande casa." Il pennello gioca e danza sulla carta e traccia paesaggi d'inchiostro e di luce, la voce tesse musica e parole, la mano sfida la carta e il pennello, la poesia è presente, il sorriso non è mai lontano. Anche per chi non ha potuto seguire pienamente la narrazione orale, si è trattato di un'esperienza visiva preziosa in cui l'aspetto estetico è fedele veicolo del contenuto simbolico.

Pavel Vangeli, artista ceco, ha proposto Natura Morta": non narrazione, pochi elementi, magia della visione: lavoro ipnotico, atmosfere rarefatte, in cui si perde il senso del tempo per essere assorbiti all'interno della cornice di un misterioso dipinto, e poi penetrare in un giardino minuscolo che si dilata al nostro ingresso fino all'orizzonte. Pavel Vangeli è di Praga, e Praga è presente. Mele volano, parole galleggiano nella penombra, fiori appassiscono, un piccolo teschio ha dei grattacapi, ma quel che conta è che in qualche luogo continua a fiorire un meraviglioso giardino.

Nel foyer, per la gioia del publico in transito o in attesa, il divertente e sulfureo "Valentino's Flea Circus" ideato dall'argentino Horacio Tignanelli e animato con verve dall'energica Chiara Trevisan. Un circo delle pulci molto particolare con tanto di catalogo degli artisti e dei numeri in programma: il motto di Valentino's è "un numero per spettatore, uno spettatore per ciascun numero". Unica deroga alla ferrea regola dell'uno a uno: di pulci per ciascuno spettatore possono essercene anche due. Dopo adeguata riflessione (quale scegliere fra Missile Vivente, Holliday on soap, Salto Chimico, Il Dominatore di Mostri, La Spianatrice...?) il fortunato spettatore sceglie la scheda dell'artista a sei zampe, indossa le cuffie, si accomoda davanti al teatro (che assomiglia molto a una vecchissima macchina fotografica) e per un lunghissimo, interminabile, emozionante minuto viene risucchiato nell'universo pulcioso. Mirabolanti avventure, terribili disavventure, ma nessun rischio che i piccoli insetti rossi abbiano bisogno del veterinario, anche se un consulente è doverosamente citato nell'organico della Compagnia. Piccole pulci, Grand Guignol, musica, musica, e molta ironia.
A chiusura della serata, nella Caffetteria, dopo un breve coloratissimo estratto de "Il giardino di Mirò" di Betty Colombo e Paola Zarini del Teatro dei Burattini di Varese, pubblico e artisti in compagnia di salatini e di un ottimo calice di vino hanno brindato alla Casa del Teatro e alle edizioni passate e future di "Figure di Notte".
EUGENIA PRALORAN





TRA SEGNALI E MAGGIO ALL'INFANZIA

“Segnali e Maggio all'infanzia “,due manifestazioni storiche,si sono succedute, una dopo l'altra nell'arco di una settimana, dal 12 al 18 maggio, con più di trentacinque spettacoli,uno meraviglioso, alcuni belli, diversi interessanti,altri balbettanti, certi imbarazzanti ma nient'altro che come le forme della vita. “Segnali e Maggio all'infanzia” hanno comunque dimostrato che il teatro ragazzi italiano è vivo e vegeto, forse più al sud che al nord., ma che comunque si nutre di forme e contenuti diversi e stimolanti e che esiste soprattutto un mondo in continuo fermento che pensa in modo continuo all'infanzia e al suo immaginario. Il nostro resoconto vuole partire diversamente dalle volte precedenti dalle forme degli spettacoli più riusciti , non dai vari festival, proprio per testimoniare la ricchezza dei linguaggi che popola il mondo del teatro ragazzi italiano.


Iniziamo dalle fiabe ovviamente e da una delle più celebri. “Il gatto con gli stivali”. “Il gatto con gli stivali” è una delle fiabe meno praticate dal teatro ragazzi , forse per la presenza zoomorfa del protagonista assai difficile da praticare in modo convincente. Il teatro Kismet a “Maggio all'infanzia” ne ha presentata una versione molto riuscita e coinvolgente.
Lucia Zotti inossidabile e preziosa presenza storica della compagnia , qui in veste di regista, risolve in modo semplice ed accattivante il problema di un animale parlante in scena , regalando ad un attrice(Deianira Dragone) una maschera ben caratterizzata e ad un 'altra le impersonificazioni simpatiche di tutti gli altri personaggi importanti ( la sempre brava Monica Contini)che ruotano intorno all'unico elemento maschile del gruppo ( Nico Masciullo)che impersona il padrone dell'animale. Lo spettacolo è inondato del colore assolato del sud ,dove un caseggiato a forma di felino nasconde un mondo brulicante di situazioni che fanno da sfondo alle avventure del povero figlio del mugnaio, diventato ricco per merito del nostro amato felino con gli stivali. Ogni situazione è risolta in modo semplice,gioioso ed essenziale attraverso un gioco teatrale divertente ed efficace.
Più facile,si fa per dire, mettere in scena Pollicino ed infatti sono innumerevoli le versioni di questa celebre fiaba fino a quella storica del trio Casadio Chiarenza Bissaca , a cui si aggiunge oggi quella vista a Pavia interpretata e musicata da Valentino Dragano ,ora sotto le insegne di Kosmocomico teatro .
Dragano da solo in scena la interpreta,la canta ,la suona, impersonando attraverso tutte le varie inflessioni dialettali i vari personaggi della storia che mantengono una caratterizzazione adeguata e coinvolgente. Solo sulla scena ,attorniato da pochi elementi scenografici e numerosi strumenti musicali, l'attore trasporta i bambini in tutti i meandri della fiaba restitendoli efficacemente in modo consono ai piccoli spettatori.
Ma non esistono solo le fiabe tradizionali,le fiabe si possono anche inventare! Rosario Sparno per lo spettacolo “L'acqua e la Noce “ della Compagnia “Le nuvole “si inventa una storia bizzarra dove una potente maga ,forse la dea della terra che sparge le sue delizie di profumi nel mondo, e la figlia(Luisa Noli e Loredana Piedimonte) vivono su un piccolo scoglio dove piano piano vengono attratte dal mare, impersonato dal danzatore Gennaro De Masco, prima tanto temuto che alla fine le conquisterà. La storia è ben congeniata,solare e divertente con una esilarante e belliissima tiritera iniziale, anche se sono un po troppi i nodi da scegliere e da sciogliere ma lo spettacolo regge perfettamente formando un “distico compiuto” con il precedente “Mondo Rotondo” sul concetto di viaggio della mente e del cuore.
La fiaba è ancora protagonista ma attraverso un'altra e isolita angolazione in “La favolosa vita di H.C.Andersen” di Zaches. Abbiamo già segnalato questo gruppo come uno dei più interessanti della nuova scena italiana, proponendo nello spettacolo visto a Gioia il suo particolare teatro senza parole affidato solamente alla espressività dei corpi deformati da maschere intimamente espressive e al ritmo pacato delle immagini deve fare i conti in questo spettacolo con il pubblico dei ragazzi poco abituati a questa metodologia espressiva.
La vita del grande e inquieto favolista danese è narrata a capitoli, dall'infanzia sino all'arrivo a Copenaghen e alla scelta di fare lo scrittore. Il rapporto con i vari casi della vita solleticano la fantasia di Andersen che ne trae spunto perle sue fiabe ecco dunque che tra personaggi in carne e d'ossa che via via incontra, appaiono soldatini di piombo, ballerine,anatroccoli, vestiti che si muovono, in un caleidoscopio di immagini assai intrigante. Lo spettacolo è suggestivo e raffinato ma a nostro avviso lo sguardo bambino dovrebbe essere maggiormente sollecitato con una drammaturgia più ricca di forti soluzioni narrative . Le fiabe sono ancora protagoniste attraverso i loro personaggi cattivi in “Mostry”degli Eccentrici Dadarò dove un povero mostro “Mostry” appunto deve fare i conti,lui intrinsecamente buono, con il volere della madre che lo vorrebbe più cattivo. Prova ad impersonarne alcuni ma ovviamente non ci riesce, ed infatti i veri mostri oggi sono altri e l'ultima immagine dello spettacolo ben ne rivela il vero e autentico orrore. Matteo Lanfranchi è molto bravo a rendere la fanciullesca fragilità del protagonista anche se lo spettacolo , del resto ancora alle prime repliche, avrebbe bisogno di una drammaturgia più compatta.

Molti anche gli allestimenti che derivano da testi celebri ed è qui che abbiamo visto lo spettacolo più bello, azzarderemo nel dire,uno dei più convincenti delle ultime stagioni ,“I Paladini di Francia”di Koreja , ispirato all'Orlando Furioso dell'Ariosto ma non solo, con la regia di Enzo Toma.,una sorta di miracolo scenico dove tutto funziona benissimo dagli attori,alla drammaturgia, alla resa visiva di grande e accattivante meraviglia.
Tra Ariosto e Pasolini(Che cosa sono le nuvole ?) con uno sguardo ironico e affettuoso all'avanspettacolo, quattro attori, capitanati da Silvia Ricciardelli che riverbera la sua estrema duttilità ainche ai suoi tre giovani compagni (Angela De Gaetano,Carlo Durante e Fabio Tinella), interpretano tutti i personaggi dell'epica carolingia a mo di pupi siciliani in una baracca che sa di incanto, ricostruiti e ricostruita con conturbante ricchezza visiva da Iole Ciliento e Porziana Catalano, usando materiali poveri da pentole a battipanni.
Rinaldo Astolfo Angelica Bradamante attraverso l' intelligente drammaturgia di Francesco Niccolini e la sapientissima regia di Enzo Toma, piena di rimandi di squisita fattura, ritornano in vita ,ognuno diverso dall'altro, a raccontare la loro storia ma in definitiva come accade in Pasolini la storia di tutti noi, immersi in un mondo meraviglioso di cui possiamo solo sfiorare la bellezza.

Pino di Bello con il suo Anfiteatro che in passato ci aveva regalato preziose riduzioni teatrali di vari romanzi da” La guerra dei bottoni” a “L'Isola di Arturo” , questa volta si dedica al romanzo più celebre di Marc Twain “Tom Sawyer” restituendocene intatta l'atmosfera attraverso la narrazione e la caratterizzazione di diversi personaggi tra cui spicca la zia del protagonista interpretata con gusto autoironico da Gianpietro Liga. Ci vorrebbe forse una più asciutta drammaturgia sacrificando qualche episodio ripetitivo ma lo stile narrativo che si muove in una scenografia semplice è convincente e ben realizzato.
Non poteva mancare ovviamente Pinocchio e Maggio all'infanzia ce ne ha regalato uno veramente particolare “Pinocchio a Sud”. Pinocchio a Sud infatti vede all'opera in un progetto coraggioso,visti i tempi di vacche magre, tre compagnie, i burattinai di Burambò , gli attori de la Luna nel letto, gli attori musicisti di Casaarmonica, insieme, per un grande popolato e colorito spettacolo di pupazzi,burattini,trampolieri e musicanti che conferma le doti di regista di Michelangelo Campanale ancora una volta puntualmente fantasioso . La storia è agita in un gigantesco teatrino,quello di Mangiafuoco, dentro il quale si aprono diversi piani scenici dove una comunità di attori reinventa ancora una volta la storia del burattino di legno di Collodi. Il sud è presente con i suoi umori e sapori,con la sua voglia di festa che si esplicita in tutta la sua forza in uno spettacolo di grande e gradevole coinvolgimento.
Curiosa ma non ancora calibrata nelle varie forme con cui è proposta ci è parsa l'ultima coraggiosa creazione di Pandemonium “Cuore di pietra” con cui è narrato un complicato suggestivo racconto dello scrittore Willelm Hauf che vede in scena ancora e finalmente Bignamini, Manzini e Solazzo in uno spettacolo di attori che si svolge su diversi piani narrativi spesso non esplicitati con coerenza dalle connotazioni tradizionali, come si vede ancora e fortunatamente presente nel teatro ragazzi italiano.

Lasciato il campo più prettamente letterario visono state al Sud due produzioni che ci vogliono parlare dell'adolescenza e delle sue misteriose pulsioni.
Per far questo Robert Mc Neer con il suo “La luna nel pozzo” si ispira al Teatro di Shakesperare e più precisamente al “Sogno di una notte di mezza estate”. Pur pregevole sotto diversi aspetti con quattro giovani attori di ottimo livello (Elena Giove,Mirko Trevisan,Paola Calogero,Nico Masciullo) lo spettacolo ci è parsa occasione persa per raccontare in modo convincente il mondo dei giovani attraverso la clownerie. Se infatti i primi venti minuti sono veramente prodigiosi nel raccontare su una trama libera piena di folgoranti invenzioni il mondo contemporaneo attraverso gli occhi di quattro adolescenti con il loro linguaggio ed i loro stilemi , quando lo spettacolo, con un salto drammaturgico, forse non azzardato ma poco coerente nell'impostazione , si sposta su Shakespeare , perde la sua grande originalità, limitandosi ,a tratti anche poco efficacemente ,ad illustrare parte della complicata storia narrata dal grande bardo .
I Tumulti del cuore e non solo, ritornano in altro modo nello spettacolo di Rossana Farinati del Kismet “In Tumulto” , forse non uno spettacolo nel vero senso del termine ma una” visione” in presa diretta della “terra di mezzo”, quell' età tra infanzia ed età adulta dove tre convincenti giovani attori(Ilaria Congialosi,Bruno Sortino,Annabella Tedone) recitano sé stessi. Come si è detto non uno spettacolo perchè manca per ora di una convincente metaforizzazione teatrale ma ottimo per essere proposto direttamente senza orpelli seppur in uno spazio scenico concentrico , semplice ma ben costruito, ai suoi destinatari che si ritrovano perfettamente nei tumulti che l'azione teatrale suggerisce con garbo e immediatezza pur senza le necessarie asperità che il vissuto meriterebbe con un testo quasi sempre alieno da ogni banale caratterizzazione.

La ricerca ,diciamo tout court, nei due festival era presente in” Uno “ dei romani del Teatro delle Apparizioni gia utore di un convincente “La stanza dei segreti”, anche qui vi è una stanza disseminata di oggetti che un personaggio “Uno “ (Dario Garofalo che con Fabrizio Pallara scrive lo spettacolo)vuole far rivivere con gli occhi di un bambino. Le intenzioni sono evidenti e stimolanti ma le invenzioni disseminate nello spettacolo,alcune di divertente inpatto, sono troppo diluite e alla fine tutto diventa troppo faticoso da vedere e francamente un po noioso.
Lo stile circense tra Clownerie e giocoleria è un altro degli stilemi ovviamente consoni al teatro ragazzi che abbiamo riscontrato in due spettacoli particolari “ Silente” visto a Gioia del Colle e “Ciarlatown” rappresentato nell'ambito di Segnali.In “Silente” di Maccabeteatro e Archelia si narra attraverso il gesto,l'azione muta, la musica, i giochi e gli oggetti , l'incontro scontro tra due esseri umani,forse una storia d'amore. Annalisa Legato ed Espedito Chionna rendono attraverso il gioco della clownerie umanamente credibili i due personaggi In “Ciarlatown” invece sono la giocoleria e la prestigitazione che servono ad un venditore e al suo aiuto musico per imbonire il pubblico all'acquisto di diversi prodotti atti alla risoluzione di ogni problema. Vi è forse qualche didascalismo di troppo ma lo spettacolo è divertente e ben giocato da Claudio Cremonesi e Davide Baldi sotto l'attenta regia di Giorgio Donati. Didascalico e nel complesso divertente, alla Erbamil tanto per intenderci ,anche se senza la straordinaria capacità di sintesi comica della compagnia di Fabio Comana, ci è parso Tre x due, consumare ci consuma di Campo Teatrale creazione incentrata sulla follia del consumismo che contiene ottimi spunti di riflessione giocati non sempre convincentemente dai quattro attori sulla scena.

Drillo di è invece uno spettacolo che sancisce l'incontro tra Silvia Civilla di Terramare Teatro con il regista Gianluigi Gherzi e che racconta la tenera storia d'amore tra una bambina con un cane,Drillo appunto. Su un testo molto bello, fatto di melanconico rimpianto, il rapporto è giocato tra un 'attrice la stessa Civilla e un attore che curiosamente si chiama Antonio Lupo con l'uso della lavagna luminosa. “Drillo” è condotto tra narrazione ed interpretazione con un raffinato uso dei vari registri teatrali,anche se a volte a nostro avviso lo spettacolo predilige troppo i toni concitati rispetto alla melanconia poetica che la storia forse maggiormente meriterebbe. Per ultimo, ma non ultimo, lasceremo un curiosa messa in scena vista a Vigevano “Bum” dedicato al genio inventivo di Bruno Munari agito dalle tre “animattrici” (Anna Buttarelli Maria Pia Mazza Cristina Quadrio)del gruppo comasco Fata Morgana che in sintonia con il grande “fantasista” imbastiscono uno spettacolo saggio nel più nobile senso del termine che coinvolge, seppur a volte con qualche caduta di ritmo, in modo intelligente e godibilissimo il pubblico di riferimento. Uno spettacolo non da palco come è accaduto al Cagnoni ma che dovrebbe essere agito in stretto rapporto con i bambini. Guidate dal giovane regista Stefano Andreoli, raccontano la vita di Munari, contaminano teatralmente i suoi fantastici oggetti ,imbastiscono storie, riempiendo con la sua creatività un pastiche originale di immediata adesione con lo sguardo bambino .
Dunque dopo questa lunga dissertazione possiamo ben dire che i il teatroragazzi italiano è vivo,ci sono giovani attori di grande livello, la diversità di accenti è forte e convincente,c'è qualche segnale di ricambio generazionale e come più volte abbiamo riscontrato l'anello debole è l'aspetto drammaturgico sul quale andrebbe operata una seria e ragionata considerazione.
Mario Bianchi


CONSIDERAZIONI PERSONALI :IL TEATRO RAGAZZI A SEGNALI

Una premessa.Terminato il festival Segnali anziché scrivere qualche recensione preferisco condividere alcune considerazioni personali, pensieri sparsi, nello spirito di dare un mio contributo alla riflessione in corso sul nostro Teatro Ragazzi, riferendo le mie considerazioni ad osservazioni sugli spettacoli e sperando di non fare così un discorso totalmente astratto. Vorrei anche in questo modo che quelle che sono impressioni e opinioni mie personali non fossero lette come giudizi sui singoli spettacoli che andrò a citare o sul lavoro delle singole compagnie e persone coinvolte. Semplicemente credo sia sano e costruttivo, nel contesto di un ragionamento che vuole abbracciare in qualche modo il nostro settore, essere onesti ed esprimere apprezzamenti e critiche sinceri. Mi scuso fin d’ora con tutti coloro che a Segnali non c’erano e che probabilmente, se non hanno visto gli spettacoli in questione, troveranno queste considerazioni intraducibili.
Uno sguardo generico sui titoli di quest’edizione di Segnali dice di un teatro ragazzi che si vuole per la maggioranza significante in termini di contenuto e di attualità nei temi trattati: eccellente, ma non basta. Credo sia necessario essere molto esigenti quando si propone un contenuto significativo, per vari motivi: occorrono passione sincera, onestà intellettuale, un bagaglio di competenza e di approfondimento “a perdere” e padronanza del linguaggio scelto per comunicarlo (o per lo meno occorre un buon equilibrio tra questi elementi!) Provo ad illustrare questo pensiero in esempi.

Il primo che mi viene in mente è il caso di Mappamondi, che personalmente mi è sembrato deficitario sotto molti aspetti. Con questo vorrei dire a titolo di principio che credo che un contenuto non possa essere un pretesto per una produzione di teatro ragazzi, ma che quando si sceglie di fare uno spettacolo di valore contenutistico, allora il contenuto deve esserne il motore, e anche quando ci rivolgiamo a bambini piccoli, non possiamo mai permetterci la superficialità di una semplificazione che falsa le carte... loro sono bambini, ma noi siamo adulti. Aggiungerei che non possiamo permetterci neppure di sfruttare l’interesse che a priori può suscitare il contenuto di uno spettacolo come pretesto per una deroga in fatto di qualità del prodotto artistico… stiamo parlando di teatro, e il teatro è un’arte, lo credo sinceramente, anzi è molte arti: la clownerie è un’arte, la coreografia e il movimento anche, ecc. , ed è bene che ciascuno maturi la propria. Ci vuole magari più tempo, ma fare come… non è la stessa cosa!
Contraltare nello stesso filone contenutistico mi è parso, per un pubblico di giovani e adulti, Ciarlatown, di cui personalmente ho apprezzato moltissimo l’arte e l’efficacia comunicativa. Credo sia utile notare all’interno di questa riflessione, come lo spettacolo perda presa nella parte finale, proprio quando rimane più messa da parte l’arte, per fare spazio a quel che si ha tanto a cuore di dire.
Paradossalmente, in tutta la prima parte dello spettacolo ad esempio, la critica al mercato globale e alla precarietà del lavoro, che punge con umile ma feroce ironia passando per poche indovinate battute, è più efficace della trasformazione del personaggio e del suo discorso più direttamente rivolto ad interpellare il pubblico.
Personalmente credo che quando si ha a cuore di comunicare qualcosa, come in questo caso, è importante farlo, ma occorre non aver paura di dire meno per comunicare di più, e più efficacemente, rimanendo fedeli al proprio linguaggio e al proprio campo d’azione.

Un altro esempio, diverso: Beata gioventù, I diritti dei bambini spiegati dalle maschere. Non è difficile accorgersi della sincerità di Carlo Ottolini quando decide di trattare un tema del genere, è sufficiente guardarlo negli occhi. Ma non basta. Lo spettacolo è fragile e poco coinvolgente.
Eppure non è il talento d’attore e narratore che manca. Con questo vorrei dire che bisogna essere esigenti tanto da saper riconoscere dove arriviamo noi, dove magari sanno arrivare altri, e dove invece si può arrivare insieme: tante volte molto più lontano…
Ho sentito una fragilità drammaturgica anche in Tre x due, consumare ci consuma, e mi sembra che questo spettacolo offra preziosi spunti di riflessione. Aldilà dello stile recitativo che può piacere o non piacere (io personalmente lo trovo un po’ tanto “urlato”), lo spettacolo rivela una genesi laboratoriale molto interessante, che dà spazio a nodi di verità esperienziale in cui tutti possono riconoscersi immediatamente (penso ad esempio al quadro dedicato al fast food) che hanno il sapore della spontaneità e dell’improvvisazione di gruppo dei laboratori teatrali.
L’efficacia comunicativa del coinvolgimento che questo procedimento riesce a creare si brucia nella giustapposizione di quadri più o meno riusciti (riuscitissimo anche il quadro del the) senza una vera struttura drammaturgica che porti a un tutt’uno compiuto (che non significa necessariamente una risoluzione).
Personalmente ho trovato il finale “appiccicato lì” senza alcun senso, e non per l’assurdità della città sepolta sotto una neve di dentifricio, ma perché mi è parso una maniera qualsiasi per chiudere lo spettacolo. Tutto il contrario per Cuore di pietra. Tanta scena,tanta storia,tante energie spesso non calibrate....per un risultante che pecca di credibilità.Ripenso a Destinatario sconosciuto sempre di Pandemonium Teatro, lì sì che c’era Cuore di pietra: vero e percepibile. Qui dov’era la sincerità? Non sempre funziona inventare storie per raccontare qualcosa. Credo sia un dono. Quando non funziona ma si sceglie comunque di non affidarsi fedelmente alla letteratura, beh, spesso la realtà e l’esperienza aprono alla metafora molto più dell’invenzione.

Al festival poi, come sempre, ci sono spettacoli che funzionano, come Pollicino, spettacoli che hanno ottime premesse ma anche bisogno di essere rivisti per girare molto meglio di quanto non facciano ora, come Tom Sawyer, e spettacoli su cui mantenere la riserva di giudizio perché hanno bisogno ancora di tempo, lavoro e soprattutto di confronto con il pubblico giusto, come Mostry. La valutazione di questi spettacoli dipende, a mio parere più che per altri, dal gusto, dalle affinità nell’approccio adottato, dal contesto e dalla singola replica. Ci sono poi produzioni senza grandi necessità, come Andersen charlatanz. Per quanto mi riguarda, penso che in un teatro ragazzi che desidera avere valore, non dovrebbe esserci posto per spettacoli senza perché: che sia un perché relazionale, artistico, emotivo o di contenuto, un perché di valore lo deve avere. Personalmente ho visto un equilibrio interessante tra tutti questi “perché” nello studio La quinta stagione (che per la verità ha già molto di uno spettacolo). Mi piace nel teatro ragazzi quando uno spettacolo diventa “occasione per”, quando è potenzialmente propulsore di sinergie. Credo fermamente che il teatro ragazzi non sia, e non debba mai essere, un settore che produce, propone o distribuisce spettacoli confezionati pronti al consumo, ma un settore che produce cultura, ovvero pensiero, relazione, espressione e dialogo, una cultura che chieda di essere vissuta. E’ stato bello vedere Mucche ballerine. Uno spettacolo riuscito, di spessore, efficace. Tanta vita, valori veri, zero “-ismi” vari e nessun’ideologia!

Ultimi pensieri sparsi. Prendiamo Bum (senza neppure entrare nel merito dello spettacolo), ovvero: illustriamo ai bambini Bruno Munari. Perché? Perché invece non li facciamo crescere e giocare con Bruno Munari? Un laboratorio sarebbe di sicuro più incisivo e fecondo. Se un progetto come Bum personalmente non mi interessa, mi turba invece uno spettacolo come Only you. Lo spettacolo, straordinariamente ben fatto, mi lascia addosso un disagio profondo per il puro compiacimento estetico che offre mettendo in scena la violenza fisica come quella psicologica. Di mio, trovo questo compiacimento estetico estremamente pericoloso. Dove vogliamo arrivare proponendolo ai ragazzi? Quali strumenti di lettura gli stiamo offrendo attraverso lo spettacolo stesso per leggere la violenza che stiamo mettendo in scena? In questo caso, a me pare non ne venga offerto nessuno.
Non si tratta di negare la violenza, né tantomeno di evitare ingenuamente di affrontarne l’esistenza e la diffusione. Dal mio punto di vista si tratta della necessità di riconoscerci una responsabilità anche di tipo educativo, soprattutto ogni qual volta andiamo a coinvolgere l’emotività dei ragazzi.
Non si tratta di essere moralisti. Si tratta di avere a cuore coloro per cui lavoriamo.
Sylvie Vigorelli



2008 MAGGIO ALL’INFANZIA

Un “Maggio all’infanzia” tutto all’insegna della varietà delle proposte questo appena conclusosi a Gioia del Colle. Una novità è stata la tappa a Brindisi sponsorizzata dal Comune della città e dal Teatro Pubblico Pugliese, segno che una manifestazione dedicata al teatro per i ragazzi comincia qui in Puglia ad essere ambita attirando l’interesse di altre realtà istituzionali. Molto vasto il programma che, al di là del risultato di ogni singolo spettacolo anche per il gran numero di prime nazionali bisognose quindi di adeguato rodaggio, ha offerto non solo un ritratto esauriente del lavoro dei nostri gruppi ma ha toccato anche molteplici tematiche.

Sembra imporsi una riflessione tramite la scena sui problemi dell’adolescenza sfiorata da “Rondini e Pinguini” di Enzo Toma per Thalassia, affrontata con ironia e con esplicito riferimento “classico” al “Sogno” di Shakespeare da Robert McNeer nel suo “Sogno di mezzo”, scandagliata nella sua più intima profondità da Rossana Farinati per il Kismet. “In tumulto, nei moti dell’adolescenza” è un’operazione che rivela un grande impegno e che ha tutto l’aspetto di uno stimolante work in progress. Una fiaba arcinota come quella di Pinocchio consente a Michelangelo Campanale , con la complicità di Burambò, di creare un kolossal per grandi spazi : “Pinocchio a Sud” è una coloratissima e coinvolgente messa in scena che guarda alla tradizione popolare fatta per divertire grandi e piccini. Straordinario i “Paladini di Francia” della ormai rodata coppia costituita dal regista Enzo Toma e dal drammaturgo Francesco Niccolini. Una proposta trasversale che si ispira al mondo pasoliniano e che affonda le sue barocche radici nel “nobile” avanspettacolo italiano, talmente ricca di piani di lettura da affascinare ogni tipo di pubblico, un grande spettacolo targato Koreja.
Molto bello il testo di “Drillo” scritto da Silvia Civilla e messo in scena con troppa veemenza da Gianluigi Gherzi per Terrammare Teatro. La storia del rapporto tra un cane ed una bambina diviene il pretesto per una riflessione affatto banale sull’ amicizia e sulla morte.

Sul versante di opere che rivelano ferrea professionalità , solidissima costruzione e conseguente infallibilità di gradimento sono da annoverare “Il gatto e gli stivali” di Lucia Zotti per il Kismet – ovviamente tratto dalla celebre fiaba - e “L’isola del tesoro ( rock) “ di Simona Gonella che completa per il Cerchio di Gesso la trilogia dedicata alla letteratura inglese dopo “Alice e le meraviglie” e “La leggenda di Peter Pan”. La Gonella firma anche “Le storie di Orso” dedicate al pubblico piccolissimo. “L’acqua e la noce” di Rosario Sparno per le Nuvole di Napoli è un omaggio al Mediterraneo ed ai suoi misteri anche attraverso un’accentuata fisicità mentre strepitosissima si è rivelata “La battaglia dei cuscini” che la Compagnia il Melarancio ha scatenato nelle piazze solleticando gli istinti combattivi di tutti
Nicola Viesti.




ARRIVANO DAL MARE

Edizione di passaggio,possiamo dire,questa trentatreesima di “Arrivano dal mare “, il Festival Internazionale dei Burattini e delle figure che si è tenuta a Cervia dal 7 all' 11 maggio, edizione che, dopo i fasti degli anni ottanta e novanta ed il forzato anticipo al mese di maggio, cerca di dare un nuovo e definitivo assetto a questa manifestazione che nel bene e nel male rimane la più importante del genere in Italia. Due le direzioni che ci pare di intravvedere, tutte due per altro mosse meritoriamente da una ricerca di sinergia con tutte quelle realtà che si muovono in Italia verso questi orizzonti, una seria e partecipata ricognizione sulle arti della tradizione che si innestano sul teatro di figura come la narrazione e una valorizzazione di quello che di vitale nel nostro paese si muove nel campo specifico del teatro d'animazione
Molta parte dell'edizione di quest'anno si è concentrata con l'iniziativa” l 'Alba dei racconti “ ideata e diretta da Sergio Diotti e Mimmo Cuticchio e incentrata come si è detto sulla narrazione.

Infatti se la narrazione si sta dimostrando in netta crisi se non impostata come recupero della memoria,è giusto che essa venga analizzata anche come radice inequivocabile dell'arte popolare e quindi dei burattini e delle marionette. Il festival a tale proposito vi ha dedicato un convegno ed un omaggio all'Iran . culla millenaria di affabulazione , dove tra gli altri abbiamo potuto gustare l'arte di vari narratori “naqqual” tra cui lo straordinario Valollah Tarobi con il suo repertorio basato sul poema epico nazionale Shahnameh , la giovane narratrice Sagi Agili, la compagnia “Apple tree” con i suoi burattini già apprezzati l'anno scorso.
Inoltre in una serata dai risvolti particolari siamo stati presenti alla narrazione del famoso episodio di Ulisse e Polifemo reso celebre da Omero nell'Odissea compiuta da due maestri l'italiano Cuticchio ed il francese Bruno De La Salle . Se conoscendo il maestro siciliano non abbiamo avuto sorprese nell'adesione emotiva alla sua straordinaria narrazione epica ,siamo stati letteralmente rapiti dal racconto del francese, tutto giocato sul ritmo cantilenante della narrazione a cui faceva da contrappunto il battito dei piedi in un connubio stuprfacente dove il dolore del gigante accecato emergeva in tutta la sua potenza.
Ma la narrazione è stata scandagliata anche in rapporto agli oggetti con alcuni artisti italiani come Sergio Diotti,Francesco Mattioni,Paola Serafini,Lui Angelini e Marco Renzi e con le performances di giovani allievi comeArianna Di Pietro e Flavia d'Aiello. Certo il teatro di figura, non è stato dimenticato e ha avuto il suo apice nei due spettacoli di Arrivano dal Mare di cui abbiamo già parlato “Pulcinella e la notte di San Giovanni” realizzato con il gruppo catalano Pa Sucat e “Pulcinella a quattro mani” con Luca Ronga e Gaspare Nasuto,spettacolo quest'ultimo che possiamo ben dire segna una svolta nel teatro di figura italiano per la capacità dei due artisti di interagire all'interno di due differenti baracche in modo perfetto realizzando un unicum ritmico veramente eccezionale.
Ma abbiamo visto spettacoli significativi anche nelle altre sezioni del festival,la cui parte preponderante era occupata dalla vetrina italiana del teatro di figura, giunta ormai alla terza edizione, e che, nelle intenzioni di Franco Belletti e della giuria , nelle prossime edizioni dovrebbe approdare in Piemonte ed in altre regioni.

La storia del cattivo principe Ildebrando, divenuto per aridità di cuore una bestia,in questo caso un povero cane, preso a bastonate da tutti e che, come spesso accade, dopo essere amato , ritornerà un essere umano migliore di prima , è raccontata in” La bestia e la bella “ attraverso una dovizia di mezzi e di tecniche con il raro gusto del teatro totale dai fiorentini del Teatrombria. Uno spettacolo composito quello di Grazia Bellucci dove pupazzi burattini ed ombre concorrono a formare una creazione divertente e di raffinata fattura. La giovane compagnia aquilana Stultiferanavis in” Visioni contemporanee della marionetta”, attraverso un percorso lezione diviso in varie stazioni, intende ammaestrare il pubblico sulla marionetta e sulle sue varie interpretazioni, tra ovvietà disarmanti e curiose esemplificazioni che utilizzano il video, il teatro di figura e l'arte figurativa, si consuma l'operazione di per sé coraggiosa e non peregrina che aquisterebbe a nostro avviso un diverso spessore ed una maggiore credibilità se fosse proposta in modo meno accademico e con qualche filo di ironia in più .E' comunque meritorio che una giovane compagnia abbia intrapreso un simile percorso misurandosi con le varie e immaginifiche suggestioni provenienti dalla marionetta.
Dopo il felice esito di “A Brema “ Il Melarancio in “Famelicolupo, ovvero come ti mangio i tre porcellini”, riprova con successo a misurarsi attraverso pupazzi e burattini con una celebre fiaba che alla fine risulta essere un divertissement sul tema del mangiare e dell'essere mangiato con protagonista un simpaticissimo lupo alle prese con diversi animali ma soprattutto con i tre porcellini,quei tre porcellini. Essendo ancora all'inizio del percorso il ritmo dello spettacolo non è ancora ben dosato ed il personaggio non ha ancora acquisito la sua giusta dimensione tra caricatura e realismo, ma possiamo già pronosticare allo spettacolo ,data l'estrema godibilità dell'intreccio e la gustosa resa figurativa della scena, un grosso successo. Dopo due spettacoli dedicati nell'alveo dell'opera lirica a “Papagheno “e a “Figaro” per il Teatro Stabile delle Marche , Il regista Fabrizio Bartolucci si misura con una delle opere più complesse dell'intero repertorio melodrammatico”Le nozze di figaro” di Mozart incentrando la narrazione sul personaggio di Cherubino vero emblema della fanciullezza appena abbozzata. Figaro,un ragazzo eternamente innamorato che significativamente Mozart fa interpretare da un mezzosoprano, è in quell'età meravigliosa dove “or di fuoco or sono di ghiaccio”. Dobbiamo dire che i primi dieci minuti dello spettacolo sono davvero folgoranti, con il personaggio ben interpretato dal solito simpaticissimo Sandro Fabiani che si guarda allo specchio,che ha un suo doppio femmina ed è fronteggiato da un vero e proprio baritono ,con un uso veramente curioso dell'immagine su palloni che diventano ora personaggi,ora luna ora giardino. Più impervio il percorso successivo quando lo spettacolo deve fare i conti con una storia che contiene diversi livelli narrativi difficilmente riassumibili e che lo spettacolo a volte affatica ad assimilare , ma dobbiamo dire che l'operazione per altro appena “licenziata “ è coraggiosa ed interessante e con i necessari aggiustamenti ha tutti i numeri per diventare uno spettacolo compiuto ed integrante.

MARIO BIANCHI

IL FAUST DI LUI' ANGELINI
Il teatro di oggetti di Luì Angelini è un teatro alchemico. Non nasce dall’animazione degli oggetti o da una loro antropomorfizzazione, ma è la forza di una parola straordinariamente razionale a spalancare le porte dell’immaginario. È la percezione stessa degli oggetti a trasformarsi, come se questi contenessero nel loro nome o nella loro forma o nel loro uso usuale un frammento necessitante per la storia raccontata. La decontestualizzazione dell’oggetto in chiave umoristica è la sua metamorfosi risolutiva. È come se una nota a piè di pagina prendesse vita, o una didascalia, per supportare l’inanellamento del racconto. Era perciò inevitabile, gioco nel gioco, trasformazione nella trasformazione, che Luì Angelini si misurasse col mito di Faust, il mito alchemico per eccellenza. È quanto è avvenuto al Festival di Cervia, nella notte dedicata al raccontare con figure. Una folgorazione, un gioiello prezioso, un quarto d’ora fulminante che vale un saggio, che concentra una poetica nell’alambicco dell’intelligenza disillusa dal comico.
Alfonso Cipolla


LE SIRENE D’ORO 2008

Il premio “Sirena d’Oro” è il riconoscimento che il Festival Arrivano dal Mare ogni anno attribuisce ad artisti, compagnie, studiosi, operatori culturali, istituzioni e imprese che “abbiano con la loro opera contribuito a promuovere e a illuminare il Teatro di Figura nel mondo”.

Quest’anno la scelta è caduta su Fahime Mirzhaoseimi (Tehran-Iran), Mara Baronti (La Spezia), Alfonso Cipolla (Torino)
Fahime Mirzhaoseimi, giovane donna iraniana, burattinaia e regista teatrale, fondatrice della Compagnia Apple Tree (composta da lei e le tre sorelle), che con la sua attività di studio ed artistica da diversi anni lavora per creare un ponte tra le diverse culture ed espressioni che compongono il patrimonio artistico e di tradizione comune a tutti i continenti, già nel 2007ospite del Festival Arrivano dal Mare!.
Mara Baronti, artista apprezzata e stimata, in Italia e all’estero, tra le prime ad impegnarsi in prima persona, come interprete e studiosa, per il recupero dell’arte della narrazione tradizionale, maestra di tecniche e modalità espressive, padrona di un vastissimo repertorio di storie, favole, racconti che spaziano dai miti greci all’epica medio-orientale passando per le più suggestive tradizioni europee legate all’oralità.
Alfonso Cipolla, docente di Teatro di Figura all’Università di Torino e di Messa in Scena Teatrale al Conservatorio di Alessandria, protagonista di un lavoro di ricerca e promozione del Teatro di Figura come bene culturale tradizionale e come linguaggio teatrale contemporaneo, fondatore insieme a Giovanni Moretti (già Sirena d’Oro) dell’Istituto per i Beni Marionettistici di Grugliasco (Torino).




INCONTRI TEATRALI IN TICINO

Come sempre ricchi di sollecitazioni e di spettacoli interessanti gli “Incontri teatrali”che da quattro anni si tengono in Ticino organizzati dall'omonima associazione con la direzione artistica di Vania Luraschi e Paola Tripoli e che mescolano intelligentemente spettacoli di ricerca e di teatro ragazzi. Quest'anno si sono svolti dal 12 al 15 Aprile tra Chiasso e Lugano con diciassette spettacoli provenienti non solo dall'Italia e dalla svizzera.
Ed infatti tra le proposte più interessanti spicca la kossovara "Mesimi" proveniente da una delle regioni più martoriate dell'Europa con una versione molto particolare de “La lezione” di Jonesco. Il capolavoro del drammaturgo rumeno concede al gruppo Dodona Theater una feroce e dolente rivisitazione in chiave simbolica della storia del proprio paese dove si è consumata una delle più crudeli repressioni degli ultimi anni. Il rapporto di sudditanza squisitamente ma eloquentemente verbale tra una alunna ed il suo insegnante,presente in Jonesco, nello spettacolo è reso sino all'estreme conseguenze con una misura teatrale veramente ammirevole, grazie e soprattutto alla recitazione di Adriana Matoshi e Astrid Kabashi e ad una regia essenziale ma di forte intensità.dovuta a Bekim Lumi. Altri gli spettacoli di ricerca interessanti visti a Lugano, i losannesi del “Theatre en Flammes” hanno presentato “La premiere fois” sorta di sinfonia di luci, di corpi attoniti,di parole che attraverso la confessione di 7 attori che raccontano con diverse lingue e approcci le loro esperienze iniziatiche imbriglia gli spettatori in un'atmosfera rarefatta di pregevole consistenza.
Proseguendo la coraggiosa ricerca per una diversa fruizione dello spazio scenico già apprezzata in “Ghirigori per un lupo nero” e in “La vita:Avvertenze e modalità d'uso” la compagnia ticinese Trikster teatro in “Quasi una preghiera” costruisce questa volta una stanza circolare dentro la quale attraverso undici finestre ventidue spettatori possono vedere “La stirpe di Caino all'opera”, ascoltando attraverso delle cuffie una voce che rimanda a ciò che avviene davanti e dentro di loro. C'è una specie di specchio dunque tra spettatore e attore in un contrasto tra un uomo ed una donna che si fa sempre più forte,che si spoglia man mano di riservatezza e circospezione per sfociare in una lotta senza quartiere. Alla fine però ci sembra che la costruzione dello spazio in questo spettacolo sia più interessante di ciò che avviene sulla scena, dove soprattutto nella seconda parte tutto si fa meno calibrato, esteriore e dove il commento sonoro risulta invadentemente pretenzioso. Diversi i gruppi italiani presenti agli “Incontri teatrali”. Reduci dall'ottima prova di “One reel” il gruppo toscano Zaches , ancora a livello di studio, ha presentato:”Faustus!Faustus! uno spettacolo dedicato al mito di Faust dove si intersecano anche echi di Hoffman e Meyrnick per una performance che conferma l'originalità, almeno in Italia, di uno stile basato sulla forza del movimento di corpi deformati da mashere e pupazzi dalla resa inquietante di spiazzante efficacia.

Due gli spettacoli di impronta comica, I Manicomics in coproduzione con il Sunil con “Brutta canaglia la solitudine”e il Tony Clifton Circus con “Il ritorno di Hula Doll” Il gruppo piacentino, questa volta in collaborazione con il talentuoso regista del ticinese Sunil, Daniele Finzi Pasca, mette al centro della scena due personaggi,Vitalizio e Medoro, sorta di monaci eremiti che per riempire la solitudine della loro esistenza “simulano” di continuo un improbabile miracolo correlato dal tentativo di rapportarsi con verdure ed affini sempre per sconfiggere il silenzio che li circonda. Lo spettacolo è permeato da una comicità sommessa quasi melanconica che avrebbe bisogno a nostro avviso per essere maggiormente incisiva di una drammaturgia più compatta e meno ripetitiva. Comicità surreale,volutamente spezzata , crudele, è invece quella del trio Nicola Danesi De Luca Iacopo Fulgi e Enzo Palazzoni del Tony Clifton Circus che con l'evidente e dichiarata influenza di Leo Bassi , conducono una performance spesso ricca di momenti efficaci. Giocano attraverso situazioni a volte sgradevoli, dialogano con il pubblico spiazzandolo continuamente , bruciano icone creando una comicità estrema dai risvolti paradossali.

Il giovane e promettente gruppo romano” Muta Imago” ha presentato a lugano (a+b)al cubo. Qui il tema della guerra e della sua influenza nefasta sulla vita di tutti i giorni è risolta attraverso un uso sapiente dell'immagine intesa in tutte le sue possibilità e sfaccettature. I due performer chiusi in uno spazio cubico allestiscono lo spettacolo con un uso multiplo di schermi dove soprattutto sono le ombre a farla da padrone,la luce crea una drammaturgia di situazioni,mentre corpi, immagini e suoni d'epoca contestualizzano una storia vera fatta di amore e di morte. A Lugano è stato anche presentato ilo spettacolo vincitore del Festival di Ottobre “Bestie feroci” dei sardi del Teatro dell'Armadio.”Bestie Feroci” è una sorta di blob musicale composto da canzonette,musica colta e popolare che rimanda soprattutto agli anni settanta ed ottanta ed eseguito dal vivo da Fabio Marceddu e Antonello Murgia con grande perizia attraverso differenti registri.
Il contrasto dei modi e del senso con l'aggiunta di parole e cartelli rendono espliciti i mutamenti generazionali e la perdita degli ideali avvenuti nel nostro paese. Lo spettacolo molto godibile nella sua forma scanzonata è tutt'altro che banale ma in questo senso avrebbe bisogno di un maggiore respiro e di una più adeguata drammaturgia di intenti.

Nella parte dedicata al teatro ragazzi le due produzioni più apprezzate sono state il nuovo lavoro della Compagnia Rodisio “La famiglia” già visto a Zona Franca e gli svizzeri dell'eclat Choreographisches Theater che ha messo in scena in uno spettacolo di teatro danza due adulti e sei bambini con esiti di grande poesia.
A Lugano abbiamo visto anche l'ultimo tassello del progetto che Simona Gonella ha condotto con il gruppo foggiano “Cerchio di gesso” dedicato a tre capolavori della letteratura inglese.Dopo la narrazione che era al centro di “Peter Pan”, il gusto dell'immagine stilema preferito per “Alice”, nella terza trasposizione teatrale di un classico della letteratura come “L'isola del tesoro” di Stevenson,la regista milanese ha privilegiato la cadenza dell' Opera rock con risultati convincenti. Le famose avventure del giovane protagonista Jim infatti si svolgono in uno spazio che allude ad un palco da concerto rock e che si trasforma via via in locanda ,in ponte di una nave,in un'isola ovviamente e la vicenda è accompagnata dalle musiche scritte per l'occasione da Gipo Gurrado.
La messa in scena si spinge forse verso troppe direzioni,non sempre sviluppate coerentemente , come per esempio il rapporto tra il ragazzo protagonista ed il mitico Long John Silver , ma abbiamo visto finalmente un teatro che non si accontenta solo di narrare attraverso la forza degli attori e una scenografia efficace una storia ma che vuole interrogarsi sul senso di raccontarla oggi per dei ragazzi , ponendosi il problema sul disvalore del mito negativo con la felice invenzione di metterla al centro di una cornice musicale rock a loro congeniale dove il tesoro è una chitarra elettrica.
La narrazione era presente agli”Incontri teatrali” con due spettacoli, la coproduzione italo svizzera “Topo Federico racconta” dove il narratore italiano Roberto Anglisani e il direttore svizzero Diego Fasolis si confrontano in un duello tra parole e musica davvero intrigante e “Domitilla e la stellla delle parole perse “ dove la brava Stefania Mariani si misura con successo con una storia dai contorni in verità spesso inconsistenti.
MARIO BIANCHI




Figurentheaterfestival di Wels

Per il suo ultimo anno di direzione artistica dell' Internationales Figurentheaterfestival di Wels che si è tenuto nella cittadina austriaca dal 7 al 13 marzo, Trude Kranzl ha voluto proporre quanto di meglio offre a livello europeo, e non solo, il teatro di figura ed il risultato è stato di grande impatto,abbiamo infatti gustato le opere di molti maestri che ci hanno deliziato con le loro performances tutte di alto livello. Neville Tranter dello Stuffed Puppet Theatre che già ci aveva meravigliato a Parma ha qui riproposto in “Vampir”il suo universo, attraverso un personalissimo modo di stare in scena con pupazzi di diversa grandezza, il Figurentheater di Tubingen di Frank Soehnie e i suoi allievi Wilde& Vogel, in stretto rapporto con la musica, hanno offerto al pubblico dello Stadttheater di Wels due spettacoli di grande raffinatezza formale con un immaginario fantastico di dolente intensità ,mentre Christoph Bochdansky con l'evidente aiuto di Gyula Molnar ha trasportato la tradizionale figura di Kasperl in un mondo erotico di sfrenata ed intelligente ironia. Tra le cose più belle viste a Wels dobbiamo anche annoverare la struggente lotta dell'animatore con il bambino angelo del brasiliano Eduardo de Palva Souza e ancora una volta il grande talento dell'inglese Mottram.
Stephen Mottram da cui avevamo già stati ammaliati a Wels dall'assoluto capolavoro” The Seed Carriers”, ha proposto quest'anno due produzioni sempre degli anni novanta “In Suspension” e “Eggbird “ ,quest'ultimo per i ragazzi.
L'incanto della semplicità,potremmo definire molti momenti del maestro inglese. Bastano infatti una decina di fazzoletti o due paperelle che troviamo comunemente in un mercato rionale per creare due momenti di assoluto valore teatrale, deliziosamente piccoli e nello stesso tempo grandiosamente evocativi.

Gli italiani erano presenti con tre formazioni, ClaudioCinelli che con grande successo ha riproposto il suo spettacolo cult"Mani d'opera ", il "Bostik" e "Arrivano dal mare".
Non del tutto riuscito il tentativo di riproporre l'universo del grande pittore Hieronymus Bosch operato da Dino Arru del" Dottor Bostik" con la complicità di Remo Rostagno in “Tentazioni “, progetto a nostro avviso troppo ambizioso che non riesce a restituire tutta la vastità e la complessità dell'immaginario del pittore fiammingo. Piuttosto uno spettacolo funereo sul medioevo con alcuni momenti riusciti come quello della tortura ma che avrebbe bisogno forse di più animatori, uno spazio meno costretto come quello proposto del castello e molte figure più immaginifiche come del resto comunemente accade nei capolavori di Bosh.

“Arrivano dal mare” e la compagnia catalana “Pasucat” hanno proposto a Wels “Pulcinella e la notte di San Giovanni” un felice connubio tra Italia e Catalogna attraverso le suggestioni di una festa, la notte di San Giovanni di cui si trovano echi in molte culture, assai diverse tra loro. E lo spettacolo è una vera e propria festa degli occhi,delle orecchie e del cuore, con Pulcinella che, accompagnato dalla musica dal vivo, si adopera in una baracca a forma di reliquiario nella notte magica del santo a combattere i malefizi di una strega che come accade nel “Sogno di una notte di mezza estate” lo ha trasformato in un asino. La grande ricchezza dello spettacolo sta anche nell'aver fuso in maniera convincente il mondo del Pulcinella romagnolo di Ronga con la vivacità della musica e della iconografia catalana presente fin dall'inizio con i Nans, i grandi mascheroni che ci hanno subito ricordato Els Commediantes.

Tra gli spettacoli per ragazzi abbiamo avuto ancora due piacevoli conferme il tedesco “Lille Kartofler”di Matthias Kuchta con i suoi pupazzi mossi a vista e la svizzera Margrith Gysin che costruisce su di sé un piccolo commovente palcoscenico popolato di animali che coinvolgono in modo appropriato i piccoli spettatori presenti. I due spettacoli possono essere proposti anche in Italiano
Molto bello anche se un poco melanconico è stato l'omaggio che durante la festa finale tutti gli artisti e i presenti hanno tributato a Trude Kranzl per i diciassette anni di direzione del Festival. anche noi ci accomuniamo nel ringraziare questa grande e storica signora del teatro austriaco che ci ha aperto con grande competenza e umanità mondi e maestri che forse non avremmo mai conosciuto
MARIO BIANCHI





“Visioni di Futuro, Visioni di Teatro”

“Visioni di Futuro, Visioni di Teatro”, Il festival internazionale di teatro e di cultura per la prima infanzia che si tiene ogni anno a Bologna alle soglie della Primavera,organizzato al Teatro Testoni dalla Cooperativa La Baracca, ha il grande merito di gettare uno sguardo d'insieme, anche internazionale, sul teatro rivolto agli spettatori più piccoli, un teatro che almeno nel nostro paese, per motivi di vario genere, stenta ad essere valorizzato nella sua giusta e doverosa dimensione.

Anche quest'anno dal 2 al 9 marzo nel capoluogo emiliano si sono snodate moltissime iniziative che non hanno riempito solo gli spazi del Testoni ma che si sono spostate nelle scuole cittadine, coinvolgendo artisti ed educatori anche attraverso dibattiti, inconri e workshops. Per quanto riguarda le esperienze internazionali quest'anno il Festival si è occupato della Svezia con quattro spettacoli assai diversi tra loro ma accomunati dall'età degli spettatori che non ha superato i sei anni.
Tra i meriti dell'edizione di quest'anno,almeno nei giorni che l'abbiamo frequentata, vi è stata la volontà di riproporre un repertorio di spettacoli italiani che hanno rappresentato per anni la punta di diamante di un teatro per ragazzi di altissima qualità e di grande sperimentazione. E così ancora una volta abbiamo dovuto fare i conti con l'oggi.
Davanti infatti a spettacoli storici come“La bambola in tasca” delle Briciole , “Cantico del nascere” di Nautai e l'esemplare “Babele” dei Piccoli Principi tutta la tremenda noia sopportata precedentemente davanti a chili di parole senza un minimo di riverbero teatrale,alle elucubrazioni "new age" sui frutti della terra, agli sgangherati bamboleggiamenti di inpropabili avventure, si è sciolta davanti all'antico stupore di un teatro che ha bisogno di poco per incantare.Ci è bastato gustare in perfetta sintonia con i bimbi presenti in sala tutti i brividi di emozione del leggero e meraviglioso streap tease di Biancaneve dello spettacolo di Libertini per riconciliarci pienamente con il teatro.
A Bologna per la verità ci siamo anche trovati di fronte ad una nuova produzione di eccellente qualità,lo spettacolo presentato dai padroni di casa”Tutta un'altra luce” e realizzato,non è un caso,dall'equipe tecnica. Qui la luce racconta,si fa personaggio,crea suggestioni,svela e nasconde mondi ed emozioni,duetta con la danza in una performance di grande fascino.A volte traspare un eccessivo compiacimento e lo spettacolo necessita di qualche aggiustamento ma lo stupore e la meraviglia spesso riempie gli sguardi degli spettatori di tutte le età. “Tutta un'altra luce” coreografato da Sofia Quagliotto e recitato da Luciano Cendou rappresenta anche un riuscito connubio tra teatro e danza, dove quest'ultima finalmente non è mera appendice ma vera e propria protagonista dello spettacolo.
MARIO BIANCHI





"FIGURE" A PARMA

Si può dire riuscitissima la maratona di teatro di figura “Figure”,organizzata dal Teatro delle Briciole fondazione Solares ,svoltasi a Parma al Teatro al Parco Sabato 12 Gennaio, sia per la qualità delle proposte presentate dalle 18 sino a notte fonda , sia per la grande partecipazione di persone, soprattutto giovani, che hanno affollato tutti gli spettacoli proposti. Partecipazione grande e composita che testimonia come la diceria che il teatro di figura sia essenzialmente teatro di nicchia e per bambini sia fuorviante e come l'abitudine a queste manifestazioni sia il toccasana necessario per smentirla definitivamente.
Momento topico della serata è stata l'esibizione del celebrato maestro australiano Neville Tranter della compagnia olandese “Stuffed Puppet Theatre” che ha trasportato gli spettatori nel torbido mondo dei vampiri con uno spettacolo di grande impatto emotivo.”Vampyr” è uno spettacolo dove ogni cosa funziona a meraviglia dal testo poeticamente ironico e accattivante ai grandi e significanti pupazzi mossi e “interpretati” con suggestiva e distaccata perfezione da Tranter. La bellezza precipua dello spettacolo consiste nel fatto che non vi sono artifizi di sorta ma che tutto l'incanto sia legato nella più assoluta semplicità alle armi del rapporto privilegiato tra animatore e figura.
La manifestazione era iniziata con il Teatro Alegre di Damiano Privitera e Georgina Castro Kustner che con “Marionette in cerca di manipolazione “ realizzano con i loro burattini a vista tre quadri di divertente e melanconica poesia, ci pare però che l'indiscussa tecnica acquisita dal gruppo piemontese possa essere messa al servizio di un universo più compatto non fatto solo di numeri soprattutto circensi e il primo notevole quadro che vede protagonista Pulcinella alle prese con i suoi inprescindibili desideri nell'universo asettico della quotidianetà va a nostro avviso in questa direzione.
Pulcinella è stato protagonista anche dello spettacolo di Gianluca Di Matteo, guarratellaio di ultima generazione di cui abbiamo già più volte steso le lodi ma che in “85 le anime del purgatorio” costruisce uno spettacolo dalla drammaturgia assai confusa che nella seconda parte si avventura su diversi piani di visione, mescolando troppo le carte di una creazione che pur nella prima contiene momenti assai godibili. Curiose ed intriganti le altre proposte della maratona, dalle macchine sonore di Alain De Filippis alle commoventi memorie di Maura Ferrari che con l'aiuto di Remo Melloni ha reso vive le figure dei suoi familiari illustri e venerati maestri,sino al divertente Circo delle pulci di Chiara Trevisan.
E nella notte ancora un momento di stupore alla vista da un piccolo pertugio de”Le gran theatre mecanique de Nino” giocattolo portentoso ricostruito da Alain Richet che miniaturizza alla perfezione un teatro all'italiana spettatori,tecnici e spettacolo compreso.
“Figure” è terminata con “Vite senza fine” l'ultimo spettacolo che Gigio Brunello ha realizzato con Giulio Molnar. La baracca non esiste più ,su alcuni tavoli rivive un paese con i suoi abitanti,il Villaggio San Marco degli operai di Porto Marghera e del Petrolchimico.
Ci sono le case,la chiesa,il fiume e una fabbrica sotterranea.Ma non solo, tramite statuine tra essi si muovono anche gli abitanti del paese, l'operaio,il prete,il postino,l'infermiera,il cane,lo studente. Brunello racconta un mondo che non c'è più dove la manualità era tutto,attraverso un meccanismo di narrazione e una drammaturgia che annullando sapientemente il bozzettismo e la retorica incastra le varie storie svelando tutte le variegate possibilità del "sapere operaio" con tutta la creatività, la forza sociale e civile che esso contiene.
MARIO BIANCHI



 
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